Casa di ricovero di via GLENO 49 - BG - malasanità
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Riflessioni dalla parte del Comitato Ospiti e Parenti della Casa di Ricovero di via Gleno, 49 Bergamo Giugno 2005  

La Casa di ricovero di via Gleno, 49 Bergamo è ormai da più di un anno Fondazione Onlus - gestione privata con apporto di capitale pubblico e privato. 

Qualcuno definisce questa trasformazione una scelta saggia, ma questo giudizio è troppo soggettivo in quanto proviene da chi ha gestito la trasformazione stessa e certamente non può essere obiettivo.

Del resto prima di dare giudizi è indispensabile verificare nel tempo il nuovo operato e soprattutto la strategia che verrà individuata per il futuro; tuttavia, dati gli scarsi risultati raggiunti al momento presente, è probabile che una gestione pubblica della Casa avrebbe prodotto risultati più soddisfacenti di quelli attuali e una maggiore trasparenza. Infatti i risultati dell’ultimo periodo non sono affatto accettabili. 

Il debito strutturale permane, nella misura di circa 1.000.000 Euro/anno (?);  l’amministrazione dell’Ente non ha assunto iniziative opportune per avviare un vero risanamento della situazione.

Non si intravede alcuna strategia in prospettiva; il futuro della struttura è incerto e non si intravedono azioni che facciano bene sperare nel medio termine.

Sino ad oggi gli interventi effettuati sono stati solo d’ordinaria amministrazione ed hanno colpito pesantemente ed ingiustamente solo ospiti e familiari. 

Negli ultimi cinque anni, i vari presidenti che si sono succeduti hanno seguito una sola linea di gestione: nessuno ha avuto il coraggio di andare contro corrente e così far emergere i gravi errori commessi, che hanno portato l’Ente all’attuale disastro.

Si è fatto in modo di coprire sempre l’operato dei precedenti amministratori anziché far emergere le responsabilità. 

Nel riportare alla memoria i momenti vissuti dai diretti interessati (ospiti e parenti) in questi anni, dobbiamo sottolineare come solo loro, incolpevoli della mala gestione, abbiano dovuto subire le scelte degli amministratori e quindi pagare le colpe di altri sia sul piano economico che sulla qualità dei servizi offerti. 

Abbiamo cercato di far sentire la nostra voce e le nostre ragioni, ma alla fine nessuno ci ha  veramente ascoltato e aiutato, tranne le Associazioni per i diritti degli anziani e dei malati cronici.

Timidamente e per qualche momento alcuni partiti e il sindacato ci hanno sorretto; tutto però è finito nel nulla!! Alle parole non sono seguiti fatti concreti; i vari dibattiti susseguitisi nel tempo, con partiti, sindacati e istituzioni,  non hanno inciso e la rotta non è cambiata. 

Per tamponare il disastro gestionale degli amministratori si è permesso che le rette fossero aumentate in misura eccessiva, con danno anche alle casse del Comune di Bergamo, e si è consentita la chiusura della Casa Albergo (un patrimonio dell’Ente che ormai va allo sfascio e che non sarà più recuperabile se non si interverrà seriamente), si sono ignorati gli sbilanci dell’Ente il quale, con la creatività dei suoi amministratori, approvava i consuntivi di bilancio pareggiandoli con ipotetici realizzi nel futuro. 

Nessuno ha voluto fermare la dirigenza di allora, che decideva di spendere più di quello che il bilancio permetteva, con assunzione di oneri senza una valida copertura finanziaria. Tutto passava tranquillamente sulla testa degli ospiti e dei parenti, inconsapevoli ed incolpevoli. 

In pratica la soluzione adottata per fermare la voragine di bilancio è stata quella di aumentare, a partire dal 01-01-2003 al 01-01-2005, le rette a carico degli ospiti nella misura del 38,60%. 

