Genova
Chiavari amianto : condannati dal tribunale due dirigenti fincantieri
dal “IL SECOLO XIX” mercoledì
13 ottobre 2004
Fincantieri, morì per l'amianto Condannati due dirigenti
di Riva - Otto mesi (ma pena sospesa) a due responsabili dello
stabilimento: non adottarono le misure di sicurezza.
Chiavari: E'
morto su un letto d'ospedale divorato da una brutta bestia che lo rodeva
da più di un anno, l'asbestosi. Aveva 57 anni,
trenta dei quali li aveva trascorsi lavorando nel possente stabilimento
Fincantieri di Riva Trigoso, tra le gru più alte d'Europa e gli scali dai quali
a luglio è scesa in mare la prima portaerei della storia della marina italiana.
Faceva il tubista, non sapeva, e nessuno glielo ha mai detto, che allora
Fincantieri faceva grande uso di amianto. Tanto che
gli ha causato il mesotelioma che l'ha portato alla tomba.
E' morto sette anni fa Giorgio Tacchini, amatissimo sposo di Delma Cadeo e padre
di Igor e Silvia. Ha lavorato sino all'ultimo, ha rifiutato la pensione perché
voleva far studiare i figli, ha combattuto sul letto d'ospedale ma era una
battaglia persa in partenza.
La giustizia in Italia è lenta, ma prima o poi arriva. Ieri è arrivata con la
condanna dei dirigenti che gestivano il grande cantiere, Pietro Orlando dal '72
al '76, e Mario De Negri dal '77 all'81.
Un terzo imputato, Lorenzo
Viacava, è stato assolto perché il fatto non sussiste: quando prese in mano le
redini dello stabilimento Giorgio Tacchini già stava lottando con la morte.
Un quarto, messo sotto
accusa, Raniero Fabbri, è deceduto.
Otto mesi di carcere (pena sospesa), pagamento delle spese legali, interdizione
dai ruoli direttivi in aziende pubbliche e private, risarcimento dei danni da
stabilirsi in sede civile: il giudice Antonella Bernocco ha pronunciato nel
pesante silenzio dell'aula di palazzo di giustizia la prima sentenza in Liguria
che inchioda alle proprie responsabilità chi conosceva il rischio al quale
erano sottoposti gli operai e non ha adottato le necessarie misure di sicurezza.
Dal '95 al 2001 sono 26 i morti per mesotelioma che lavoravano a Fincantieri.
Eppure erano quarant'anni che si sapeva del rischio di lavorare a contatto con
l'amianto e da venti era stato collegato all'insorgere del tumore pleurico.
«C'era amianto ovunque in quegli anni - ha sostenuto la difesa di Fincantieri -
Come è possibile sostenere che Tacchini abbia contratto il mesotelioma proprio
sul posto di lavoro?». Una tesi fragile che non ha retto contro l'arringa di
Angelo Paone, avvocato di parte civile. «Sono stati decisi controlli, ma i
controllori non sono mai intervenuti», ha spiegato Paone, portandoli sul banco
dei testimoni a raccontare l'orrenda verità. E così, di ventisei cadaveri per
nulla eccellenti, almeno uno ha avuto giustizia. Lenta ad arrivare, sì, ma
inesorabile quando finalmente arriva.
Ieri è stata la prima volta.
Giacomo Ferrera
L'AVVOCATO «Una sentenza
importante la prima in tutta la Liguria»
Chiavari: L'avvocato Angelo Paone, che sta curando gli interessi della famiglia
Tacchini e fa parte dello studio del legale sammargheritese Andrea Vernazza, non
ha dubbi: «Siamo di fronte a una sentenza importante -
ha spiegato - C'erano dei precedenti a Crema, Torino, Venezia (tutte condanne
confermate dalla Corte di Cassazione, ndr) ma nessuno in Liguria. Ci troviamo di
fronte all'assunto che il direttore di uno stabilimento è
responsabile dell'incolumità dei dipendenti così come lo è l'azienda.
Dall'86 in poi Fincantieri non ha più utilizzato amianto in maniera massiccia,
ma i 26 decessi dal '95 al 2001 la dicono lunga sul pericolo corso all'interno
dello stabilimento di Riva Trigoso». Due erano gli obiettivi dell'avvocato
Paone: associare l'insorgere del mesotelioma al posto di lavoro e far
riconoscere la responsabilità di chi era a capo dello stabilimento. Entrambi
gli obiettivi sono stati raggiunti. Importante sarà leggere le motivazioni
della sentenza in vista dell'inevitabile processo di appello.
«Un anno di calvario» La famiglia della vittima
ha accolto la sentenza con serenità: «È giusta, Giorgio non s'è mai
lamentato e non ha mai fatto ricorso alla mutua» La vedova: solo mio figlio
sapeva, ha sopportato un peso enorme a Lavagna «Penso sia una sentenza giusta,
ovviamente è quella in cui speravo.
Giorgio ha lavorato trent'anni nel cantiere a contatto con l'amianto ma non si
è mai lamentato, non ha mai fatto ricorso alla mutua, sì e no trenta giorni in
tutta la sua vita di lavoro. E' logico che il male se lo sia preso e portato
alla tomba, la dedizione tante volte non paga».
Nella sua abitazione di via Santa Giulia, a Lavagna, è serena Delma Cadeo,
vedova di Giorgio Tacchini, l'operaio tubista di Fincantieri morto per
mesotelioma sette anni fa. Serena ma determinata, giustizia è stata fatta anche
se le restituirà il danno economico ma non potrà certo restituirle il marito,
padre di Igor, che oggi ha trent'anni, e di Silvia che ne ha ventisette.
«Per Giorgio il lavoro era importante - aggiunge la donna - La sua è stata una
malattia complessa, un anno di calvario vissuto da mio figlio che era l'unico a
conoscenza del male che aveva aggredito il padre. A me non l'ha mai detto,
eravamo troppo uniti con Giorgio, temeva che gli avrei potuto far intuire la
tragedia che lo stava portando alla tomba».
Ma l'operaio tubista, pur dopo il ricovero in ospedale e l'invito a mettersi in
pensione, ha continuato a lavorare. "Non posso andare
in pensione - diceva - I miei figli devono studiare". «Quando è
morto Igor è entrato in una crisi profonda, una depressione che l'ha colpito in
maniera pesante anche perché a soli 23 anni aveva dovuto sopportare in silenzio
il dramma del padre senza dire nulla a nessuno neanche in famiglia - aggiunge
Delma Cadeo - Si è preso una responsabilità più grossa delle sue spalle, ma
sapeva che io e Giorgio eravamo una coppia troppo affiatata. Così, mentre
Giorgio iniziava a spegnersi, Igor iniziava il suo calvario personale. Che è
continuato anche dopo il tristissimo epilogo».
G. Fer.