Una
pensione in affitto
Prima gli
immobili, poi le spiagge. La nuova ondata di finanza alla Tremonti
Per fare cassa il governo si è venduto tutto il
patrimonio immobiliare degli enti previdenziali (Inps e Inpdap) e dell'Inail. Il
valore di mercato è crollato. Gli enti obbligati a pagare l'affitto. La «finanza
creativa» eroderà le casse e quindi le prestazioni: pensioni e infortuni sul
lavoro
di PAOLO
ANDRUCCIOLI
Quelli che
stiamo per raccontare sono esempi di finanza creativa «alla Tremonti», con
effetti distruttivi sul patrimonio pubblico e sui diritti dei cittadini. Si
tratta in questo caso della vendita, o svendita degli immobili dell'Inps, dell'Inpdap
e dell'Inail, adibiti «ad uso strumentale», ovvero gli uffici, che sono stati
ceduti dal governo Berlusconi a una finanziaria costituita per l'occasione, la
Fip, che ha poi costretto gli stessi enti a pagare un affitto considerevole per
poterli utilizzare nel normale svolgimento delle loro funzioni. Il «colpo» è
avvenuto poche ore prima del Natale dello scorso anno, ma è passato quasi
inosservato, fatta eccezione per due recenti articoli di Mario Pirani su la Repubblica.
Lo stesso Pirani si è lamentato con i suoi colleghi giornalisti che si
sarebbero fatti sfuggire uno scoop di questa portata, anche se poi egli stesso
ha tralasciato di ricordare le svariate iniziative di lotta messe in atto in
questi mesi dalle Rdb, le rappresentanze sindacali di base e le proteste formali
dei consigli di vigilanza degli stessi enti, nonché i ricorsi al Tar. Ma
veniamo ai fatti.
Vendesi uffici
Si tratta di un'operazione che dovrebbe fruttare circa 4
miliardi di euro per le casse dello Stato, ma che inciderà inevitabilmente
sulle casse dei due principali enti previdenziali pubblici, Inps e Inpdap e
dell'istituto preposto all'assicurazione pubblica sul lavoro, l'Inail. Tutti gli
uffici di questi enti sono stati messi in vendita attraverso un complicato
sistema di scatole cinesi finanziare e cartolarizzazioni e gli enti sono ora
costretti a pagare l'affitto, che nel caso dell'Inps raggiunge la ragguardevole
cifra di 29.686.560 euro solo per il primo anno. Cominciamo quindi dal caso
dell'Inps. Con il decreto emanato al tempo della discussione sulla finanziaria
2005, il governo ha praticamente sottratto 43 immobili dell'Inps e li ha
trasferiti al Fip, il Fondo immobili pubblici, creato dal Ministero
dell'economia. La «strutturazione» del Fondo è affidata a un consorzio di
banche che sono state selezionate con «procedura competitiva». Le banche
coinvolte sono di grosso calibro: Banca Imi Spa, Barclays Capital, Lehman
Brothers International (Europe) e The Royal Bank of Scotland Plc. La gestione
dello stesso Fondo sarà demandata a una Sgr, una società di gestione del
risparmio, la Investire Immobiliare Sgr spa, che è stata a sua volta
selezionata dalle banche. Il patrimonio complessivo degli uffici Inps, Inpdap e
Inail è stato quindi «trasferito» al fondo. Lo scopo ufficiale
dell'operazione è quello di valorizzare il patrimonio immobiliare pubblico,
utilizzarlo in modo più razionale e di ridurre i costi di gestione degli
immobili stessi. Ma gli effetti finali di tutta l'operazione smentiscono i
propositi e avranno ricadute molto pesanti.
Una finanziaria
La finanziaria costituita per l'occasione dal Mef, il
ministero dell'economia e delle finanze è divenuta titolare di un patrimonio
costituito complessivamente (ovvero per tutti e tre gli enti pubblici coinvolti)
di 396 immobili che dovrebbero valere circa 3, 5 miliardi di euro. Gli immobili
sono stati scelti e valutati da un gruppo di esperti indipendenti che sono stati
nominati dal pool di investitori coinvolti nell'operazione. Gli stessi immobili
- 43 appunto nel caso dell'Inps - sono stati ceduti al fondo Fip che poi li ha
dati in gestione al demanio. Il demanio a sua volta chiede l'affitto all'Inps e
agli altri due enti coinvolti. Dove sta il guadagno? Sta nelle obbligazioni
emesse dal Fip a favore del gruppo di investitori che godranno del diritto di
compravendita. Le banche anticipano dunque il valore degli immobili che
risultano così cartolarizzati e ci guadagnano con gli interessi.
