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Manifestazione
No Ponte La CUB partecipa alla
manifestazione che si terrà domenica
22 gennaio 2006 (raduno ore 10,00 a Piazza Cairoli, Messina) su iniziativa
della Rete Noponte. Già la precedente
manifestazione del 7 luglio 2005 ha visto una massiccia partecipazione e
l’impegno della Confederazione Unitaria di Base. Oggi, dopo lo sciopero
della Valle di Susa, indetto dalla CUB, contro
l’alta voracità del 16 novembre, la liberazione di Venaus del 8 dicembre, la
manifestazione No Tav di Torino del 17 dicembre e quella di Chambery del 7
gennaio 2006, si sta sviluppando in tutto il paese una mobilitazione contro
il degrado del territorio, per la difesa e il potenziamento del trasporto
pubblico, per una diversa destinazione della spesa pubblica e contro le
grandi opere che distruggono risorse e qualità della vita. Sta, insomma, nascendo
quello che possiamo definire come Movimento contro
tutte le nocività. Il movimento No Tav e
quello No Ponte operano insieme, dalla Val di Susa si sta organizzando un
aereo che porterà una delegazione e un treno che raccoglierà i
manifestanti lungo la strada. È necessario
organizzare la partecipazione alla manifestazione di Messina, per allargare il
movimento e per legare, alla necessaria difesa dell’ambiente, quella delle
condizioni di vita e di lavoro delle lavoratrici e dei lavoratori.
Messina 22 gennaio 2006 =:=:=:=:=:=:=:=:=:=:=:=:=:=:=:=:=:=:=:=:=:=:=:=:=:=:=:=:=:=:=:=:=:=:=:=:=:=:=:=: NO
AL PONTE La
manifestazione per lo Stretto di Messina, promossa per domenica 22 gennaio 2006
(raduno ore 10,00 a Piazza Cairoli, Messina) dalla Rete Noponte, si
ispira ad un modello di società basato su principi ecosostenibili e solidali e
intende difendere la ricchezza paesistica, ambientale e naturalistica del mare e
delle terre tra Calabria e Sicilia,in un luogo unico nella storia e nella
cultura del Mediterraneo che va difeso da interventi il cui impatto sarebbe
irreversibile. La Manifestazione per lo Stretto di Messina vuole riportare le
popolazioni al centro dei processi decisionali che riguardano i progetti che
hanno impatto sul loro territorio. In
questa zona ad levato rischio sismico e dai precari equilibri urbanistici e
territoriali, il Governo, nonostante evidenti carenze progettuali e la crescente
opposizione della popolazione, sta portando avanti la realizzazione di un ponte
che vorrebbe collegare le due sponde dello Stretto, ad unica campata della
lunghezza di 3.300 metri, con doppio impalcato stradale e ferroviario, per un
costo prudenziale stimato, oggi, a consuntivo in circa 6 miliardi di euro
(quando il costo reale dell'opera, per l'aumento dei prezzi dei materiali, delle
compensazioni ambientali e del calcolo sbagliato sulla durata dei cantieri,
almeno 12 invece di 6 anni, portano a stime che si aggirano tra i 7,5 e i 9
miliardi di euro). La
scelta governativa è stata imposta ai cittadini italiani e alle città di
Messina e Villa San Giovanni, sfruttando i meccanismi antidemocratici della
cosiddetta Legge Obiettivo (L. n. 443/2001), che prevede in tutta Italia la
realizzazione (senza alcuna seria analisi degli impatti ambientali e del calcolo
costi/benefici per la comunità) di oltre 250 interventi per una spesa
complessiva preventivata di 264 miliardi di euro ed elevatissimi costi
ambientali e sociali. Anche la TAV, che vede mobilitati migliaia di cittadini in Val di Susa, è figlia della stessa Legge Obiettivo, che vorrebbe imporre loro costi sociali ed ambientali ingenti, senza verifiche approfondite e senza la volontà della popolazione che dovrebbe subire per oltre 15 anni, lavori e danni anche sanitari incalcolabili. Nonostante
ben 3 indagini in corso della DIA di Roma per turbativa d'asta in merito alla
gara del general contractor già espletata; per falso in atto pubblico e
sottrazione di documenti sul parere reso dalla commissione speciale VIA del
Ministero dell'Ambiente; per infiltrazioni mafiose (che hanno già visto
l'arresto di personaggi.legati alla criminalità organizzata, pronti ad
investire ben 5 miliardi di euro per la realizzazione del ponte) e nonostante la
messa in mora del governo italiano da parte dell'Unione Europea per la
violazione di due direttive comunitarie, il Governo insiste nel continuare a
lanciare questa sfida avventata e distruttiva che noi raccogliamo con la
Manifestazione per lo Stretto promossa per domenica 22 gennaio 2006. Noi
riteniamo che questa sia una sfida sbagliata: -
per il progresso tecnologico. Non esiste ponte al mondo, stradale e
ferroviario, ad unica campata che superi i 1.900 metri. Allo stato attuale delle
conoscenze un ponte ad unica campata di 3.300 metri di lunghezza, come quello
voluto dal Governo, potrebbe essere costruito solo tra 100 anni. -
per i conti pubblici. Stime ufficiali prevedono che il traffico stradale
previsto nel 2032 sia di soli 18.500 autoveicoli al giorno, quando (se davvero
