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MURI
BIANCHI DI TRIESTE
PSICHIATRIA
DEMOCRATICA. Ammesso e non concesso che si abbia certezza
di chi siano i folli,e diversi, gli altri dell’universo mondo, chi sono i
normali? In ricordo di Franco Basaglia. Di
IVAN DELLA MEA da “il manifesto” del 3 agosto 2005
Cantata a
Trieste. Circolo La Comune. Primavera 1974.
Arriviamo da Milano, siamo il Nuovo
Canzoniere Italiano c011
Paolo e Alberto Ciarchi e Ivan Della Mea: locandina.
Arriviamo: chitarre contro tutto o quasi tutto, di quando in quando qualche
«contro» ci scappa di mente e di gola. Si punta
sulla magia: massa + energia: forza gioann
l'idea non è morta ti o ga dito alla caramoglie
di ciriacosaldutto terrone immigrato a torino che si è impiccato perché
una merda di professoressa di francese ha
voluto bocciarlo nella sua materia?
ma io so che un giorno in Vietnam il
viale dei fiori d'ilang avrà nome
viale del piccolo AN forse e nell'attesa
sulla ringhera si fa la conta dei compagni persi ma si sa che chi è
compagno dice al compagno compagno ti
conosco e se poi non glielo dice?
forza gioann l'idea non è morta mica tanto forse un po' ma si fa finta di non accorgersene
e per fare finta e per crederci e per
essere creduti ci dai dentro come una belva
per dare del vivo che faccia vivere piccolo uomo tra piccoli uomini un
anno franco e poi mi volto indietro un mare
di bandiere lacerate da bimbi vecchi
rotti al vecchio gioco d'essere capi con il gregge addietro e sai che stai
parlando di sofri e di brandirai! e di toni negri e di capanna e di movimenti
nati liberi e sempre più fatti
partiti più partiti dei partiti con tanta parte e senza classe eppure la nave dei
folli eletta a ragione per segno diventa parola
poesia diventa creazione per rivoluzione per
l'attimo solo ma di fantasia okay gioann tutta pappa buona ma la fantasia
bisogna farla per dirla col berlinga della
Festa dell'Unità (Venezia 24 giugno 1973) «fare lavorare la
fantasia non è solo proprio dei bambini, ma
anche dei rivoluzionari. Non si può essere rivoluzionali senza immaginarsi quale dovrà essere
il mondo di domani»: bello quasi stupendo il potere con la fantasia piuttosto che la
fantasia al potere ma il potere con la fantasia è il più tragico degli ossimori: suona bene ma
fa male cara moglie e il piccolo uomo tale resta anche se io so che un giorno
che cosa? e vabbè
compagni avanti il gran partito quale? uno, magari sinistro la speranza l'è vizi e religiù:
forza gioann l'idea non è morta. Poi, si va di tradizione: cena e chiacchiera a
fare l'ora piccola e due o tre tipi con gli occhi buoni che ci dicono vi va di venire domattina
all'ospedale psichiatrico a fare qualcosa? ci va? forse sì e forse no il fatto è che si sa di doverlo
fare perché è giusto farlo e morta lì e a notte ospiti a risparmio in casa di non so chi compagno
noi, i cantori, a chiederci che cosa fare che cosa cantare e allora vien fuori la trialettica
paulanandaciarchiana che si fonda su tre opzioni: urendo, stupendo, asurdo (e che
nessuno corregga please) e si arriva così alla determinazione che andarci può essere asurdo
magari anche stupendo, si vedrà, ma non
può essere urendo perché è una cosa giusta. Asurdo
stupendo urendo
Andiamo e non è problema neanche un po' che cosa cantare che cosa suonare va
tutto bene
e quelle che abbiamo intorno sono facce vive e occhi belli e accesi e corpi che
si muovono e che si toccano
e che ti toccano e ti carezzano e braccia che
ti abbracciano e ti scopri il tramite
di un fuori che è la grande speranza
del loro dentro e puoi cantare vola colomba
e anche vola l'avvoltoio e voli anche tu
insieme a loro matti pazzi folli ed è ottima cosa che tu sia fornito di
sigarette e puoi ben darle tutte come è successo a me e poi chiedere
a uno di offrirtene una e così è come se tutta
la sofferenza smarrisse urla e silenzi e pene
e assenze e così anche la mia di sofferenza ed è come se con la dolcezza del
toccarsi prendesse sempre più
forza la grazia del sorriso e con quella l'inizio della conoscenza e
con questa la scoperta che volersi bene non è poi così difficile quando sei
disposto a dare tutto a chi tutto ti sta dando e si azzerano proprietà
e poteri per due ore due di vero comunismo di questo nostro comunismo compiutamente
vissuto... poi suona la campanella del refettorio e uccide l'incanto e i corpi
riprendono le mossure della pena e gli occhi la fissità della disperazione e dell'assenza e noi dobbiamo
uscire e usciamo portandoci appresso
un po' di quella morte e lì c'è Marco Cavallo
e un matto incazzato duro che vorrebbe distruggerlo perché sì perché
basta perché facciamone"un altro e io
sono d'accordo e lo dico e vedo che Franco Basaglia mi scruta
e scuote appena la testa sorridendo e mi
dirà poi a pranzo che i segni... e Marco Cavallo
segno è per qualcosa che va oltre Trieste e
oltre l'ospedale... i segni pensati e ragionati e
costruiti nel tempo con la partecipazione di tutti
medici e matti e Giuliano Scabia travalicano
il presente e diventano portatori di un messaggio
forte che parla di una psichiatria democratica
e di una lotta dura per l'abolizione dell'istituto manicomiale e io capisco, poco perché poco so ma sento la tensione vera
di chi sa che la rivoluzione abbisogna d’amore
poiché l'amore ha in sé il dna della rivoluzione
e penso anche che la nave dei folli apre
le sue vele e cerca il mare aperto soltanto
se sa trovare il vento dell'amore e della rivoluzione e soltanto se chi la
muove è asurdo o stupendo o asurdo e
stupendo assieme: gli urendi a terra, tutti, a fare i giochi dei piccoli e
dei grandi poteri. Debbo all'ospedale psichiatrico di Trieste e ai matti e a
quelle due ore di felicità
conosciuta e riconosciuta e a Marco Cavallo e a Franco Basaglia una speranza di comunismo.
