22 ottobre 2005 - Supereva news
Cub,
Sincobas, Sult, Cib-Unicobas, Usi e Cnl: ''80mila in corteo a Roma''
Tfr, sindacati di base: ''Oltre un
milione ha aderito allo sciopero''
Tiboni (Cub): ''E' una grande vittoria nella lotta per rimettere
i soldi in tasca ai lavoratori e impedire lo scippo del Tfr''
Roma - I sindacati di base cantano vittoria. Allo sciopero di
8 ore proclamato da Cub, Sincobas, Sult, Cib-Unicobas, Usi e Cnl ha aderito
oltre 1 milione di persone e in 80 mila sono scesi in piazza. ''E' una grande
vittoria del sindacalismo di base che lotta per rimettere i soldi in tasca ai
lavoratori e impedire lo scippo del Tfr'', commenta Piergiorgio Tiboni,
coordinatore nazionale Cub. ''Un grande corteo organizzato dalla Cub
e dal sindacalismo di base - dice - ha riempito le vie di Roma. Siamo partiti in
30-40mila anche a causa di tanti pullman rimasti bloccati un po' in tutta Italia
per arrivare alla fine del percorso in almeno 80 mila''. Un corteo che ha visto
sfilare ''migliaia e migliaia di persone tra cui anche i migranti, i marittimi
della Corsica, gli studenti e molti responsabili rsu della Cgil che dissentono
dallo sciopericchio proclamato dal loro sindacato e hanno manifestato oggi per
cambiare davvero rotta''.
''E' una grande vittoria del sindacalismo di base - ribadisce Tiboni - che vede
sempre maggiori adesioni da parte di masse di lavoratori stanche di venir prese
in giro. Malgrado il black out di molti grandi media e malgrado la precettazione
di Lunardi che ha impedito di scioperare ai lavoratori dei trasporti urbani,
ferroviari e aerei l'adesione è stata davvero ampia. E' evidente ormai che
questa grande adesione viene anche per tentare di impedire lo scippo del Tfr.
Quello dei lavoratori è un rifiuto netto. Mentre governo, sindacati, banche e
assicurazioni lottano per spartirsi la torta, i lavoratori il loro Tfr se lo
vogliono tenere e noi siamo gli unici che chiediamo il ritiro del decreto''.
''Lo sciopero è riuscito perché vogliamo incidere sulle politiche sociali ed
economiche e ottenere risultati di carattere generale. Questo non è stato uno
sciopero rituale di protesta - spiega ancora Tiboni - ma il momento culminante
di una mobilitazione costruita dal basso che rivendica un vero e proprio
programma di politica economica e sociale, totalmente alternativo alle politiche
liberiste, e che ha come parola d'ordine la ridistribuzione del reddito a favore
dei ceti popolari. Ridistribuire il reddito a favore di lavoratori pensionati e
precari è la priorità''.
Per il sindacalismo di base, ''per rilanciare l'economia italiana è necessario
dunque prendere una direzione completamente diversa, perché sono le politiche
liberiste che hanno reso precaria l'esistenza di milioni di persone molte delle
quali non solo non riescono ad arrivare alla quarta settimana ma neanche alla
terza. Per rimettere in piedi l'economia non serve dare più soldi alle imprese
come vuole anche questa finanziaria ma ridistribuire il reddito per rimettere in
moto i consumi''.
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22 ottobre 2005 - Il Manifesto
Sciopero «di base», in 50.000 a Roma
Sciopero generale e manifestazione nazionale, ieri, indetti
dai sindacati di base Cub-RdB, Unicobas, Sincobas, Sult, Cnl, Usi-Ait. Contro la
riforma previdenziale e lo «scippo del tfr», per il ripristino della scala
mobile e l'abolizione della legge 30
di FRANCESCO PICCIONI
Non è stato per niente facile, ma alla fine ci sono
riusciti. Lo sciopero generale nazionale dei sindacati di base - Cub-RdB,
Unicobas, Cnl, Sult, Usi-Ait, Sincobas - si è svolto regolarmente e
cinquantamila persone hanno manifestato a Roma. Neppure la pioggia è riuscita a
guastare troppo l'iniziativa. L'iter, invece, era stato davvero travagliato. I
media - lamentano con ragione gli organizzatori - hanno steso un velo di
silenzio sulla scadenza. Anzi, quando tre giorni fa il ministro Lunardi ha
deciso la precettazione dei lavoratori nei trasporti pubblici (autoferrotranvieri,
ferrovie, aerei, ecc), molte testate ne hanno tratto la conclusione che «lo
sciopero non c'era più». Le ultime due giornate sono così trascorse nel
frenetico rincorrere tutte le situazioni per «controinformare» il più
possibile e confermare la mobilitazione.
