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Scippo del Tfr : Salta la scadenza del 6 ottobre. Entro 30
giorni il parlamento deve esprimere un nuovo parere. Il Consiglio dei Ministri non
ha condiviso la proposta del ministro del Maroni sullo scippo del tfr, in
particolare il trattamento di favore riservato ai fondi pensione chiusi
(costituiti da cgil-cisl-uil e aziende) rispetto ai fondi aperti e alle
polizze individuali proposte dalle assicurazioni, al rinvio del
silenzio-assenso per 18/24 mesi per le piccole e medie imprese ed sul fondo
di garanzia sul credito agevolato alle imprese.do di garanzia per il credito Lo scontro in atto
rende ancor più evidente che la previdenza integrativa è funzionale a
quanti puntano (fondi chiusi, banche, assicurazioni) a mettere le mani
sui 13 miliardi all’anno di tfr dei lavoratori e a smantellare la
previdenza pubblica. In questo contesto
è importante la riuscita dello Sciopero Generale e della Manifestazione del 21
ottobre indetta dal sindacalismo di base che ha tra i suoi obiettivi il
ritiro del provvedimento sullo scippo del Tfr ed il rilancio della previdenza
pubblica, perché i “compagni di merende” prima o poi troveranno un
accordo tra di loro per mettere le mani sul tfr. .-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-Tfr:
Lo scippo del tfr partirà nel 2006
Il ministro del Welfare Maroni, nell’incontro di ieri 9 Giugno 2005 ha annunciato che "il semestre del silenzio-assenso scatterà dal gennaio prossimo". Pertanto il lavoratore dovrà esprimersi sul destino del proprio Tfr a partire dal 1 gennaio 2006 fino al 30 giugno 2006. In
caso di silenzio nei sei mesi il tfr confluirà direttamente nei fondi pensione.
L’iter
del provvedimento nelle intenzioni del ministro dovrebbe essere il seguente:
predisposizione ed approvazione del decreto preliminare entro giugno, successiva
discussione con le parti sociali, approvazione definitiva del decreto
applicativo entro il 6 ottobre. Successivamente
all’approvazione del decreto attuativo la Cub predisporrà il modulo per
evitare lo scippo del Tfr. Milano 10/6/05 A
cura dell’ufficio studi Cub .-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.- Scippo
del TFR e smantellamento del sistema previdenziale pubblico Il
29 luglio 04, con i lavoratori in ferie, il parlamento ha approvato la nuova
legge taglia pensioni e lo scippo
del tfr a favore dei fondi pensione consentendo a fondi chiusi, gestiti in buona
armonia da padroni e sindacati di ciascun settore lavorativo, o fondi aperti,
quelli già offerti dalle società di gestioni finanziarie di mettere mettendo
le mani sul malloppo più ghiotto, circa 14 miliardi di euro
che i lavoratori maturano ogni anno come TFR (la liquidazione) Cgil-Cisl-Uil
sono d´accordo con i fondi pensione privati e con lo scippo del TFR, ma
vogliono l´esclusiva per i loro fondi di categoria, gestiti insieme ai padroni.
Lo scippo del tfr a favore
dei fondi pensione favorisce quanti puntano a smantellare il sistema
previdenziale pubblico dando per scontato/accettato la cancellazione del diritto
per tutti a una pensione pubblica dignitosa
e che assicuri il mantenimento del tenore di vita acquisito con il lavoro. Il tfr di ogni lavoratore
dipendente, finirà nei fondi pensione, cioè a finanziare, attraverso il
mercato azionario, le grandi aziende private o privatizzate. Tfr:
Lo scippo del tfr partirà nel 2006
Il
ministro del Welfare Maroni, nell’incontro del 9 giugno 2005 ha annunciato che
"il semestre del silenzio-assenso scatterà dal gennaio prossimo".
Pertanto il lavoratore dovrà esprimersi sul destino del proprio Tfr a partire
dal 1 gennaio 2006 fino al 30 giugno 2006. In
caso di silenzio nei sei mesi il tfr confluirà direttamente nei fondi pensione.
