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Resoconto
del Dibattito sul tema “REPRESSIONE
E LAVORO - Fermiamo l’attacco ai diritti e alle libertà delle lavoratrici e
dei lavoratori. Per essere rispettati nei luoghi di lavoro, per condizioni di
lavoro e di vita più umane” circolo
Arci Blob di Arcore – sabato 15-5-2004
GLI AUTOFERROTRANVIERI & GLI ALTRI LAVORATORI,
Testimonianze di lotta, di
repressione, di solidarietà e di lotta alla repressione Giovanni
Laudicina (operaio cassintegrato FLMUniti CUB AlfaRomeo - Arese): Porto l’esperienza di ex operaio Autobianchi di Desio (1978); dal 1980 la FIAT ha utilizzato ampiamente la Cassa Integrazione per smantellare le sue fabbriche, con impatti tragici: 139 suicidi tra gli operai dopo l’annuncio della Cassa Integrazione; per l’Autobianchi : produzione della Y10 chiusa non perché mancassero le commesse e la produzione andasse scemando, ma fu chiusa in piena produzione nel 1991; dalla chiusura del 1991 al 31 luglio 1992 ho partecipato all’attività del Comitato contro la chiusura; nel 1992 furono chiuse anche la Lancia di Chiasso e l’Innocenti di Lambrate. Il 10 gennaio 1994 sono entrato all’ AlfaRomeo di Arese, anche qui pesante è stato il ruolo FIAT: peggioramenti, chiusura, turni di notte per le donne, tutto con l’avallo dei sindacati confederali. Oggi sono in Cassa Integrazione. Sono iscritto alla FLMU-CUB; l’accordo firmato in Regione per la Mobilità sostenibile ed il Polo Logistico (firmato anche dalla CUB) è aria fritta: in realtà serve alla speculazione edilizia....ad Arese non ci saranno veicoli ecologici ma speculazione edilizia, tanto più che nelle vicinanze ci saranno la Fiera e l'autostrada. I padroni fanno profitti, avallati dai confederali e dal governo. I metalmeccanici italiani sono i meno pagati a livello europeo. Le 35 ore sono ormai morte. Dal 1980 ad oggi: 250.000 miliardi di lire dallo Stato alla Fiat per chiudere stabilimenti e portare fuori i lavoratori. Per aprire Melfi la FIAT ha ricevuto dal governo e dall’Europa ben 5.500 mld di lire. Dalla
solidarietà e dall’organizzazione speriamo nasca la lotta dei lavoratori. Luigi
Tremolada (autista e Rsu TPM - Monza): Dal
'97 con i C.F.L., contratti formazione lavoro, assumono ragazzi 800 euro mensili
con patente già conseguita che costa più di 2.000 euro, molti sono ragazzi del
Sud in cerca di lavoro a qualsiasi costo. Una
realtà di ricatti, di salari bassi a fronte di un costo della vita altissimo. E’
successo il 20 dicembre 2003 con la firma dell’ accordo da parte dei
confederali. Accordo
bidone per il 2002-3, dopo scioperi secondo le regole c’è stato lo sciopero
del 1° dicembre a Milano e dal 20 gennaio anche a Monza, cinque giorni di
lotta, perché noi lavoratori ci siamo detti :non possiamo lavorare più in
queste condizioni. Tutti
e 9 i componenti la RSU della TPM, abbiamo deciso di svincolarci dalle
CGIL-CISL-UIL e deciso di dirigere la lotta che veniva dalla spinta dei
lavoratori. Molti cittadini hanno telefonato, si sono fermati ai cancelli per
chiedere informazioni. Il primo sciopero nei trasporti monzesi risaliva agli
anni '70 quando la ditta era ancora privata (SAB).I motivi del nostro sciopero:
problemi di salario, condizioni di lavoro (turni, orari, traffico). Un'esperienza
positiva, importante della lotta è stata anche che: un centinaio di lavoratori
ai cancelli hanno potuto sviluppare discussione e conoscenza reciproca, abbiamo
discusso (coi turni di solito è difficile incontrarsi, conoscersi tutti o
scambiare più di qualche parola). C’è
stata la rottura con CGIL-CISL-UIL, i rappresentanti di CGIL-CISL-UIL ci hanno
deluso, abbiamo scelto la lotta anche se qualcuno spingeva per riprendere il
servizio. La lotta non era certo principalmente contro le confederazioni ma
contro il governo; personalmente confesso che speravo la lotta prendesse piede
anche nella scuola e nella sanità. In
Italia siamo un settore di 120.000 lavoratori, le proteste sono state sparse ma
abbiamo alzato la testa, abbiamo dato dimostrazione che devono rispettarci e la
gente si è accorta dell'utilità del mezzo pubblico. Il
sindaco di Milano, Alberini, ha dato un'informazione falsata ai cittadini,
parlando di stipendi da 1.500-1.800 euro, io guadagno appena 1.150 euro al mese.