Si era verificato quanto temeva Pierpaolo Leonardi, uno dei coordinatori
nazionali della Cub: precettati i trasporti, venivano meno le categorie «mediaticamente»
più visibili perché capaci di incidere sulla mobilità quotidiana di tutti i
cittadini. Alcune amministrazioni pubbliche, ci viene riferito, avrebbero
apertamente cavalcato la precettazione per «avvertire» i dipendenti che lo
sciopero era stato
Complicato anche arrivare a Roma per manifestare. Da Bologna denunciano che le
ferrovie avevano all'ultimo momento cancellato un treno speciale (debitamente
prenotato e pagato), invitando gli aspiranti manifestanti ad arrangiarsi con le
corse normali (naturalmente già strapiene). Solo dopo un acceso confronto con i
dirigenti delle ferrovie venivano messi a disposizione alcuni pullman con cui
raggiungere la capitale. Stesse disfunzioni vengono denunciate da altre località,
soprattutto del nord Italia. La riprova la si è avuta in mattinata quando, a
manifestazione partita, in zona stazione Termini continuavano a formarsi gruppi
di persone appena scese dai treni in ritardo o dalla metropolitana dopo un
viaggio in pullman.
Il corteo si è andato così arricchendo di partecipazione mano a mano che
percorreva le strade, sotto una pioggia a tratti anche intensa. Striscioni,
cartelli e slogan erano incentrati in prevalenza sulla questione del «trattamento
di fine rapporto» (il tfr, o la «liquidazione») e sull'impossibilità di
sopravvivere decentemente con gli attuali livelli salariali («A fine stipendio
senza troppo mese»). Ma anche altri temi sociali hanno trovato ampio spazio,
come chi portava la scritta «Contro Cofferati, siamo tutti lavavetri». Il
sindaco diessino di Bologna, solo tre anni fa nel cuore della folle, è stato
uno dei bersagli più citati: «Le baracche non sono di sinistra, ma neanche le
ruspe», a proposito della giustificazione usata per abbattere alcuni campi
nomadi.
Grande, comprensibilmente, la soddisfazione degli organizzatori. Magari non
saranno stati gli 80mila che citati a un certo punto da Piergiorgio Tivoni,
altro coordinatore nazionale della Cub e figura storica del sindacalismo
milanese; ma di certo «è una grande vittoria del sindacalismo di base che
lotta per rimettere i soldi in tasca ai lavoratori e impedire lo scippo del tfr».
La legge delega per la «riforma» del sistema previdenziale è qui contestata
senza mediazioni. Non interessa neppure la differenza tra l'affidamento del tfr
ai «fondi chiusi» (gestiti da imprese e sindacati confederali) e polizze
assicurative individuali (come piacerebbero tanto al patron di Mediolanum,
casualmente anche presidente del consiglio). «Governo, sindacati, banche e
asscurazioni - ha detto Tiboni - lottano per spartirsi la torta, mentre i
lavoratori il loro tfr se lo vogliono tenere». E in effetti i pochi sondaggi
condotti sull'argomento mostrano maggioranze schiaccianti a favore del
mantenimento della situazione attuale.
Silenzio completo sullo sciopero e la manifestazione anche dal «palazzo» e dai
partiti. Solo da Rifondazione di è alzata la voce del senatore Gigi Malabarba -
ex operaio dell'Alfa di Arese e leader dello Slai-Cobas - a chiedere «una nuova
scala mobile». Critico anche lui verso lo «sciopericchio di Cgil, Cisl e Uil
tra un mese, con obiettivi generici e a finanziaria già fatta». Un
atteggiamento cauteloso (ma probabilmente anche inefficace) che Malabarba
accomuna al procedere del centrosinistra «che punta sul logoramento di
Berlusconi, guardandosi bene dal costruire una mobilitazione si massa su
contenuti sociali». Quando i «grandi» stanno fermi, insomma, i sindacati di
base vanno a riempire il vuoto di iniziativa. Perché le condizioni di vita,
pare, sono tuttora più importanti dei tatticismi politico-elettorali.
