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Al
Presidente della Commissione Lavoro della Camera Audizione
del 30 gennaio della CUB (CONFEDERAZIONE UNITARIA DI BASE) SUL DISEGNO DI LEGGE N.2145 IN
MATERIA PREVIDENZIALE Nel ringraziare per la
possibilità che ci viene offerta attraverso l’audizione di esprimere le
valutazioni della nostra organizzazione sul disegno di legge governativo in
materia previdenziale, denunciamo innanzitutto denunciare la grave e immotivata
discriminazione operata dal governo nei confronti della nostra organizzazione
che non è stata mai convocata nell’ambito degli incontri con le parti
sociali. La discriminazione operata dal governo è incomprensibile se si tiene
conto che la CUB è presente nel CNEL ed è a tutti gli effetti sindacato
maggiormente rappresentativo sul piano nazionale. La CUB a tutt’oggi organizza
circa 500.000 tra lavoratori dell’industria, dei servizi, del pubblico impiego
e pensionati. Alla CUB aderiscono le principali organizzazioni sindacali di base
operanti nel nostro paese. In relazione al disegno di
legge n.2145 recante “Delega al governo in materia previdenziale, misure di
sostegno alla previdenza complementare e all’occupazione stabile e al riordino
degli enti di previdenza e assistenza obbligatoria”, la CUB ritiene che non
esistano, come d’altra parte dimostrato dalla conclusione dei lavori della
Commissione Brambilla, motivi di urgenza tali da imporre un immediato intervento
sulle questioni oggetto della legge delega. E’ possibile, viceversa, un
periodo di approfondita valutazione sugli interventi da attuare per farne
l’occasione per il varo di una vera riforma del sistema pensionistico e non
l’ennesimo momento per aggiungere ulteriori toppe a quelle ripetutamente
apposte negli ultimi anni. La
CUB ritiene indispensabile ,infatti, l’abbandono dell’impostazione seguita
con le cosiddette riforme attuate dai precedenti governi in accordo con cgil,cisl,uil,
riproposta con alcune accentuazioni dall’attuale disegno di legge
governativo, che produce un progressivo impoverimento dei pensionati e
pregiudica le aspettative in materia pensionistica degli attuali occupati e dei
giovani. Un
fenomeno sul quale vale la pena riflettere non solo per gli effetti che produrrà
direttamente sui soggetti interessati ma anche per le implicazioni riguardanti
il modello di società che produce e la sua sostenibilità sul piano delle
caratteristiche che imprime allo sviluppo economico oltre che dei valori di
civiltà ad esso intrinseco. Anche
per questo è’ necessario abbandonare la scelta politica di assumere il PIL e
la riduzione della previdenza pubblica come parametri di riferimento per
affrontare la materia previdenziale e assumere in alternativa l’obbiettivo di
garantire agli anziani un esistenza dignitosa all’interno di una comunità più
solidale e solida in ogni suo aspetto. Il
nostro è uno dei paesi più ricchi del mondo e dispone delle risorse per
conseguire questo risultato. La
CUB propone: ·
di rendere effettiva la separazione tra assistenza e previdenza ponendo
fine ad un uso improprio dei contributi previdenziali versati dai lavoratori
dipendenti. Si è trattato in passato
dell’utilizzo di somme ingenti (centinaia di migliaia di miliardi) delle quali
non chiediamo la restituzione ma che ci impongono di chiedere che si ponga fine
all’intollerabile politica adottata finora di addossare ai lavoratori
dipendenti oneri che devono essere a carico della fiscalità generale; ·
attuare concretamente la lotta all’elusione e all’evasione
contributiva rafforzando gli
organici dei ruoli ispettivi degli Enti preposti e adottando misure che
consentano e/o accentuino le sinergie tra loro; ·
modificare l’attuale sistema di prelievo contributivo
passando dalla contribuzione legata al posto di lavoro alla contribuzione
rapportata al valore aggiunto realizzato dall’impresa in modo da attenuare
quella che si presenta come una tassa sul lavoro distorsiva, peraltro, di una
corretta concorrenza tra imprese perché penalizza, aldilà della quantità di
tecnologia introdotta, le diverse tipologie di produzione;.. ·
di tutelare maggiormente il potere di acquisto delle pensioni.
L’attuale criterio di indicizzazione non consente alle pensioni di mantenere
inalterato nel tempo il potere di acquisto né di beneficiare delle dinamiche
del PIL o dei salari; ·
di estendere l’aumento fino ad un milione di lire a tutti i pensionati
e , nel contempo di valorizzare la contribuzione versata assicurando un importo
superiore al minimo; ·
di attuare , finalmente ed in modo razionale , la norma che tutela i
lavori usuranti, l’aspettativa di vita per questi lavoratori è, come è noto,
sensibilmente inferiore a quella media; ·
di esentare le pensioni dalle trattenute fiscali almeno per le fasce di
reddito meno elevate. E’ opportuno sottolineare a tal riguardo
che quando si calcola l’incidenza delle pensioni sul PIL si trascura la
partita di giro rappresentata dal prelievo fiscale che è pari a circa il 2,5%
del PIL e che questo dato incide pesantemente ed in negativo sul raffronto con
gli altri paesi europei; ·
di consentire che il TFR resti nella piena disponibilità dei lavoratori
senza penalizzazione fiscale rispetto al suo utilizzo. La CUB esprime la propria
totale contrarietà allo scippo del TFR che governo e cgil,cisl,uil intendono
attuare con il trasferimento automatico o con il silenzio assenso ai fondi
pensione integrativi. Altrettanta contrarietà è espressa su eventuali
privilegi da garantire ai fondi chiusi su quelli aperti. Andrebbe introdotto
invece, un ampio ventaglio di possibilità prevedendo anche la costituzione di
un Fondo pubblico presso l’INPS che
assicuri ai lavoratori gli attuali criteri di utilizzo e di rivalutazione del
proprio TFR e all’Ente un impiego più redditizio delle risorse accantonate
con evidenti benefici per il sistema previdenziale pubblico (sulla falsariga, e
solo per questo aspetto, della proposta Modigliani); ·
nella riforma degli enti previdenziali occorre mantenere il ruolo del
Comitato di vigilanza, presente autonomamente nei singoli enti, poiché soltanto
questi permettono una partecipazione delle organizzazioni sindacali nel
controllo della gestione previdenziale; ·
di respingere eventuali proposte di passaggio al calcolo contributivo per
tutti che, aldilà di una apparente parità di trattamento, finirebbe per
produrre un’intollerabile penalizzazione, soprattutto per quei lavoratori con
alta anzianità contributiva che non potrebbero recuperare la decurtazione della
loro pensione ricorrendo ad un diverso utilizzo del proprio TFR ; ·
di favorire una sostanziale omogeneità di trattamento per i dipendenti
pubblici ai quali è applicato il rapporto di lavoro privato solo quando fa
comodo; 30 gennaio 2002 Il coordinatore della CUB P.Giorgio Tiboni |
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