si volesse ripagare il ponte con i pedaggi) bisognerebbe garantirne perlomeno
100.000, con le conseguenze prevedibili per le aree urbane di Messina, Villa San
Giovanni e Reggio Calabria; il traffico ferroviario è modesto ma le FS dovranno
pagare una gabella annua, quando il ponte andrà in esercizio, di 138 milioni di
euro per contribuire a ripagarlo e per garantirne gli elevatissimi costi di
gestione. -
per l'economia del Sud. I 6 miliardi (che potrebbero diventare tra i 7,5 e i
9) a consuntivo e i 138 milioni l'anno, per oltre 40 anni, potrebbero essere
meglio impiegati per il potenziamento e l'ammodernamento delle reti stradali e
ferroviarie siciliane e calabresi, per la ristrutturazione degli scali portuali
e aeroportuali o da trasformare in aeroporti civili (come Comiso e Sigonella) e
per incentivare il trasporto via mare e aereo di merci e passeggeri. Mentre il
mondo intero promuove le autostrade del mare come mezzo più economico ed
ecologico per il trasporto delle merci, in Italia si vuole rendere carrabile il
braccio di mare che separa la Sicilia dal continente. -
per il lavoro nel Mezzogiorno. L'occupazione temporanea nei 7 anni di
cantiere, stimata dal Governo, è gonfiata del 100% e sarà richiesta manodopera
ad alta specializzazione che escluderà le maestranze locali mentre si nasconde
che, a regime, verranno tagliati centinaia di posti di lavoro tra gli addetti
del traghettamento. -
per l'ambiente- Con opere, cantieri, discariche e cave si devasta un habitat
unico nel Mediterraneo per la ricchezza della biodiversità e 11 tra siti di
interesse comunitario e zone di protezione speciale, tutelate dall'Europa; la
qualità della vita di decine di migliaia di cittadini che vivono sulle due
sponde, sarà compromessa definitivamente. -
per il territorio. Dicono che il ponte reggerà sismi anche elevati, ma solo
il 25 % delle case di Messina e Reggio Calabria sono in sicurezza antisismica.
In caso di terremoto, le due città si trasformerebbero in due cimiteri. La
Manifestazione per lo Stretto del 22 gennaio ha l’obiettivo di: 1)
non perfezionare alcun accordo con il General Contractor per evitare qualunque
danno ai conti pubblici, tanto più che ancora non si conoscono gli esiti delle
indagini in corso e delle procedure d'infrazione europee; 2)
impiegare i 6 miliardi di euro (che potrebbero diventare tra i 7,5 e i 9)
previsti a consuntivo per la realizzazione del ponte per adeguare e potenziare
invece le infrastrutture esistenti in Calabria e Sicilia; 3)
cancellare
l'aiuto di Stato di 138 milioni di euro, garantito attraverso RFI, alla Stretto
di Messina SpA; 4)
rivedere la posizione degli enti pubblici nei confronti della Stretto di Messina
S.p.a, l'obiettivo del progressivo superamento del suo attuale assetto, al fine
di una reale promozione delle infrastrutture realmente utili al Sud, sulla base
di un piano di investimenti, frutto di un ampio confronto tra le popolazioni e
gli enti locali. RETENOPONTE (comitato promotore di cui fa parte la CUB)
=:=:=:=:=:=:=:=:=:=:=:=:=:=:=:=:=:=:=:=:=:=:=:=:=:=:=:=:=:=:=:=:=:=:=:=:=:=:=: Comunicato stampa La CUB di Messina ancora in
piazza con la ReteNoponte in corteo contro la costruzione del ponte sullo
Stretto, che domenica 22 gennaio ha invaso le strade di Messina, ha segnalato
ancora una volta la vitalità del grande movimento contro le devastazioni
ambientali che sta interessando l’Italia intera. Da anni indichiamo con chiarezza le
ragioni della nostra opposizione alla costruzione della più grande delle
infrastrutture (gravissimi rischi ambientali, sperpero di denaro pubblico,
permeabilità alle infiltrazioni mafiose …) previste dal Governo Berlusconi ma
sostenute, in buona misura, anche dal centrosinistra. La novità del corteo del 22
gennaio è stata, però, l’unificazione della lotta contro il Ponte con la
lotta contro la TAV. Una delegazione di oltre 400 valsusini ha infatti raggiunto
le rive dello Stretto mentre una manifestazione era in corso in Val di Susa. Questo elemento di novità,
unito alla straordinaria partecipazione popolare (circa 30.000 presenze) ha
fatto del corteo di domenica un passaggio decisivo nella lotta contro le Grandi
Opere e la Legge Obbiettivo. L’esito della manifestazione
rappresenta un primo punto d’arrivo di un percorso che appena qualche anno fa
molti giudicavano velleitario; è senz’altro il risultato del paziente lavoro
di chi in questi anni ha saputo mettere in relazione sensibilità e punti di
vista anche molto distanti tra di loro. Si tratta adesso di continuare su
questa strada, premere su questo governo, o su quello che verrà, affinché il
ponte sullo Stretto scompaia dall’agenda politica, evitando conseguenti
ricadute negative occupazionali non soltanto nel settore marittimo. Si tratta di continuare a tenere
aperto il collegamento tra le lotte perchè attraverso la solidarietà reciproca
si ricava forza anche sui singoli territori. Messina 23 Gennaio 2006 |
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