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22 ottobre 2005 - Liberazione
Sei sigle del sindacalismo di base hanno aperto ieri
la stagione degli scioperi autunnali. «Reddito per tutti e per tutte»
Roma, in piazza contro la finanziaria
di Fabio Sebastiani
«Contro la finanziaria di Tremonti lotta dura e senza sconti».
Le sei sigle del sindacalismo di base (Cub-Rdb,
SinCobas, Sult, Unicobas, Usi e Cnl) che ieri hanno aperto la stagione degli
scioperi autunnali possono dirsi soddisfatte. Anche se il ministro Lunardi ha
precettato tutto il comparto dei trasporti, il black out dei mass-media il
maltempo e il traffico ritardato l'arrivo di diversi pullman, il grande
serpentone di gente che si è allungato per tutta via Cavour urlando slogan
molto duri contro governo, assicurazioni e legge Bossi-Fini ha fatto la sua
figura. Secondo gli organizzatori il bilancio di fine giornata è di 80 mila
persone in piazza e più di un milione che hanno aderito allo sciopero generale
di otto ore.
«Una grande vittoria del sindacalismo di base che lotta per rimettere i soldi
in tasca ai lavoratori e impedire lo scippo del Tfr», dice Pier Giorgio Tiboni,
coordinatore nazionale della Cub. «Dopo diversi anni - ha
commentato Pierpaolo Leonardi, coordinatore nazionale delle Rappresentanze
di base
- oggi è stata l'occasione per tornare a organizzare una manifestazione
unitaria del sindacalismo di base».
Il primo sciopero «non rituale» pone una priorità irrinunciabile: la
redistribuzione del reddito a favore di lavoratori, pensionati e precari. Era
scritto su molti striscioni, con la premessa: "la finanziaria che
vogliamo". Un corteo popolare, di gente vera che ha urlato a squarciagola
la propria rabbia contro chi vuole scippargli il trattamento di fine rapporto,
oppure metterli in mezzo a una strada con uno sfratto esecutivo o, peggio
ancora, costringerli a un lavoro precario. «Berlusconi ha detto che non ci
metterà le mani in tasca. E ci credo - tuona Marco, da Milano - per fare una
rapina le mani bisogna metterle sulla pistola altrimenti è furto con destrezza».
A Daniele, delegato Cub, le "mani in tasca" gliele ha messe il capo
del personale della Marzotto lasciandoci una lettera di licenziamento. Sulla
vicenda delle delocalizzazioni il signor Daniele si è impegnato un po' troppo e
l'azienda ha pensato bene di allontanarlo. La settimana prossima ci sarà la
prima udienza del ricorso. Grande striscione della Rdb-Università che
dal prossimo anno, grazie al titolo di sindacato rappresentativo, potrà
partecipare alle trattative contrattuali. «Ormai nel mondo accademico più del
quaranta per cento del personale si trova con un contratto precario - dice
Orazio Maccarone. Il punto è che la lotta contro la precarietà andrebbe
generalizzata, ma i ricercatori fanno fatica ad uscire dalla logica del percorso
individuale». Per il coordinatore nazionale della Cub scuola Cosimo Scarinzi il settore della
scuola «ha aderito in maniera consistente allo sciopero e alla manifestazione».
«Oltre a sostenere gli obiettivi generali - sottolinea il sindacalista - i
lavoratori della scuola esprimono contrarietà alla riforma Moratti e ai
contenuti contrattuali che prevedono aumenti retributivi modesti in cambio
invece di consistenti tagli agli organici. Noi - conclude Scarinzi - chiediamo
l'immediata immissione in ruolo dei precari e il ritiro, senza se e senza ma,
della riforma».
Nel mirino del corteo non solo il presidente del Consiglio con slogan tipo «Silvio
Berlusconi facci sognare parti volontario e non tornare», ma anche il sindaco
di Bologna Sergio Cofferati, ritratto in costume alla guida di una scavatrice.
"Fermiamolo, le baracche non sono di sinistra ma neanche le ruspe". E
poi, "Cofferati, siamo tutti lavavetri". Dal comune di Bologna a
quello di Roma, la protesta delle maestre di nidi e materne. «Il nostro orario
di lavoro è sottoposto a una flessibilità estrema, e tutto per risparmiare
sull'impiego delle supplenti. Risultato, peggioramento del servizio».
