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Tasse
2005: penalizzati salari e pensioni Una
manciata di euro di tasse in meno in cambio di diritti a fatica conquistati
negli anni, non è uno scambio ineguale, è
una truffa. Cub
rivendica: più
servizi sociali, lotta all’evasione fiscale, meno spese militari. Nella sua sinteticità,
l’art. 53 della Costituzione italiana stabilisce due principi: 1) tutti i
cittadini devono pagare le tasse in rapporto al loro reddito; 2) l’aliquota da
applicare sul reddito deve crescere all’aumentare dell’importo del reddito
stesso. Le tasse, nel loro
fine originario, servono per pagare tutti i servizi che quotidianamente
usufruiamo: la sanità, la scuola, la sicurezza, la giustizia, le strade, ecc. Una prima necessità è quella di rimettere in chiaro il "perché" delle tasse, il "che fare" con quei quattrini e definire un progetto credibile mirato al miglioramento concreto di tutto il paese, non certo per aumentare le spese militari o i trasferimenti alle imprese senza alcun vincolo sociale. Chi
è ricco può fare a meno dei servizi offerti dallo Stato e è interessato ad
avere meno stato e meno tasse; i redditi dei ceti popolari invece a malapena
soddisfano bisogni elementari e solo servizi pubblici efficienti pagati con la
fiscalità generale possono soddisfare il diritto alla salute, alla scuola, alla
sicurezza,alla giustizia ecc. La
base imponibile dell'Ire è composta per l'80 per cento da redditi da lavoro
dipendente e pensione, cioè redditi sui quali opera la ritenuta alla fonte ed
una precisa certificazione ai fini fiscali. Le attuali aliquote fiscali sono reali per alcuni e virtuali per altri: reali per coloro ai quali il prelievo viene effettuato alla fonte (lavoratori dipendenti e pensionati) e virtuali per quasi tutti gli altri (imprese, artigiani, commercianti, professionisti). Quello che serve è una distribuzione più equa del carico tributario tra i contribuenti, definendo un diverso rapporto tra imposte dirette ed indirette, una tassazione dei redditi da capitale e da attività finanziarie equivalente a quella dei salari, una tassazione dei trasferimenti di ricchezza. E naturalmente una precisa lotta all'evasione fiscale, alimentata ed incentivata dai condoni perpetui. La riforma complessiva. Quella varata dal governo non è una "riduzione delle tasse", ma semplicemente un cambiamento della struttura del prelievo. Nel 2005, a parità di gettito, avremo un po' meno tassazione sui redditi e un po' più di imposizione indiretta. Non solo sul tabacco, sui bolli o sul gioco del lotto, ma anche per le accise sulla benzina, o i per ticket sulle ricette e sulle visite mediche, e così via. Un po' meno di imposte centrali ed un po' più di imposte locali accompagnate da un aumento delle tariffe (acqua, spazzatura, trasporti, ecc.). Alla fine del prossimo anno il prelievo complessivo sarà uguale e probabilmente superiore e la stragrande maggioranza delle famiglie italiane, si ritroverà gravata da un aumento della pressione fiscale.Cosa
ancor più grave, i più poveri non beneficeranno della riforma fiscale, per la
semplice ragione che già oggi non pagano le imposte, avendo un reddito
inferiore alla soglia della "no-tax area" e subiranno la riduzione dei
servizi. La
manovra complessiva, prospettata con la Finanziaria 2005, è pari a 30,5
miliardi (24 per tenere il disavanzo pubblico entro i limiti del 3 per cento;
6,5 per il rifacimento delle aliquote fiscali). Questi 30,5 miliardi di Euro
verranno messi assieme con nuove entrate e tagli di spese. Ora, poiché
sulla carta le nuove entrate sono intorno agli 11 miliardi (e quindi assai di più
dei 6,5 miliardi previsti per la riduzione delle aliquote), è evidente che a
fine anno saranno state prelevate dalle tasche dei contribuenti più risorse di
quante ne venivano prese in precedenza. Quindi, anche se a titolo diverso alla
fine moltissimi avranno mediamente pagato di più. In
effetti, anche ammesso che una parte dei tagli sia soltanto (come sostiene il
governo) una "riduzione di sprechi", ce n'è pur sempre un'altra che
comporta una contrazione di prestazioni e servizi pubblici con un notevole
peggioramento della condizione di molte famiglie. A vantaggio di chi andrà il il taglio delle tasse deciso dal Governo. Tab. 1 – Risparmi medi di imposta per classi di reddito imponibile individuale (fonte la voce.info)
A
vantaggio di chi andrà il il taglio delle tasse deciso dal Governo.
Tab. 1 – Risparmi medi di imposta per classi di reddito imponibile individuale (fonte la La tabella 1 mostra la distribuzione degli sgravi fiscali medi per livelli di reddito imponibile, sui contribuenti individuali. Vengono confermati gli aspetti di iniquità distributiva : in sintesi, al 50 per cento più povero dei contribuenti va il 14,4 per cento dello sgravio mentre il 16,5 per cento dei contribuenti più ricchi gode del 60 per cento del totale. Se
immaginiamo di dividere la famiglie italiane in tre gruppi definiti per valori
crescenti di reddito, si può dire che il 30 per cento più povero ottiene in
media un risparmio annuo di circa 70-100 euro; le classi medie di circa 200,
mentre il 30 per cento più benestante ottiene un risparmio variabile tra i 500
e 1.200 euro. Il 20 per cento più ricco ottiene il 51 per cento dei risparmi
totali di imposta. Le famiglie dei pensionati pur rappresentando il 40 per cento delle famiglie italiane, ottengono solo il 22 per cento degli sgravi totali. Milano 25-01-05
A cura dell’ufficio studi Cub |
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