Abbiamo
contrastato la legge 146/90, che regolamenta gli scioperi; segnatamente nel
nostro settore occorre: dare avviso 10 giorni prima - all'azienda, al prefetto e
alla commissione di garanzia - e
attendere la procedura di conciliazione; se fallisce questa dobbiamo comunque
garantire sei ore di lavoro al giorno. Inoltre, in periodi cruciali, non
possiamo scioperare, per esempio dal 17 dicembre al 7 gennaio, dieci giorni
intorno a Pasqua, da fine giugno - luglio a tutto agosto, e quando ci sono le
elezioni. Claudio
Signore (autista e Rsu Slai-Cobas ATM - Milano):
Grazie
per il sostegno, è importante per l'impossibilità dei lavoratori di
organizzarsi nelle piccole imprese. Come
viene portata avanti la repressione: il potere usa tutta una serie di strumenti
, il padrone si serve di una serie di leggi come quella contro il diritto di
sciopero L.146/90. Prima
ha compiuto un percorso di accordi con le confederazioni per l'autolimitazione
(“autoregolamentazione”) degli scioperi nei trasporti, partendo da una
presunta contrapposizione tra interessi tra cittadini-utenti e lavoratori , con
la balla della contrapposizione fra diritto di sciopero e diritto alla mobilità
dei cittadini: questo per relegare il potere
alle "organizzazioni più rappresentative" ovvero ai sindacati
istituzionali. Nel settore dei trasporti si è passati o si cerca di spingere
verso una militarizzazione dei lavoratori del settore. Vi sono punizioni, anche
per la divisa. C’è il tentativo di reprimere qualsiasi autonomia anche
singola del lavoratore. Nelle
categorie dove la legge146 non è presente, stanno inserendo i suoi articoli nei
contratti, per esempio per le imprese di pulizie negli aeroporti (ditemi che
c'entra il diritto alla mobilità), o si procede alla militarizzazione delle
categorie, come i vigili del fuoco: così diminuisce il diritto di sciopero e di
manifestazione. Infine
c'è la repressione: alla FIAT di Melfi ci sono migliaia di rapporti
disciplinari. Quello è un campo di lavoro, non una fabbrica. Non si contano i
licenziamenti di chi ha cercato di organizzarsi fuori dalle confederazioni. Per
l’ATM, va fatto un discorso tra il prima del 1° dicembre ed il dopo del 1°
dicembre. A
4.500 conducenti sono arrivati rapporti disciplinari e sanzioni: circa tre a
testa. Problemi sanzionatori ci sono anche in caso di incidente: oltre alla
multa del vigile e alla perdita di punti sulla patente, c'è la multa
dell'azienda. Sta
avvenendo la proletarizzazione dei lavoratori, anche di quelli che in passato
erano considerati privilegiati come tranvieri, ferrovieri, bancari. La
legge sullo sciopero prevede "procedure di raffreddamento", tempi di
convocazione: entro cinque giorni convocazione delle parti, se le trattative non
vanno a buon fine: altre procedure di raffreddamento in Prefettura, dal
ministro, al comune; solo dopo altre riunioni fallite, bisogna aspettare dieci
giorni prima di scioperare, però se non concomitante con altro sciopero. Ma
poi c'è la precettazione del Prefetto perché in Fiera c'è Modamilano. La
Commissione di garanzia fa il resoconto annuale al governo sugli scioperi nei
servizi; il suo presidente, Martone, basa il suo discorso sulla repressione: a
inizio anno diciamo noi quali sono i periodi per scioperare. Ci
siamo scannati sulle date tra autoferrotranvieri e tassisti (su chi l'aveva
proclamato per primo). Ultimamente
succede che i lavoratori , dopo anni di controllo del ceto politico, riescono a
Milano ad andare oltre lo sciopero dichiarato da CGIL-CISL-UIL. Arrivati
a un certo limite, i lavoratori si mettono in gioco, e i soggetti sindacali
appoggiano per strumentalizzare, come la FIOM a Melfi, oppure si oppongono e
"si vergognano" come
Pezzotta, ma i lavoratori sono andati a prendere i delegati CISL e li hanno
coinvolti. C'è
la polizia che viene usata contro i lavoratori, a Melfi come il 22 dicembre nel
nostro deposito, e in piazza, alla stessa maniera coi governi di destra e di
sinistra. A
Melfi e all'ATM qualcosa si è ottenuto, il 20 dicembre siamo stati imbrogliati,
e lo siamo stati ancora nell'accordo locale, ma qualcosa è successo. I
sindacati di base rischiano di essere spettatori perché non riescono ad
aggredire la realtà di fabbrica (Melfi); mai era successo che in ATM si andasse
contro le precettazioni. Anche se siamo osteggiati dalle burocrazie interne,
dobbiamo interpretare le condizioni dei lavoratori: autoferrotranvieri, Alitalia,piccole
e medie imprese soprattutto al Nord. Mario
Posadinu (FLTU CUB Lombardia, operaio Nord Servizi - appalti FS):
Come
lavoratori del settore pulizie degli appalti ferroviari,abbiamo iniziato la
lotta nel 2000. Dalla
pubblicità FS sappiamo che ci sarà una "gara d'appalto europea", in
