Testo
presentato alla Commissione Lavoro del Senato nel corso dell’audizione
conoscitiva del 22-11
-05
- Proposte
per garantire il diritto al lavoro dei disabili
Premessa
La Legge 68/1999 è stata propagandata dai legislatori come la norma che
favorisce il collocamento mirato dei
disabili .
In realtà questa legge,
ha favorito l’assunzione solo di disabili giovani, con disabilità lievi, e
con preparazione professionale medio – alta. Tutti gli altri, cioè ultra
quarantenni, con disabilità superiori al 70% e in possesso solo di licenza
media, non trovano lavoro.
Essi sono la maggioranza degli iscritti al collocamento.
Riforma della Legge118/1971
Riteniamo che si debba rivedere l’art.13, in cui si prevede
l’obbligo di iscrizione al collocamento per i disabili che hanno
un’invalidità superiore al 74%. Chi non intende cercare un lavoro va ad
allungare le file di coloro che invece lo cercano attivamente. Questa situazione
comporta un impiego di tempo inutile sia da parte dei servizi di collocamento
sia per i selettori di personale.
Deve essere perciò abolito l’obbligo di iscrizione al collocamento.
Disabili psichici
E’ la categoria più discriminata in assoluto, perché sono stati
assunti in minima parte. E’ discriminatorio prevedere che siano assunti solo
con chiamata nominativa, perché da parte degli imprenditori i
pregiudizi sulla loro capacità lavorativa
pesa moltissimo.
Tutor aziendale
I tutor della formazione professionale che hanno il compito di seguire i
disabili durante il periodo di stage, fanno molto fatica
a convincere le imprese a ospitare stagisti, soprattutto se si tratta di
disabili psichici.
Non hanno una figura di riferimento all’interno dell’azienda che li
aiuti a capire com’è strutturata l’organizzazione del lavoro e dove è
possibile realizzare uno stage che sia realmente proficuo per lo stagista. I
tirocini dei disabili vengono
vissuti molto spesso come una perdita di tempo da parte degli uffici. Noi
crediamo che sia necessario istituire la figura del tutor aziendale che abbia la
funzione di accogliere e seguire gli stagisti disabili e di collaborare con gli
enti di formazione professionale per progettare percorsi formativi veramente
utili.
Le aziende che istituiscono questa figura devono essere premiate con una
fiscalizzazione totale, dei contributi previdenziali ed assistenziali per i
lavoratori che svolgono questo compito.
Assunzioni negli enti pubblici
Il caso del Comune di Milano che ha sempre evaso la legge del
collocamento obbligatorio e che solo nel 2002, a causa delle pressioni e delle
denunce pubbliche delle associazioni dei disabili, ha firmato una convenzione
con la Provincia di Milano per assumere 600 disabili nel giro di 10 anni è
emblematico di una situazione di evasione. Un ente pubblico che evade una legge
dello Stato ha una colpa in più rispetto a un qualsiasi privato. Chiediamo
perciò sanzioni più severe nei confronti degli enti pubblici che non
rispettano la legge 68/1999.
A proposito di enti pubblici, vogliamo sapere, ai sensi della Legge
LEGGE 7/8/90 N. 241 come ha applicato la Legge 68/1999 il Senato della
Repubblica e la Camera dei Deputati.
Sanzioni
La competenza relativa alle sanzioni per le aziende inadempienti
deve essere affidata alle Provincie e non agli Ispettorati del lavoro
dipendenti dal Ministero del Welfare. Perché
sono le Provincie che hanno tutti i
dati delle aziende e possono emettere sanzioni a ragion veduta.
Invece gli Ispettori del Lavoro devono impiegare tempo per istruire le
pratiche per ogni azienda segnalata dalle Provincie e in seguito emettere le
sanzioni. L’organico degli Ispettori del lavoro è insufficiente e di
conseguenza il numero di sanzioni
comminate è esiguo e riteniamo che non
corrisponde a quello delle
segnalazioni ricevute dalle Provincie.
Art.
14 dlgs 276/2003
Non siamo contrari all’applicazione di questo articolo se è
un’opportunità di lavoro per
soggetti con poche potenzialità lavorative, scarsa formazione professionale e
età lavorativa avanzata. E’
comunque importante una vigilanza e un monitoraggio continuo da parte dei
servizi per il collocamento mirato al fine di evitare
una forma di elusione della Legge 68/1999.
Siamo convinti che Il lavoro
permette di assicurare al soggetto interessato la sua dignità di persona, ma è
altresì un investimento per la collettività, perché egli si trasforma da
soggetto passivo a soggetto contribuente in grado di progettare il suo futuro.
Inoltre, non sono da trascurare le ricadute positive per
la famiglia, in particolare per la donna, che quasi sempre ha il carico
delle persone più deboli.
Infine, garantire l’assunzione di questi soggetti è anche la conclusione
positiva per valorizzare le risorse che sono state investite prima
nell’integrazione scolastica e poi nell’assolvimento dell’obbligo
formativo.
Gloria Stea
Delegata CUB per le politiche
sociali