Milano, 21 novembre 2005
Dall'occupazione migrante di Via Lecco 9
VIA
LECCO N. 9: LA NOSTRA UNICA CASA
Apprendiamo ora da un'agenzia stampa le dichiarazioni dell'assessore ai Servizi
Sociali del Comune di Milano in merito alle proposte fatte durante l'incontro
con la nostra delegazione, tenutosi questa mattina.
Prendiamo atto con dispiacere che la proposta emersa dall'incontro è
esattamente la stessa che abbiamo già sperimentato, ovvero sistemazione in
posti letto nei dormitori pubblici, con l'obbligo di andarcene alla fine
dell'emergenza freddo.
Insomma, lo scenario non cambia: questa proposta ci preclude la possibilità,
dopo essere stati costretti a fuggire da conflitti armati e dittature, di
iniziare a ricostruirci una vita degna con le nostre famiglie, che ancora vivono
nei nostri paesi
devastati dalla guerra.
Inoltre ricordiamo a tutti che questa proposta ci condanna a una vita precaria,
impedendoci di avere accesso ai più elementari diritti, come la casa, la sanità,
il lavoro e lo
studio. Il dovere di attendere pazientemente che si trovasse una soluzione
legale ai nostri bisogni di uomini, donne e bambini, lo abbiamo compiuto.
Intanto continuiamo ad aspettare che i nostri diritti vengano rispettati, perché
è dovere delle istituzioni pubbliche
garantirli. Eppure oggi la nostra voce è stata ascoltata dal Comune di Milano
solo perché ci siamo resi visibili con l'occupazione di questo stabile. Un atto
risoluto, a cui siamo stati costretti.
Abbiamo cercato di spiegare all'assessore che siamo una comunità organizzata,
stanca di vivere in condizioni disumane all'interno di aree dismesse e
degradate, e che cerchiamo una sistemazione dignitosa per tutti.
Rimarremo nello stabile di via Lecco n. 9 in attesa di una proposta alternativa
che risponda ai nostri bisogni reali.
Chiediamo alla società civile che continui a farci visita, a partire da domani
mattina alle sette per difendere quella che per adesso è la nostra unica casa.
Da Porta Venezia, sesto giorno di occupazione.
Dalle periferie del sud del mondo al cuore dell'impero
LE E GLI OCCUPANTI DI VIA LECCO N. 9
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Milano, notte tra il 17 e il 18 novembre 2005
Dall'occupazione migrante di Via Lecco 9
ORE 23.30 AGGIORNAMENTI IN CORSO
E' annunciato per la mattina di domani, venerdì 18 novembre, lo sgombero dello
stabile di Via Lecco 9.
Ci apprestiamo a passare la terza notte di occupazione organizzandoci in attesa
che questo avvenga.
Chiamiamo tutta la Milano solidale, indignata per il trattamento che ci hanno
riservato, a essere presente dalle sette del mattino davanti al portone di Via
Lecco 9.
Da questo momento Umberto Gay, ex consigliere regionale di Rifondazione
Comunista, diventa il nostro unico intermediario con la questura, che fino ad
oggi è stata l'unica istituzione con la quale abbiamo avuto contatti, nella
totale assenza sia del comune che della prefettura di Milano.
Vi aspettiamo tutte e tutti domani mattina
Seguiranno aggiornamenti.
Da Porta Venezia. Terza notte di occupazione
Dalle periferie del sud del mondo al cuore dell'impero
LE E GLI OCCUPANTI DI VIA LECCO 9
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Milano, 17 novembre 2005
Dall'occupazione migrante di Via Lecco 9
IL COMUNE DI MILANO ORDINA LO SGOMBERO
Nella giornata di ieri, 16 novembre 2005 alle ore 18.00, si è riunito il
consiglio comunale di Milano, in seduta straordinaria con un unico punto
all'ordine del giorno: l'occupazione di Via Lecco.
Con i voti della maggioranza di destra, della margherita e con l'astensione dei
DS, il consiglio ha votato una delibera che impegna la prefettura di Milano a
procedere, entro le ventiquattro ore, allo sgombero dello stabile, pena la
denuncia per omissione di atti d'ufficio.