L'assurdità di questa speciale cartolarizzazione è stata
messa in evidenza dal presidente del Civ, il consiglio di indirizzo e vigilanza
dell'Inps, Francesco Lotito che è stato ascoltato nel corso di un'audizione
dalla Commissione lavoro pubblico e privato della Camera. Lotito ha spiegato che
il prezzo di vendita dei 43 immobili dell'Inps trasferiti al Fondo immobiliare
è di 667.947.600 euro. La rendita di affitto, dividendo il prezzo complessivo
per i metri quadrati di uffici che sono stati ceduti, sarà pari al 7,81% del
valore «capitario» degli immobili.
Come si vede, si tratta di una rendita molto alta. Lo
stesso presidente Lotito parla di «una rendita di gran lunga più elevata
rispetto agli standards di redditività di tutti i valori mobiliari e
immobiliari presenti sul mercato». Se la rendita è alta, per favorire i
protagonisti finanziari dell'operazione, al contrario il prezzo al metro
quadrato degli immobili dell'Inps ceduti risulta a questo punto molto basso. Il
prezzo al metro quadrato risulta infatti pari a 1.784.6 euro. E' evidente che è
uno dei prezzi di immobili a uso ufficio più bassi, sia per quanto riguarda le
medie della capitale, sia per quanto riguarda le medie di altre città. A Roma
si sono registrati prezzi al metro quadrato di ben altra portata. Qualche giorno
fa, tanto per fare un esempio, è girato un annuncio nella capitale che sembrava
inventato: un ufficio messo in vendita al modico prezzo di 12 mila euro al metro
quadrato, zona via Lega Lombarda. Naturalmente si è trattato di una
esagerazione, ma i 1.784 euro degli immobili Inps grida comunque allo scandalo.
E' evidente che siamo in presenza di una svendita del patrimonio immobiliare del
più grande ente previdenziale pubblico. Anzi del più grande ente previdenziale
d'Europa, come ricorda giustamente il presidente Lotito.
Contratto capestro
Non tratta poi solo di svalorizzazione del patrimonio (che
poi è esattamente l'opposto dei presupposti di un'operazione che sulla carta
puntava alla «valorizzazione del patrimonio»). Si tratta anche di un contratto
di locazione che è completamente a sfavore dell'Inps. L'istituto previdenziale
che è stato messo sotto accusa per i costi di gestione e che viene sempre
indicato come un ente a rischio per la veloce trasformazione demografica del
paese (troppi pensionati, si dice, e pochi lavotori che pagano i contributi),
viene ora appesantito da un affitto stabilito da altri con criteri assolutamente
fuori mercato. L'Inps è infatti obbligato a tenere in affitto per nove anni gli
stabili a un canone annuo che capitalizzato a un tasso annuo del 7,81% (la
rendita stabilita) consentirebbe di riacquistare la proprietà ceduta in otto
anni. Sempre secondo il presidente Lotito si tratta di un'operazione tutta a
perdere per l'ente perché in ogni caso, «la somma che probabilmente verrà
incassata quale corrispettivo degli immobili ceduti verrà erosa in 10 anni. «L'effetto
economico patrimoniale dell'operazione è devastante: riduzione del patrimonio e
crescenti costi di gestione».
E sì perché si è scoperta poi anche un'altra piccola
sorpresa in corso d'opera. Mentre gli uffici dove lavorano i dipendenti dell'Inps
non sono più dell'Inps, la manutenzione ordinaria e straordinaria spetta sempre
all'Inps. Come dire: cornuti e mazziati.
Chi paga? Sempre le casse dell'Inps che sono foraggiate dai
contributi dei lavoratori in attività che - secondo l'ormai famoso principio
della ripartizione - pagano le pensione ai lavoratori che sono usciti dal ciclo
produttivo. I costi della gestione degli immobili Inps che non sono più dell'Inps
incideranno in modo rilevante sui prossimi bilanci di un ente che continua poi a
sostenere costi impropri quali gli interventi in ammortizzatori sociali. E'
anche nota la polemica sulla mancata divisione tra i costi dell'assistenza e
della previdenza dell'Inps, modo di contabilizzare le spese che sballa le
percentuali e fa apparire (in modo falsato) le pensioni pubbliche italiane tra
le più onerose in Europa.
L'operazione Inps che è stata attivata nel dicembre scorso
è stata osteggiata dal Consiglio di vigilanza dello stesso ente, mentre il
presidente dell'Inps è stato costretto alla presa d'atto. La decisione è stata
del governo e il ministro del welfare Maroni ha promesso di mettere in riga lo
stesso Consiglio di vigilanza che rappresenta i lavoratori.
A proposito di lavoratori. Lo sapete con quali soldi erano
stati acquistati nel corso degli anni quegli immobili che oggi risultano ceduti?
Con i soldi dei lavoratori, ovvero con i contributi versati all'Inps e poi
investiti. Vedremo in un'altra puntata che cosa sta per succedere con questa
speciale cartolarizzazione e con le altre due operazioni che riguardano l'Inpdap
(ente previdenziale dei pubblici) e l'Inail.
(1. continua)