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Condizione precaria:
soggettività e potenziali conflittualità
Situazione
odierna in Italia: descrizione statistica
In Italia nel 2002 l’Istat
ha censito 31 tipologie di contratto di lavoro atipico. Per lavoro atipico, l’Istat
ha adoperato tre criteri:
Si tratta di criteri che hanno a che fare sia con il lavoro dipendente che con il lavoro autonomo. Combinando tra loro questi criteri il rapporto sul mercato del lavoro 2002 dell’Istat ha definito 18 tipologie contrattuali come strettamente atipici e 13 parzialmente atipici. I primi danno origine a tre gruppi: a) i lavori dipendenti senza stabilità del rapporto di lavoro con diritti previdenziali interi, come ad esempio il lavoro interinale full time e part time con corresponsione o meno di indennità nei periodi di inattività, i contratti di solidarietà esterna, i contratti di formazioni full time e part time, il contratto a tempo indeterminato full time e part time; b) i lavori dipendenti con diritti previdenziali ridotti, come ad esempio gli stages full time e part time, i contratti di apprendistato e di inserimento full time e part time, i lavori socialmente utili, i lavori di pubblica utilità: c) lavori autonomi eterodiretti e parasubordinati, come i contratti di collaborazione coordinata e continuativa e occasionale. Vengono invece considerati dall’Istat parzialmente atipici altri tipi di lavoro dipendente considerati meno precari e più consolidati, tipo il lavoro a domicilio full e part time, il telelavoro full e part time, il part time a tempo indeterminato, il lavoro stagionale. I dati oggi disponibili per il territorio italiano mostrano una netta tendenza verso la precarizzazione del lavoro: dal 1996 al 2002 si stima che il numero dei lavoratori dipendente atipici sono passati da circa 1.580.000 a più di 2.650.000 con un incremento del 68% e una quota sul totale del lavoro dipendente che passa dal 10,2% del 1996 al 17,1%. Se a questi aggiungiamo i contratti di collaborazione coordinata e continuativi che hanno superato la soglia dei 2.400.000 al 31 dicembre 2002 (dati Inps), il totale del lavoro atipico supera i 5 milioni di persone di entrambi i generi, con un peso complessivo sulla forza lavoro complessiva del 22,5%. In altre parole, quasi un lavoratore su quattro è precario. Tale percentuale poi arriva al 50% se consideriamo i lavoratori con meno di 40 anni di età, ovvero la futura forza lavoro. Questo aumento ha visto un incremento del 55% del lavoro strettamente atipico e del 28% di quello parzialmente atipico. Interpretazione
qualitativa
Il lavoro precario non è
definibile in modo omogeneo, soprattutto dal punto di vista del contenuto della
prestazione lavorativa. Al riguardo possiamo individuare i seguenti parametri:
Sulla base di questi
parametri, proviamo a individuare tre tipologie qualitative del lavoro precario
a cui corrispondono te possibili soggetti: · lavoro di cura delle persone e delle cose, svolto essenzialmente dai migranti, ad alto contenuto relazionale ma essenzialmente manuale, spesso in condizione “solitaria”; · lavoro dipendente autonomo: lavoro senza autonomia decisionale, se non in modo molto limitato, a maggior contenuto manuale che cognitivo (chainworkers), si soliti in ambiti collettivi. ·
lavoro autonomo salariato, fondato sulla soggettività, a maggior
contenuto esperienzale e di sapere (brainworkers), spesso svolto “da solo” a
casa o in piccoli gruppo Le
contraddizioni della produzione flessibile
Per interpretare le contraddizioni interne al modo di produzione flessibile, possiamo individuare delle coppie antitetiche, ma compresenti, che è necessario tenere sotto controllo per evitare che implodano: · socializzazione della produzione ßà individualizzazione del rapporto del lavoro · cooperazione sociale ßà gerarchia · tempo di vita ßà tempo di lavoro ·
esodo, rivolta, sabotaggio dell’attività mentale ßà
assoggettamento, cooptazione, passività Bisogni
comuni del precariato
Proviamo a fare una lista di
quelli che sono i bisogni più diffusi tra i lavoratori precari: · Reddito, ovvero la stabilità di un reddito continuativo a fronte di una temporalità di lavoro non continuativa e , in secondo luogo, un livello di reddito che consenta la riproduzione delle vite singolari; · Alloggio/casa, ovvero il diritto ad un’abitazione per dare a tutti la possibilità di disporre di uno spazio per la realizzazione e l’organizzazione della propria vita; · Non discriminazione sul luogo di lavoro, ovvero il diritto ad essere trattato come tutti gli altri lavoratori, pur avendo un contratto diverso. · Mobilità, ovvero la fruizione agevolata dei mezzi di trasporto e le garanzie dei servizi per il movimento sul territorio e la libera circolazione dei corpi; · Formazione/sapere, ovvero l’accesso alla disponibilità di strumenti e di luoghi per la formazione, accesso all’istruzione, creazione di spazi per produzione di sapere collettivo libero; · Informazione, ovvero il libero accesso all’informazione e rimozione dei vincoli che lo limitano, quali “il diritto di proprietà intellettuale”; ·
Comunicazione, ovvero l’accesso ai canali e ai media attraverso i quali
avviene la comunicazione sociale e transita la cultura; Elementi
per la costruzione di una piattaforma del lavoro precario
La nostra piattaforma
prevede la trasformazione dei bisogni in diritti. Quindi chiediamo:
Le nostri controparti sono i
gestori della municipalità per quanto riguarda il diritto alla casa, alla
mobilità, alla formazione e al sapere. Sono le organizzazioni economiche per
quanto riguarda il diritto al reddito, alla dignità lavorativa,
all’informazione e alla comunicazione. Aprile 2004 |
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