Ancora una volta, una situazione umanitaria, per legge tutelata dallo stato,
viene considerata un problema di ordine pubblico.
Ancora una volta, noi, uomini, donne e bambini, che fuggiamo dalle guerre e
dalla fame nei nostri paesi, arrivati nei vostri territori riceviamo un permesso
di soggiorno per motivi umanitari; ma stranamente veniamo trasformati, dalle
istituzioni di questa città, in un problema di illegalità, nel momento in cui
rivendichiamo il diritto a una vita degna.
Il nostro reato è quello di aver osato chiedere, alle soglie dell'inverno, di
avere un tetto sotto il quale poterci sistemare, in alternativa alla situazione
degradante in cui ci siamo trovati ad abitare fino a tre giorni fa.
Siamo entrati in uno stabile abbandonato con 65 appartamenti vuoti da più di
dieci anni. Una situazione ancora difficile, ma sicuramente più dignitosa e
vivibile di quella di prima.
Negli ultimi sei mesi l'unica proposta fatta dalle istituzioni è quella di
farci passare da un'emergenza ad un'altra, offrendoci una sistemazione
provvisoria nei dormitori comunali già affollati, che ci costringono ad uscire
al mattino presto e a rientrare alla sera, senza darci l'opportunità di
ricominciare a vivere.
Ma nonostante l'abbandono delle istituzioni, sappiamo di non essere soli.
Abbiamo visto, in questi due giorni, anche la Milano solidale, quella che si
indigna e che reagisce di fronte a questa vergogna.
Ringraziamo tutte e tutti i singoli, associazioni, partiti che sostengono la
nostra lotta. Chiediamo loro di continuare insieme a noi questa battaglia dei
diritti negati.
Vi invitiamo a continuare a passare nella nostra nuova casa per conoscere i
prossimi sviluppi della situazione.
Da Porta Venezia. Secondo giorno di occupazione
Dalle periferie del sud del mondo al cuore dell'impero
LE E GLI OCCUPANTI DI VIA LECCO 9
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Milano 16
novembre 2005
MI
CONSENTA...UNA CASA PER TUTTI
Stanotte a Milano una comunità di circa 300 migranti composta per la maggior
parte da rifugiati politici eritrei, sudanesi, somali, insieme a compagni di
Action Milano, ha accolto l'invito del Presidente del Consiglio "Una casa
per tutti" liberando uno stabile degradato e abbandonato.
Siamo uomini e donne provenienti da una situazione di estremo degrado e
precarietà. Siamo abitanti della ex caserma di via Forlanini fino ad oggi
costretti a convivere con topi e scarafaggi in una situazione di emergenza
sanitaria, alcuni presentando focolai di tbc e scabbia.
Noi, uomini le donne che stanotte siamo entrati nel palazzo di via Lecco n°9,
abbandonato da 10 anni, siamo stati costretti a farlo perché nella nostra
condizione di rifugiati politici non abbiamo nessun accesso ai diritti
elementari.
Non possiamo iscriversi alle liste di assegnazione delle case popolari.
Non possiamo accedere al mercato del lavoro.
Non abbiamo diritto all'assistenza sanitaria.
Dobbiamo vivere con 500 euro al mese erogati dallo stato taliano come unica
forma di reddito.
Siamo disponibili a una proposta alternativa all'occupazione: le istituzioni di
questa città, che si prepara alla sbornia elettorale, sono attese
all'occupazione per iniziare le trattative.
Non accetteremo che la risposta alla nostra richiesta sia l'assegnazione di un
letto presso dormitori già sovraffollati: Il bisogno della casa è un diritto
inalienabile e non può essere barattato con nessuna soluzione provvisoria e
d'emergenza.
Le molteplici forme di ribellione dei e degli esclusi dai diritti oggi vanno
dalle banlieaux globali al cuore di Milano.
Da Porta Venezia . Prima notte di occupazione.
Dalle periferie del sud del mondo al cuore dell'impero.
LE E GLI OCCUPANTI DI VIA LECCO N° 9.