Rinnovi dei
permessi negli uffici postali
Dal Senato modifiche alla Bossi-Fini. Per la gestione dei permessi il Viminale
potrà stipulare convenzioni con "soggetti non pubblici". Giro di vite
per i clandestini
ROMA - Rinnovo del permesso di soggiorno agli
sportelli delle Poste e pene più severe per chi non si allontana dall'Italia
dopo un' espulsione. Queste le novità principali introdotte dal Senato nel
decreto legge salva Bossi-Fini.
Il testo passerà adesso al vaglio della
Camera dei Deputati.
Secondo un emendamento
approvato stamattina (Art.
1 -bis-5), per alleggerire il lavoro di Questure e Commissariati il
ministero degli Interni potrà stipulare convenzioni con "soggetti non
pubblici o concessionari di pubblici servizi". Attraverso i loro sportelli,
questi soggetti raccoglieranno le domande di rinnovo, le inoltreranno alle
Questure e quindi rilasceranno i permessi ai cittadini stranieri.
Il testo che esce dal Senato è volutamente vago, ma è chiaro che Poste
Italiane è in pole position per aggiudicarsi il servizio. Lo stesso
sottosegretario agli Interni Alfredo Mantovano propone da tempo di far passare i
rinnovi per la rete degli uffici postali. Buone chances avrebbero anche le
banche, che già svolgono funzioni esattoriali, ma non è da escludere che
entrino in gioco anche le associazioni. Sfuma invece l'ipotesi, cara al ministro
dell'Interno Pisanu, di chiamare in causa i Comuni.
L'emendamento prevede anche che il decentramento avvenga "senza oneri
aggiuntivi per il bilancio dello Stato": con buona pace dei cittadini
stranieri, il servizio offerto dagli sportelli sarà quindi a pagamento. Un
business importante, specialmente se ad aggiudicarsi la convenzione del
ministero sarà un solo soggetto. Basti pensare che con la sanatoria di due anni
fa entrarono nelle casse di Poste Italiane 50 milioni di euro.
Pene più severe
Dopo aver affidato la convalida degli accompagnamenti alla frontiera ai giudici
di pace, la maggioranza ha voluto anche un giro di vite contro chi viene
pizzicato in Italia dopo un' espulsione.
Il testo approvato dai senatori prevede da 1 a 4 anni di reclusione se
l'espulsione è stata disposta per ingresso illegale su territorio nazionale o
per non aver richiesto il permesso alla Questura entro otto giorni
dall'ingresso. Si applica la pena dell'arresto da 6 a mesi a un anno se invece
l'espulsione è stata disposta perché il permesso era scaduto da più di 60
giorni e non era stato richiesto il rinnovo. In caso di un'ulteriore violazione
è prevista la reclusione da 1 a 5 anni.
A pene più severe corrispondono reati più gravi, che quindi potrebbero
giustificare il ricorso all'arresto obbligatorio, aggirando la bocciatura della
Corte Costituzionale.
Milano 21 ottobre 2004
CUB-Immigrazione