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SIEMENS: SCIOPERO NAZIONALE;
SINDACATI, NO A CESSIONI CUB E CGIL CHIEDONO
INCONTRO CON DIREZIONE MULTINAZIONALE MILANO - Giornata di mobilitazione oggi dei lavoratori di
tutto il Gruppo Siemens contro il ''mancato rispetto degli impegni
sull'occupazione, i progetti di esternalizzazione in corso e i piani di
ristrutturazione a livello europeo''. I sindacati confederali e la
FLMUniti-Cub hanno indetto due ore di sciopero nazionale che si stanno svolgendo
in orari e con modalita' diverse nei singoli stabilimenti. Le ore di
sciopero sono salite a quattro nello stabilimento di Cassina de' Pecchi
(Milano), dove e' stata avviata una procedura di cessione di ramo d'azienda.
Secondo la Rsu, la cessione rischia di far perdere il posto di lavoro a 37
operai, la meta' dei quali donne. I 37 lavoratori
coinvolti direttamente scioperano per otto ore. Questa mattina,
nell'ambito dell'astensione dal lavoro, si e' svolta una manifestazione davanti
allo stabilimento. Da ottobre il gruppo Siemens - e' stato spiegato dalla CUB e
dalla Cgil - sta integrando diverse societa' italiane di proprieta' della
multinazionale. L'unificazione e' stata decisa per razionalizzare la struttura,
''ma anche per ridurre i costi''. I sindacati denunciano che ''alcuni 'pezzi'
sono rimasti esclusi dal processo'': duecentodieci ricercatori del Cnx di
L'Aquila, che Siemens vuole cedere al gruppo Compel, trenta lavoratori del
magazzino di Marcianise (Caserta) che dovrebbero passare alla multinazionale
tedesca Blg e, appunto 37 operai di Cassina de Pecchi ceduti alla Tnt Logistics
e sempre alla Compel. Secondo i sindacati, i gruppi cui saranno ceduti questi
lavoratori non offrono sufficienti garanzie per il mantenimento del posto di
lavoro. Inoltre ''e' incerta la situazione di 200
lavoratori di Siemens gestione servizi (Milano)''. Secondo le
organizzazioni sindacali, il settore servizi e' in corso di trasferimento in
Portogallo, e i duecento lavoratori rischiano di perdere il posto. ''La
strategia della multinazionale - ha dichiarato Angelo Pedrini della CUB -
e' colpire, di volta in volta, con licenziamenti ed esternalizzazioni alcuni
settori dei vari stabilimenti per 'smagrire' quelli che reputa poco convenienti
da mantenere in Italia. E' necessaria una vertenza perche' Siemens mantenga
l'occupazione e il lavoro nel nostro Paese visti i lauti profitti dovuti anche a
commesse di enti pubblici. Rinnoviamo la richiesta alla proprieta' ad
aprire rapidamente il confronto''. ''Siemens - ha detto Lella Bellina,
funzionario della Cgil - vuole procedere alla dismissione di tutto cio' che non
le serve. Non conosciamo ancora i dettagli del piano di ristrutturazione, ma la
sensazione e' che si voglia spostare la produzione dall'Italia verso Paesi con
costi di produzione piu' bassi. Come organizzazioni sindacali, chiediamo una
trattativa per conoscere il destino dei lavoratori''. Ad essere integrate, ha
reso noto la multinazionale, ''saranno dal primo ottobre le societa' Siemens
Mobile Communications e Siemens SpA''. Per quanto riguarda Siemens Gestione
Servizi ''la scelta di mantenerla come societa' a se' stante e' solamente di
tipo organizzativo e finalizzata a un migliore svolgimento dell'attivita': i
lavoratori - precisa l'azienda - sono stati coinvolti nel processo di
armonizzazione delle due societa'''. Le esternalizzazioni relative alla
logistica di Cassina de' Pecchi e Marcianise, infine, ''erano state da tempo
rese note ai sindacati: in tutti i casi di cessione le aziende subentranti hanno
garantito i livelli occupazionali''. Ansa 21 settembre 2005 |
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