I familiari e gli ospiti  sono stati oberati , nel giro di appena due anni, di  un ulteriore peso economico annuo pari ad Euro 5.164,75 (ex 10.000.350 lire) per i non autosufficienti totali e parziali e per i malati di Alzheimer di Euro 6.644,25 (ex 12.863.348 lire). 

Nel frattempo, tra l’altro, sono diminuiti gli ospiti, poiché molti hanno preferito trovare soluzioni meno onerose; si sono persi anche gli ospiti presenti nella Casa Albergo.

La beffa è che tutti questi aumenti non sono serviti nemmeno a coprire gli oneri finanziari, legati al pesante indebitamento e non hanno nemmeno portato ad un miglioramento nella qualità del servizio. 

Oggi gli ospiti sono impegnati a pagare rette annuali della portata di Euro 18.549,30  per Nat e Nap e di Euro 23.853,00  per gli  Alzheimer

Non crediamo siano cifre modeste, anzi ci domandiamo il perché di un simile spreco di risorse.

Non dimentichiamoci che oltre alle quote rette, la R.S.A. riceve  annualmente dalla Regione per i malati totalmente non-autosufficienti Euro 14.344,50 e per i malati di Alzheimer 18.980,00.

Se guardiamo le cifre nel loro complesso, l’Ente introita annualmente per i NAT ( ormai sono la totalità) Euro 32.893,80 annue (ex lire 63.691.278 ) e per gli Alzheimer Euro 42.833.00 annue (ex lire 82.936.253 ). 

Come è possibile  pensare che risorse così consistenti siano insufficienti a governare tale realtà? Perché nel tempo non si sono affrontati compiutamente i problemi che provocavano e provocano questo pesante indebitamento? 

Non abbiamo mai ottenuto risposte, abbiamo solo capito che tutti coloro che hanno gestito e le stesse Istituzioni (Regione, Comune, ASL) che dovevano controllare e vigilare, si sono spalleggiati a vicenda preferendo evitare le opportune indagini e verifiche per eliminare le gravi distorsioni esistenti: non a caso la famosa Commissione Consigliare di Bergamo appositamente costituita è stata subito sciolta, senza avere alcuna possibilità di operare. 

Anche solo esaminando le dichiarazioni fiscali, a partire dall’anno 2000 e sino all’anno 2003, rilasciate dall’Ente agli ospiti e loro familiari per la necessaria presentazione del mod. 730 annuale, si sarebbe potuto comprendere che nei bilanci qualcosa non quadrava. 

In effetti si nota una enorme spesa sanitaria negli anni dal 2000 al 2003 ed una spesa non sanitaria in percentuali modeste. In pratica ad ogni aumento di spesa sanitaria diminuiva il costo non sanitario e viceversa. Forse che ci sia correlazione tra i due costi? A noi pare improbabile! 

Non crediamo nel modo più assoluto che a più spesa sanitaria corrisponda meno spesa alberghiera o residenziale. 

Stranamente solo nell’anno 2004 il costo sanitario rispetto al non sanitario si riporta su percentuali più credibili. 

Ma nulla di sostanziale è cambiato in questi anni ed allora come mai prima del 2004 si sono verificati quegli sbilanci tra costi sanitari e non?

Come si è gestita la spesa sanitaria e quella non sanitaria, tenuto conto del fatto che con l’appalto dei servizi, affidato alla Sodexho, i costi residenziali ed alberghieri sono aumentati? 

Vale la pena , per meglio capire il ragionamento, visualizzare la tabella dei dati: 

Esempio per un Non Autosufficiente Totale (dati rilasciati dall’Ente) 

 Anno      Costo unitario giornaliero pro capite compreso contributo regionale  

2000       Euro  72,82 totali di cui 62,63 costi sanitari (86%)    e 10,19 costi non sanitari ( 14%) 

2001                74,37               65,69                 (88,33%) e  8,68                         (11,67%)

2002                74,37               70,51                 (94,81%) e  3,86                         ( 5,19%)

2003                83,31               70,92                 (85,13%) e 12,39                         (14,87%)

2004                85,50               64,87                 (75,87%) e 20,63                         (24,13%) 

Come si può notare, urgono alcune verifiche per capire come si possano giustificare dati così disomogenei e certamente poco realistici. 