Al corteo hanno partecipato lavoratori provenienti da tutta Italia, con folti
gruppi dalla Sicilia, dalla Campania, dalla Liguria. Erano presenti inoltre
rappresentanti di tutti i settori, dai tessili al pubblico impiego, dalla scuola
ai metalmeccanici, con una forte delegazione dei lavoratori Fiat di Cassino. «Alla
nostra chiamata - commenta Paolo Sabbatini, coordinatore del SinCobas - il Paese
ha risposto al di sopra delle nostre aspettative. Nonostante il maltempo e
nonostante sia stata negata la protesta dei lavoratori dei trasporti, eravamo
oltre cinquantamila», tra i quali una delegazione di circa 150 lavoratori
immigrati.
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22 ottobre 2005 - La Libertà
In piazza contro la riforma del Tfr
Cinquantamila persone hanno aderito alla
protesta dei sindacati di base
di Antonella Fantò
ROMA - «A fine stipendio avanza troppo mese». Dietro a
questo striscione hanno manifestato i Sindacati di base, per protestare contro
la politica economica del governo e contro la riforma del TFR, il trattamento di
fine rapporto, oggetto in questi giorni delle accuse del presidente del
Consiglio.
Secondo gli organizzatori erano in 50.000 a sfilare per le strade di Roma,
pacificamente, da Piazza della Repubblica fino a Piazza Navona. Gli slogan più
urlati sono stati contro la finanziaria e ancora: «Il TFR non si tocca, lo
difenderemo con la lotta».
Cub, Cobas, Rdb, Unicobas, Sin-cobas, Usi e Cnl: queste sono le sigle
che hanno aderito alla manifestazione. Mancavano invece i lavoratori del
trasporto urbano, ferroviario e aereo, precettati dal ministro per le
Infrastrutture Pietro Lunardi . La precettazione è stata presa come
un'intimidazione nei confronti dello sciopero, un boicottaggio dell'appuntamento
voluto anche dai media che non avrebbero dato risonanza all'evento. Non è
mancata la polemica anche nei confronti dei sindacati confederali.
Paola Palmieri del coordinamento nazionale del Cub
ha detto che «si sta negando ai lavoratori il diritto di manifestare al di
fuori dei sindacati confederali. Cgil Cisl e Uil continuano ad esercitare un
monopolio sia nel settore pubblico che privato».
Secondo i Cobas in tutta Italia hanno aderito alla protesta un milione e
duecentocinquantamila persone, compresi i dipendenti della scuola. Secondo il
ministero della pubblica istruzione invece nelle 4745 scuole prese a campione
hanno scioperato 6361 dipendenti su 442.580 in servizio, cioè l'1,43 per cento
del personale scolastico. Secondo i Cobas comunque la riforma del TFR è un
affare da 13 miliardi di euro. I sindacati confederali vogliono gestire una
parte del patrimonio, dicono i sindacati di base, con i fondi chiusi (ma non
hanno ottenuto alcuna fiscalità di vantaggio, n.d.r.), mentre il partito delle
assicurazioni vuole liberalizzare e basta.
Le compagnie di assicurazioni fanno propria l'asserzione di Silvio Berlusconi
che chiede la libertà di scelta per i lavoratori, dal primo momento. Secondo Il
ministro del welfare Roberto Maroni , invece, le compagnie di assicurazione
vogliono solo avere mano libera sui soldi che vengono loro affidati e si
vogliono sottrarre ai controlli della Covip.
«Non ci sentiamo né più forti, né meno forti: secondo noi la condizione
essenziale è che che ci sia libertà di scelta». Lo ha affermato ieri il
presidente dell'Ania, l'associazione delle compagnie di assicurazione, Fabio
Cerchiai , alludendo alle modifiche al decreto che vuole il presidente del
consiglio. Cerchiai ha annunciato di essere in attesa di una convocazione da
parte di Maroni al quale è stato chiesto un incontro. Le compagnie di
assicurazioni, tra le quali figura Mediolanum di proprietà del presidente del
consiglio, chiedono anche uno slittamento dell'entrata in vigore della legge
perché le compagnie non avrebbero il tempo di adeguarsi alle nuove normative e
ai controlli della Covip.