L’iter
del provvedimento nelle intenzioni del ministro dovrebbe essere il seguente:
predisposizione ed approvazione del decreto preliminare entro giugno, successiva
discussione con le parti sociali, approvazione definitiva del decreto
applicativo entro il 6 ottobre. Successivamente
all’approvazione del decreto attuativo la Cub predisporrà il modulo per
evitare lo scippo del Tfr che sarà disponibile anche sul sito www.cub.it. La legge delega sulle
pensioni approvata dal parlamento il 29 luglio 04 ha nel decollo della
previdenza integrativa uno dei suoi obiettivi principali con il trasferimento
del Tfr ai fondi pensione unitamente all’innalzamento dei requisiti per poter
accedere alla pensione, all’estensione del criterio contributivo, gia
introdotto dalla riforma Dini, per il calcolo della pensione. Pagare
di più per avere di meno Con
i fondi pensione cambia radicalmente il rapporto tra contributi previdenziali
attualmente a carico delle imprese 73,0% e dei lavoratori 27,0%. Con
i fondi pensione il contributo a carico del lavoratore sale intorno al 70% e si
riduce al 30% la parte a carico dell’impresa, percentuali destinare a
peggiorare ulteriormente per il lavoratore con il passaggio del Tfr ai fondi. Con
la privatizzazione parziale del sistema previdenziale, si sono spalancate le
porte a quanti puntano a ridurre i salari e spostare ulteriormente la
distribuzione del reddito a favore dei profitti. Le
ragioni della previdenza integrativa vanno ricercate in interessi politici ed
economici di parte. Il
mondo finanziario banche, assicurazioni, gestori puntano a contributi
obbligatori e ad appropriarsi per intanto del TFR dei lavoratori ora gestito
dalle imprese. I
lavoratori vengono ripetutamente attaccati, con la politica dei bassi salari,
con l’aumento dei prezzi e poi con peggiori pensioni. L’intero impianto
della legge delega peggiora le condizioni dei pensionati e dei lavoratori
dipendenti, già duramente colpiti dalla stagnazione delle retribuzioni per più
di dieci anni. Con i fondi pensione si trasferirà sui redditi da pensione
l’instabilità dei sistemi finanziari mondiali con il riproporsi del rischio
di fallimento in cui sono storicamente incorsi i fondi pensione di natura
privata o semiprivata in occasione di crisi inflattive o crolli borsistici o di
guerre. Eventi
in tal senso si sono realizzati anche recentemente, i fondi nei paesi in cui
sono in attività hanno subito dei veri tracolli compromettendo le pensioni di
migliaia di lavoratori (PanAm- Enron ecc.). TABELLA RENDIMENTI del
TFr e media rendimenti dei fondi pensione chiusi negli ultimi 5 anni
- Dati Covip (febbraio 2005)
Governo
e Confindustria mentono sullo stato delle pensioni pubbliche.
Le
ultime vicende confermano clamorosamente che la linea dei continui cedimenti da
parte dei vertici confederali di cgil-cisl-uil alla linea neoliberista del
padronato e del governo non fa’ altro che spianare la strada ai continui
tentativi di scaricare sui pensionati e sui lavoratori i costi del mal governo e
di tangentopoli, dopo aver ripetutamente sostenuto che le cure da cavallo
propinate al sistema pensionistico pubblico avrebbero permesso la sopravivenza
di quel sistema. Un
vero e proprio saccheggio dei contributi previdenziali versati dai lavoratori.
Per
decenni quando cgil-cisl-uil e Confindustria amministravano l’Inps, si è
operato un vero e proprio saccheggio dei contributi versati dai lavoratori
dipendenti, senza questo l’Inps avrebbe oggi un patrimonio attivo di alcune
centinaia di migliaia di miliardi di lire (alcune migliaia di miliardi di euro). I
contributi pensionistici versati dei lavoratori dipendenti sono stati utilizzati
per interventi (sgravi contributivi alle imprese, pensioni dei lavoratori
autonomi, l’integrazione al minimo, pensioni sociali ecc.) che dovevano essere
a carico della fiscalità generale. Cgil, Cisl e Uil hanno difeso la riforma delle pensioni del ’95,
appoggiata dal centro sinistra, che ha prodotto la più grave devastazione del
sistema previdenziale pubblico soprattutto attraverso la rottura dell’unità
dei lavoratori con l’introduzione del sistema contributivo per chi aveva meno
di 18 anni di contributi nel ’95 e la stabilizzazione della spesa
pensionistica nel rapporto con il prodotto interno lordo con verifiche
periodiche sugli effetti dei “risparmi”. La
stabilizzazione della spesa pensionistica nel rapporto con il Pil determina un
importo della pensione tanto più basso quanto maggiore è la speranza di vita
al momento del pensionamento e in relazione all’ aumento del numero dei
pensionati. Il
rapporto tra pensionati e occupati
Il
progetto della CUB per battere Governo, Confindustria e il liberismo che
sta alla base delle scelte di
cgil-cisl-uil:
In
questi decenni si sono affermate idee e proposte assurde sul sistema
pensionistico pubblico e si sono attuati tagli che non solo non sarebbero
necessari, ma che contrastano con il mantenimento del livello di vita dei
pensionati, con queste idee non solo si è determinato un impoverimento dei
pensionati, ma un impoverimento nel quale siamo coinvolti tutti. Ogni taglio
imposto ai pensionati non fa altro che ridurre il lavoro necessario. E’
infatti evidente che se il reddito degli stessi lavoratori dipende in parte
dalla spesa degli anziani, con la cancellazione di questa spesa si cancella quel
reddito, ciò vale ancor di più per i redditi futuri. Un fenomeno sul quale vale
la pena riflettere per le implicazioni riguardanti il modello di società che
produce e la sua sostenibilità sul piano delle caratteristiche che imprime allo
sviluppo economico oltre che dei valori di civiltà ad esso intrinseco. E’
quindi indiscutibile che i lavoratori tutelando i pensionati, tutelano al tempo
stesso se stessi, nel senso di garantire la conservazione del loro posto di
lavoro, oltre che i trattamenti pensionistici attesi anche le condizioni
dell’esistenza dei loro figli e nipoti. A
cura dell’Ufficio Studi CUB Confederazione Unitaria di Base Prendi il testo del volantino pronto per essere stampato - 4 pagine .doc .zip
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