I nuovi amministratori pubblici e privati hanno il dovere di guardare criticamente al passato e non ignorare gli errori commessi dai precedenti. Se ci sono delle responsabilità devono emergere.

Bisogna  fare scelte coerenti che finalmente evitino di penalizzare ulteriormente ospiti e familiari.

Si deve ridurre il peso delle rette a carico degli assistiti; il Comune di Bergamo deve ottemperare al suo impegno di rimborsare il 5% della retta, ossia la metà dell’aumento dell’anno 2005.

Siamo convinti che con una buona politica gestionale, unita ad una riqualificazione della struttura, ripristinando nuovamente l’attività della Casa Albergo, nel medio termine si ritorni a una situazione positiva.

Il buco di bilancio non è patrimonio degli assistiti; dovrebbe quindi ricadere sui responsabili della gestione e su chi avrebbe dovuto controllare.

Le Istituzioni locali, i partiti, gli amministratori delle Case di Ricovero, i sindacati e tutte le Associazioni che operano nel sociale devono aprire una vertenza con la Regione, sulla questione dei  costi sanitari che dovrebbero essere totalmente a carico del Servizio Sanitario. I malati cronici non autosufficienti ultra-sessantacinquenni, assistiti nelle RSA, non sono cittadini da discriminare.  

Si deve dialogare di più con tutti, compresi gli ospiti ed i familiari, che sono la prima risorsa dell’Ente.

Ci vuole più trasparenza nel gestire!

Da diversi anni siamo  considerati una controparte nella visione degli amministratori: siamo invece degni interlocutori!

Desideriamo il rispetto della Carta dei Servizi, prevista per legge, da anni ignorata dagli amministratori: nessun ospite ha mai ricevuto dall’Ente il documento contenente le regole che tale Carta dei Servizi prevede (diritti e doveri reciproci).

Sintomatico è il fatto che dall’inizio dell’anno 2003 sia stato ignorato il Comitato di Partecipazione Sociale, organismo previsto nella Carta dei Servizi ed  a tutt’oggi non più ripristinato.

La stessa Commissione di Controllo dell’Appalto, sin dall’inizio 2003, è stata sospesa a tempo indeterminato e questo la dice lunga circa le modalità di gestioni adottate. Inoltre è stata eliminata l’indagine annuale, prevista dalla Carta, sul gradimento dei servizi offerti agli utenti.

Siamo convinti che si possa migliorare nettamente il servizio pasti, lavanderia e pulizia, sicuramente peggiorato con  l’appalto dei servizi alla Sodexho.

Nei reparti serve rivedere l’organizzazione per una più efficace ed efficiente assistenza e serve avere un referente che si assuma la responsabilità della gestione di fronte a ospiti e parenti.

Chiediamo un incontro con il nuovo CdA della Fondazione, appena insediatosi.

Ci troviamo del resto in una realtà  paragonabile ad un ospedale, in cui vivono persone gravemente ammalate, con bisogni di assistenza adeguata e nel rispetto della loro dignità personale. 

Il presente documento viene inviato agli Ospiti e ai loro Parenti, ai dirigenti della Casa, alle Istituzioni, ai partiti, ai sindacati, alle associazioni di volontariato e ai quotidiani. 

Come sempre siamo pronti al confronto. 

Il Consiglio Direttivo del Comitato Ospiti e Parenti della Casa di Ricovero di via Gleno 

Carlo Barbera, Presidente; Maria Pia Trevisani Bruni, vicepresidente; Mariangela Airoldi, tesoriera; Silvana Zenoni, segretaria; Giorgio Ambrosini, consigliere; Mario Muollo, consigliere; Guglielmo Sibella, consigliere.    

BERGAMO, 4 giugno 2005

 

 

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pagina aggiornata 09/01/07