realtà per dividersi gli appalti esistenti, che io chiamo mafia-camorra-n'drangheta,
con le 36 società che già ci sono. Vogliono
ridurre il costo del lavoro, ridurre i lavoratori, fare cooperative, assumere
interinali e part-time senza pagare contributi come dio comanda. Ogni
tre mesi viene bloccato l'appalto, e i lavoratori temporanei non riescono mai a
passare in una società. Dopo due anni c'è stata un'esplosione di lotta
totalmente autonoma, che scavalca tutti i sindacati confederali e di base,
occupando le stazioni (noi eravamo sul tetto della stazione Centrale). Nelle
trattative a Roma le 36 società devono stabilire quanti lavoratori accorpano
ciascuna; io con altri 1.400 dovevo passare dalla ditta Gorla alla ditta Mazzoni
con tutte le regole del contratto nazionale. Entro il 1° luglio bisognava
passare alle nuove società, in maggio - giugno discussioni in ogni società per
ogni regione e comune. Il 1° luglio scade l'appalto "europeo", se le
ditte non si presentano con le liste dei lavoratori e gli accordi fatti perdono
il contratto. A settembre c'è l'accordo confederale per la cassa integrazione
di 15.000 dipendenti (le società non sanno nemmeno quanti siamo) e ne eliminano
400: poi tra maggio e luglio avvisi di garanzia a 128 lavoratori perché hanno
bloccato le stazioni, sette come agitatori, gli altri dal Molise a Sardegna e
Sicilia per anzianità (cioè nati tra il'40 e il '50), inserendo al lavoro
giovani extracomunitari. Oltre
a questo, abbiamo avuto le precettazioni perché anche noi siamo soggetti alla
legge 146. Cassa
integrazione, mobilità, prepensionamenti, licenziamenti, avvisi di garanzia non
bastano: il subappalto passa al 15% e nascono le cooperative, che sono le stesse
36 società con gli stessi amministratori.
Dal
gennaio 2003 mancano indennità di turno, malattie ecc, per un totale di 166.000
euro di "errori" in busta paga. Abbiamo
vertenze in tribunale: sul lavaggio delle tute - a nostro carico - abbiamo
ottenuto un rimborso, come abbiamo riottenuto i turni, mentre siamo ancora in
attesa di decisioni sul part-time e sugli interinali. Il
contratto nazionale è scaduto il 31 dicembre 2003, abbiamo presentato la nuova
piattaforma e richiesto l'elezione delle nuove RSU¸le attuali esistono da molto
tempo e non sono elette ma designate dalle segreterie sindacali, includono capi
del personale, capisquadra ecc mai presenti nei parchi FS, però presentano
piattaforme per un aumento del 7%, noi chiediamo 400 euro: 200 in paga base e le
altre nelle varie voci. Di
fronte ai ritardi, ho dichiarato: se non fate le elezioni, faccio causa: il
giudice ci dà ragione, presentiamo la lista CUB e si presenta anche una
candidata CGIL: minacce ai lavoratori perché non votino, i lavoratori non sono
informati degli incontri con me, la candidata viene minacciata di essere espulsa
dalla CGIL, mi danno un ufficio in mezzo al bosco, un permesso sindacale alle
tre del pomeriggio ecc. il 10 maggio altra vertenza per la RSU della Mazzoni a
Milano, e il giudice ci ha dato ragione, perché vogliamo partecipare alla
contrattazione nazionale ma pur eletto non posso perché la CUB non è
firmataria. Ieri
un volantino di CGIL-CISL-UIL dichiara tre giorni di sciopero per il contratto
nazionale. Vertenza di "vacanza contrattuale": quattro euro per gli
assunti nel 2000, sei per gli anziani. Problema
grosso in FS l'alta velocità: costi altissimi (bisogna posare nuovi binari)
mentre le linee regionali, inter-regionali e intercity saranno vendute a
privati, con riduzioni del personale e nessuna manutenzione. A Firenze stanno
scavando gallerie lunghe parecchi chilometri: 8 morti, molti feriti di cui non
si parla, mentre promettono la salvaguardia ambientale, a Roma in tre ore e a
Napoli in cinque, e se c'è un incidente accusano il macchinista di essere
ubriaco. Guardate le società che si stanno occupando dell'alta velocità:
supermercati e grandi aziende preparano insediamenti nei pressi della
linea: FIAT, Coop, UNES, Standa; ci sono finanziamenti UE perché dobbiamo
finire entro il 2006, ci sono grossissimi interessi commerciali, di governo,
sindacali. Renato
Pomari (RSU IBM Vimercate):
La
repressione non è solo multe e sanzioni, è anche più sottile e tecnologica:
far assimilare al dipendente l'acquiescenza per la "qualità della
vita" (relax, dieta light, avvicinamento a casa, qualità dell'orario):
l'azienda, non il sindacato, pensa ai tuoi bisogni. Ti
dicono: abbiamo deciso di mandare a casa settanta lavoratori, trattiamo, da
ventiquattro mensilità di buonuscita in su, con un anno di cure mediche pagate,
nessuna pubblicità. Se il lavoratore rifiuta, mobbing (scrivania senza lavoro).
