Al
Presidente della Commissione
Lavoro
Previdenza Sociale del Senato
NOTA
DELLA CUB (CONFEDERAZIONE UNITARIA DI BASE) SUL DISEGNO DI LEGGE N.2058 RECANTE
DELEGA AL GOVERNO IN MATERIA PREVIDENZIALE.
Nel
ringraziare per la possibilità di esprimere le valutazioni della nostra
organizzazione sul disegno di legge n.2058 recante delega al governo in materia
previdenziale che ci viene offerta attraverso l’audizione, denunciamo
innanzitutto la grave e immotivata discriminazione operata dal Ministro del
Welfare nei confronti della nostra organizzazione che non è stata mai convocata
nell’ambito degli incontri con le parti sociali.
La
discriminazione operata dal Ministro è incomprensibile se si tiene conto che la
CUB è presente nel CNEL ed è a tutti gli effetti sindacato maggiormente
rappresentativo sul piano nazionale.
La
CUB a tutt’oggi organizza circa 500.000 tra lavoratori dell’industria, dei
servizi, del pubblico impiego e pensionati. Alla CUB aderiscono le principali
organizzazioni sindacali di base operanti nel nostro paese.
In
relazione al disegno di legge n. 2058 recante “Delega al governo in materia
previdenziale, misure di sostegno alla previdenza complementare e
all’occupazione stabile e al riordino degli enti di previdenza e assistenza
obbligatoria”, la CUB ritiene che non esistano, come d’altra parte
dimostrato dalla conclusione dei lavori della Commissione Brambilla, motivi di
urgenza tali da imporre un immediato intervento sulle questioni oggetto della
legge delega.
E’
possibile, viceversa, un periodo di approfondita valutazione sugli interventi da
attuare per il varo di una vera riforma del sistema pensionistico avendo come
riferimento centrale la salvaguardia delle condizioni di vita dei pensionati e
non l’ennesimo momento per aggiungere ulteriori toppe a quelle ripetutamente
apposte negli ultimi anni.
La
CUB ritiene indispensabile, infatti, l’abbandono dell’impostazione seguita
con le cosiddette riforme attuate dai precedenti governi in accordo con
cgil-cisl-uil, riproposta con alcune accentuazioni dall’attuale disegno di
legge governativo, che produce un progressivo impoverimento dei pensionati e
pregiudica le aspettative in materia pensionistica degli attuali occupati e dei
giovani.
Un
fenomeno sul quale vale la pena riflettere non solo per gli effetti che produrrà
direttamente sui soggetti interessati ma anche per le implicazioni riguardanti
il modello di società che produce e la sua sostenibilità sul piano delle
caratteristiche che imprime allo sviluppo economico oltre che ai valori di
civiltà ad esso intrinseco.
Il
nostro è uno dei paesi più ricchi del mondo e dispone delle risorse per
conseguire questo risultato.
La
proposta di ridurre i contributi previdenziali per i nuovi assunti trova la
nostra forte e motivata contrarietà perché si colloca nella direzione
contrastante agli obiettivi dalla CUB sopra richiamati e mette in discussione la
stessa possibilità degli enti previdenziali di assicurare l’erogazione delle
pensioni agli attuali pensionati e prefigura miseri trattamenti previdenziali
per i nuovi assunti.
La
CUB propone di:
- Tutelare
maggiormente il potere di acquisto delle pensioni. L’attuale criterio di
indicizzazione non consente alle pensioni di mantenere inalterato nel tempo
il potere di acquisto né di beneficiare delle dinamiche del pil o dei
salari; in 10 anni le pensioni hanno perso il 20% del loro potere di
acquisto;
- rendere
effettiva la separazione tra assistenza e previdenza ponendo fine ad un uso
improprio dei contributi previdenziali versati dai lavoratori dipendenti. Si
è trattato in passato dell’utilizzo di somme ingenti (centinaia di
migliaia di miliardi) delle quali non chiediamo la restituzione ma che ci
impongono di chiedere che si ponga fine all’intollerabile politica
adottata finora di addossare ai lavoratori dipendenti oneri che devono
essere a carico della fiscalità generale;
- attuare
concretamente la lotta all’elusione e all’evasione contributiva
rafforzando gli organici dei ruoli ispettivi degli Enti preposti e adottando
misure che consentano e/o accentuino le sinergie tra loro;
- modificare
l’attuale sistema di prelievo contributivo passando dalla contribuzione
legata al posto di lavoro alla contribuzione rapportata al valore aggiunto
realizzato dall’impresa in modo da attenuare quella che si presenta come
una tassa sul lavoro distorsiva, peraltro ,di una corretta concorrenza tra
imprese perché penalizza, aldilà della quantità di tecnologia introdotta,
le diverse tipologie di produzione;
- garantire
a tutti i pensionati un importo minimo di 516 Euro e, nel contempo di
valorizzare la contribuzione versata assicurando un importo superiore al
minimo;
- attuare,
finalmente, la norma che tutela i lavori usuranti, l’aspettativa di vita
per questi lavoratori è, come è noto, sensibilmente inferiore a quella
media;
- esentare
le pensioni dalle trattenute fiscali almeno per le fasce di reddito meno
elevate. L’attuale sistema fiscale addirittura prevede a parità di
reddito più tasse per i pensionati rispetto ai lavoratori dipendenti. E’
opportuno sottolineare a tal riguardo che quando si calcola l’incidenza
delle pensioni sul pil si trascura la partita di giro rappresentata dal
prelievo fiscale che è pari a circa il 2,5% del pil e che questo dato
incide pesantemente ed in negativo sul raffronto con gli altri paesi
europei;
- consentire
che il TFR resti nella piena disponibilità dei lavoratori senza
penalizzazione fiscale rispetto al suo utilizzo. La CUB esprime la propria
totale contrarietà allo scippo del TFR che governo e cgil-cisl-uil
intendono attuare con il trasferimento automatico o con il silenzio assenso
ai fondi pensione integrativi. Altrettanta contrarietà è espressa su
eventuali privilegi da garantire ai fondi chiusi su quelli aperti. Andrebbe
introdotto invece, un ampio ventaglio di possibilità prevedendo anche la
costituzione di un Fondo pubblico presso l’INPS
che assicuri ai lavoratori gli attuali criteri di utilizzo e di
rivalutazione del proprio TFR e all’Ente un impiego più redditizio delle
risorse accantonate con evidenti benefici per il sistema previdenziale
pubblico.
- mantenere,
nella riforma degli enti previdenziali, il ruolo del Comitato di vigilanza,
presente autonomamente nei singoli enti, poiché soltanto questi permettono
una partecipazione delle organizzazioni sindacali nel controllo della
gestione previdenziale;
- respingere
eventuali proposte di passaggio al calcolo contributivo per tutti che,
finirebbe per produrre un’intollerabile penalizzazione, soprattutto per
quei lavoratori con alta anzianità contributiva che non potrebbero
recuperare la decurtazione della loro pensione ricorrendo ad un diverso
utilizzo del proprio TFR;
- favorire
una sostanziale omogeneità di trattamento per i dipendenti pubblici ai
quali è applicato il rapporto di lavoro privato solo quando fa comodo.
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