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22 ottobre 2005 - Il Giornale di Vicenza/L'Arena
Mentre l’Ania rilancia il no alle scelte del
governo, scendono in piazza le sigle non confederali eccetto la Cobas
Previdenza bloccata e protesta sul Tfr
Le organizzazioni di base contro il decreto e il precariato
Roma - L’Ania rilancia il no al decreto attuativo voluto
dal ministro Roberto Maroni dopo aver sollevato il problema di una insufficiente
copertura finanziaria. E i sindacati di base scendono sul piede di guerra. Basta
alla precarietà, no alla riforma del tfr e impegno per il diritto al reddito e
la redistribuzione della ricchezza. Ecco le ragioni dello sciopero generale
organizzato ieri che ha portato in piazza a Roma oltre 50 mila lavoratori. Nelle
fabbriche, nelle scuole, negli uffici, secondo le prime stime, circa il 15% dei
lavoratori, cioè oltre un milione, ha incrociato le braccia. «Dopo diversi
anni - ha commentato Pierpaolo Leonardi, coordinatore nazionale del Cub - oggi è stata l’occasione per tornare a organizzare una
manifestazione unitaria del sindacalismo di base».
Alla protesta, in effetti, erano presenti tutte le sigle dei sindacati di base,
dall’Unicobas (presente nella scuola) alla Sincobas (meccanici), dall’Usi-Ait
al Cub, dal Sult e al Cnl.
Unica grande organizzazione assente è stata il Cobas, che sembra invece aderirà
alla protesta del 25 novembre programmata dai sindacati confederali. La riforma
del tfr, con un no forte ai fondi chiusi, è stato il tema principe di ieri. Ma
la protesta è nata soprattuto per far sentire la voce del sindacalismo di base
in tutti i temi caldi del lavoro. «La manifestazione - chiarisce Leonardi -
testimonia la disponibilità ampia del settore a battersi sulle questioni
fondamentali del lavoro».
Al corteo organizzato a Roma hanno partecipato lavoratori provenienti da tutta
Italia. Erano presenti inoltre rappresentanti di tutti i settori, dai tessili al
pubblico impiego, dalla scuola ai metalmeccanici, con una forte delegazione dei
lavoratori Fiat. «Alla nostra chiamata - commenta Paolo Sabbatini, coordinatore
del SinCobas - il Paese ha risposto al di sopra delle nostre aspettative. A
Roma, nonostante il maltempo e nonostante sia stata negata la protesta dei
lavoratori dei trasporti, eravamo oltre cinquanta mila», tra i quali una
delegazione di circa 150 lavoratori immigrati.
Anche la partecipazione allo sciopero ha lasciato soddisfatti le sigle del
sindacalismo di base. Le prime stime parlano di oltre un milione di lavoratori.
Buona la percentuale dei dipendenti della scuola che, secondo Stefano
D’Errico, segretario nazionale dell’Unicobas, hanno incrociato le braccia.
«È ancora presto per avere dati certi - spiega il sindacalista - ma reputiamo
che in tutto il Paese l’adesione nei vari settori, che è stata capillare, è
stata intorno al 15%, con punte del 40% in alcune aree metropolitane».
Intanto a Melfi si profila la firma di un’ipotesi di accordo da sottoporre a
referendum fra i lavoratori, così da ottenere il «via libera» alla
conclusione dell’ intesa. Ecco la proposta per sbloccare la trattativa fra
Fiat e sindacati sui turni e il futuro dello stabilimento di Melfi (Potenza),
dove si produce la Grande Punto.
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22 ottobre 2005 - Gazzetta del Mezzogiorno
A Roma, nonostante il maltempo, 50mila persone contro
precarietà e riforma
Tfr, sindacati di base in piazza stop di
un milione di lavoratori
ROMA - Basta alla precarietà, no alla riforma del tfr e
impegno per il diritto al reddito e la redistribuzione della ricchezza. Sono le
ragioni dello sciopero generale organizzato dai sindacati di base che ha portato
in piazza a Roma, nonostante il maltempo, oltre 50mila lavoratori. Nelle
fabbriche, nelle scuole, negli uffici, secondo le prime stime, circa il 15% dei
lavoratori, cioè oltre un milione, ha incrociato le braccia. «Dopo diversi
anni - ha commentato Pierpaolo Leonardi, coordinatore nazionale del Cub
- è stata l'occasione per tornare a organizzare una manifestazione unitaria del
sindacalismo di base». Alla protesta, in effetti, erano presenti tutte le sigle
dei sindacati di base, dall'Unicobas (presente nella scuola) alla Sincobas
(meccanici), dall'Usi-Ait al Cub, dal Sult e al Cnl. Unica grande
organizzazione assente è stata il Cobas, che sembra invece aderirà alla
protesta del 25 novembre programmata dai sindacati confederali. La riforma del
tfr (ieri nel Consiglio dei ministri non se ne è parlato), con un no forte ai
fondi chiusi, è stato il tema principe. Ma la protesta è nata soprattuto per
far sentire la voce del sindacalismo di base in tutti i temi caldi del lavoro.