Dopo
vent'anni abbiamo fatto una vertenza integrativa aziendale per un miglioramento
salariale e normativo e il blocco della legge 30: il salario è calato di più
del 3%, c'è differenza abissale con gli stipendi dei manager. Osvaldo
Pesce (Comitato Milano-Brianza): Con
questa iniziativa, come con quella a Milano, vogliamo arrivare a un
coordinamento contro la repressione, aperto a chi si identifica in una certa
linea e in certi obiettivi: non solo operai e impiegati ma giornalisti e
intellettuali, per creare un minimo di solidarietà dove la lotta lo richiede. Le
iniziative di lotta si stanno ripetendo, qualcosa cambia, ma sono ancora
spontanee, mancano di continuità, non hanno sbocchi organizzativi e sono
soggette alla repressione(appalti FS, ATM, Melfi): deve avere visibilità la
fase successiva alla lotta. Perché
mancano di continuità: ci è stato portato via il diritto di sciopero, c’è
repressione: a Melfi gli operai sono stati picchiati e non succedeva da quindici
anni. In
queste lotte c’è un aspetto politico, la critica ha toccato tutti i settori
sindacali confindustriali e politici. I
lavoratori hanno compreso che né la compagine governativa, né l’opposizione
hanno proposte per risolvere la crisi e dare prospettive per il futuro. C’è
la consapevolezza che da soli non possiamo resistere, uniti si può resistere e
orientare le lotte verso uno sbocco: ad esempio si potrebbe modificare (se non
abrogare) la legge 146. Dobbiamo
passare per un coordinamento regionale, provinciale, di singole città. Non
si tratta più solo di lotte di dipendenti pubblici, ma anche di quelle dei
lavoratori del privato: Melfi e l’IBM. A Melfi c’è stata una resistenza
sorprendente, con diciannove giorni di sciopero. Oggi
in Italia l’84% delle imprese hanno meno di quindici dipendenti, l’IBM ne ha
1.500, ma con molti contratti diversi. Occorre
fissare tempi brevi, prima dell’estate, almeno per coordinare il sostegno a
chi è immediatamente colpito dalla repressione. Va sostenuta con forza la
fondazione in difesa del diritto di sciopero promossa dalla CUB e dall’OrSA. La situazione internazionale e nazionale diventerà sempre più pesante, anche quando l’avversario è debole non rinuncia e aumenterà la repressione. Il
petrolio è salito a 41,87 dollari, il prezzo più alto della storia, e questo
influirà sui costi dei trasporti, del riscaldamento, e peggiorerà le
condizioni di vita. C’è
una grossa crisi dell’economia
mondiale, di sovrapproduzione, per cui si prepara la guerra permanente. Si parla
solo di licenziamenti, di spostamenti all’estero delle fabbriche; diminuirà
il tenore di vita, si reprime l’aspirazione al futuro, c’è il problema
della difesa dell’individuo: libertà di sciopero, salvaguardia del livello di
vita. Ciò
che accade in Spagna, in India, avverrà in Europa: i popoli sono contro la
guerra. Dobbiamo
sostenere chi si è battuto e chi si batterà, fare proposte concrete e non
semplicemente discutere su quanto ci viene imposto; hanno colpito duramente,
colpiranno ancora più duramente e non durante la lotta ma dopo, quando si pensa
di aver ottenuto qualcosa, quindi bisogna uscire dalla mentalità del proprio
orticello e lavorare per l’unità. Resoconto a cura del Comitato Milano-Brianza |
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