Poi, tempo dopo, in una fiaba grande canterò: Trieste muri bianchi e cento pazzi duecento occhi di malinconia. e cento cuori che non hanno scienza duecento mani che non hanpotere però han tanto amore e conoscenza però han tanto amore e unità E conoscenza è anche un sorriso è anche una voglia, di giocare è anche una voglia di amare è anche una voglia di cantare avantipopolo alla riscossa bandiera
rossa s'innalzerà questa
bandiera che
nostra e rossa insieme
a noi chi
l'alzerà 10
maggio 2005. Ventisettesimo anniversario della
legge 180, nota come Legge Basaglia. Prendo dalle cronache. Da Roma, con un pullman
messo a disposizione dal comune, cito da
Liberazione: «Venti utenti della follia, psichiatri, psicologi, operatori, assistenti sociali, un'infermiera,
quattro familiari e tre giornalisti»,
partono destinazione Strasburgo, Parlamento europeo. Portano un messaggio preciso,
una petizione: Per un'Europa senza manicomi.
Si chiede l'estensione della Legge Basaglia - legge 180 approvata dal Parlamento italiano
il 12 maggio 1978 - a tutta l'Europa. La bandiera della nave
dei folli
Questa
«nave dei folli» truccata da pullman, varata
dal dipartimento di salute mentale di Roma e forte dell'equipaggio summenzionato...
che lo sappiano o meno i naviganti folli perché
tutti in quella nave sono democratici e folli... è proprio come la mia nave dei folli e ha un
grande pennone su cui garrisce «assurda e stupenda» quella «bandiera ch'è nostra e
rossa» e la tiene alta e la fa sventolare lungo le
strade d'Italia e di Francia ed è la bandiera stupenda che sta nelle coscienze e nella ragione
di tutti i naviganti. Ora,
quella bandiera significa Psichiatria democratica
e il dipartimento di salute mentale di Roma e il grande ritratto di Franco Basaglia
con Marco Cavallo che si portano appresso
per farne dono a Borrel, presidente del Parlamento europeo, che lo tiene dietro la sua
scrivania; ora Borrel sa che Marco Cavallo
era il ronzino per anni adibito al trasporto della biancheria sporca da reparto a reparto dell'ospedale
psichiatrico di Trieste fino alla lavanderia
e che poi fu soppiantato dai motorini e dunque il vecchio Marco Cavallo doveva
essere soppresso. Franco Basaglia ricevette una
petizione firmata da tutti, pazienti e personale, che chiedeva la grazia per Marco Cavallo
e Marco Cavallo visse e morì di morte naturale
accudito fino all'ultimo da un farmacista che aveva una stalla. Questa fu una vittoria
della follia che sa essere sacra e santa "contro
la «ragione» che spesso è soltanto pratica,
gestionale dentro la logica che chiede contenzione,
esclusione, morte per tutto quello che è altro in quanto non funzionale, non
pratico, non consumatore, non produttore
di profitto. Scrive
Luigi Attenasio, Direttore del dipartimento di salute mentale di Roma: «Per la coscienza
occidentale, la coscienza dell'europeo,
la questione dell'altro è stata per lungo tempo qualcosa di esotico. La prospettiva occidentalocentrica
naturalmente coincidente con
il cammino universale e progressivo dell'umanità, quando si è accorta della presenza dell'altro
lo ha fatto solo per includerlo o escluderlo
ma in buona sostanza l'altro, selvaggio,
e primitivo, è stato esclusivamente oggetto
di conquista e di colonizzazione» (La cura
degli altri - Seminari di etnopsichiatria, a
cura di Luigi Attenasio, Filippo Casadei, Salvatore
Inglese, Omelia Ugolini, Armando editore
pag. 432). Bon,
come dicono in Brianza, da tempo Marco
Cavallo ha fatto amicizia con il Drago dell'Ospedale psichiatrico giudiziario di Montelupo Fiorentino: buona cosa questa che porta vento fresco alle vele della nave dei folli. Giorni
fa, intrigato da queste vicende e in difficoltà
per come scriverne, ho chiesto a Luigi Attenasio: ammesso e non concesso che
si abbia contezza di chi siano i folli, i diversi, gli altri dell'universo
mondo, chi sono i normali?
Zero risposta. Scrive
Jorge Luis Borges, vado di memoria, che
il sogno è il tempo del reale. La nave dei folli è il mio sogno e dunque il suo tempo è il mio
reale: contro qualsisia normalità, mi è cara
questa follia. Cerco compagni. Franco Basaglia è il 4° da sinistra
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