«La manifestazione - chiarisce Leonardi - testimonia la disponibilità ampia
del settore a battersi sulle questioni fondamentali del lavoro. Questioni che
devono essere messe al centro della politica». Al corteo organizzato a Roma
hanno partecipato lavoratori provenienti da tutta Italia, con folti gruppi dalla
Sicilia, dalla Campania, dalla Liguria. Erano presenti inoltre rappresentanti di
tutti i settori, dai tessili al pubblico impiego, dalla scuola ai
metalmeccanici, con una forte delegazione dei lavoratori Fiat. «Alla nostra
chiamata - commenta Paolo Sabbatini, coordinatore del SinCobas - il Paese ha
risposto al di sopra delle nostre aspettative. A Roma, nonostante il maltempo e
nonostante sia stata negata la protesta dei lavoratori dei trasporti, eravamo
oltre cinquanta mila», tra i quali una delegazione di circa 150 lavoratori
immigrati. Anche la partecipazione allo sciopero ha lasciato soddisfatti le
sigle del sindacalismo di base. Le prime stime parlano di oltre un milione di
lavoratori. Buona la percentuale dei dipendenti della scuola che, secondo
Stefano D'Errico, segretario nazionale dell'Unicobas, hanno incrociato le
braccia. «E' ancora presto per avere dati certi - spiega il sindacalista - ma
reputiamo che in tutto il Paese l'adesione nei vari settori, che è stata
capillare, è stata intorno al 15%, con punte del 40% in alcune aree
metropolitane». Qualche polemica da parte dei sindacati arriva infine sul modo
in cui i media hanno seguito l'evento: l'oscuramento nei giorni scorsi è stato
definito «pressochè totale».
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22 ottobre 2005 - La Provincia
la protesta - Tfr e precarietà In piazza a Roma
50mila autonomi
ROMA - Basta alla precarietà, no alla riforma del tfr e
impegno per il diritto al reddito e la redistribuzione della ricchezza:sono le
ragioni dello sciopero generale organizzato ieri dai sindacati di base che hanno
portato in piazza a Roma, nonostante il maltempo, oltre 50 mila lavoratori.
Nelle fabbriche, nelle scuole, negli uffici, secondo le prime stime, circa il
15% dei lavoratori, cioè oltre un milione di persone, ha incrociato le braccia.
«Dopo diversi anni - ha commentato Pierpaolo Leonardi, coordinatore nazionale
del Cub - è stata l'occasione per tornare a organizzare una
manifestazione unitaria del sindacalismo di base». Alla protesta, in effetti,
erano presenti tutte le sigle dei sindacati di base, dall'Unicobas (presente
nella scuola) alla Sincobas (meccanici), dall'Usi-Ait al Cub,
dal Sult e al Cnl. Unica grande organizzazione assente è stata il Cobas, che
sembra invece aderirà alla protesta del 25 novembre programmata dai sindacati
confederali. La riforma del tfr, con un «no» forte ai fondi chiusi, è stato
il tema principe di ieri. Ma la protesta è nata soprattutto per far sentire la
voce del sindacalismo di base in tutti i temi caldi del lavoro.
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22 ottobre 2005 - Il Gazzettino
Udine - Partecipazione allo sciopero scuola
Udine - «Anche nella nostra provincia lo sciopero generale
della scuola ha visto una significativa partecipazione da parte del personale
docente ed Ata» afferma Mauro De Agostini del coordinamento regionale del Cub
scuola. «In mattinata una delegazione friulana ha partecipato, insieme agli
altri lavoratori pubblici e privati, alla manifestazione nazionale a Roma e la
mobilitazione proseguirà con nuove iniziative nei prossimi mesi». La protesta
indetta da Cub, Usi-Ait, Cib, Unicobas, Sincobas, Sult e Cnl riguardava
anche il settore sanitario ma l'impressione è stata quella di una bassa
partecipazione in corsia: all'Ospedale S.Maria di Udine nella mattinata
risultavano 41 aderenti su 2923 dipendenti, pari all'1.4 per cento (si trattava
ancora di un dato provvisorio, dato che si lavora a turni e non tutti si erano
ancora recati a prendere servizio).
Quanto ai trasporti, dopo la precettazione da parte del ministro, gli
autoferrotranvieri erano stati invitati a lavorare con un nastro nero al braccio
e quelli liberi dal servizio hanno dato vita a un presidio a Trieste.