TNT: Licenziamento dei lavoratori interinali
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Tnt Logistics licenzia ingiustamente un lavoratore interinale che aveva diritto all’assunzione. Per evitare la sentenza sborsa migliaia di euro per convincerlo a rinunciare al posto di lavoro. 

LA TNT LICENZIA INGIUSTAMENTE UN INTERINALE E LO TRASFORMA IN PRECARIO 

Il lavoratore M.C. aveva prestato servizio presso il magazzino dei prodotti Carlo Erba Reagenti di Rodano gestito dalla Tnt Logistics. Dopo quattro contratti da interinale l’azienda avrebbe dovuto assumerlo e invece lo ha licenziato. Pedrini, CUB:”M.C. dopo il licenziamento in 12 mesi ha cambiato 5 posti di lavoro, con 10 diversi incarichi”.  

Una vicenda come questa è esemplare per capire il nuovo corso in tema di contratti di lavoro. Un giovane, M.C., che aveva prestato servizio presso il magazzino dei prodotti Carlo Erba Reagenti di Rodano gestito dalla Tnt Logistics dopo quattro contratti da interinale avrebbe dovuto per legge essere assunto e invece è stato licenziato.

I fatti

M.C. tra il 2003 e il 2004 si è visto rinnovare (con brevi interruzioni) per ben 4 volte il contratto da interinale ma quando, per legge, la Tnt Logistics avrebbe dovuto ‘stabilizzarlo’ con l’assunzione ha invece deciso di licenziarlo. 

Il lavoratore con l'assistenza dell'ufficio vertenze Cub ha proposto una causa legale per vedersi riconosciuta l'illegittimità del licenziamento e quindi la reintegrazione nel posto di lavoro (l’avvocato di M.C. è Giovanni Sertori). 

La Tnt Logistics ha dovuto sostituirlo perché nel magazzino il lavoro c'è. Dunque la legge è stata evasa perché non c'è congruità con le motivazioni per l'uso del lavoro interinale (oggi a somministrazione). E’ risultato infatti evidente che non c'era nessuna punta di lavoro di durata biennale. La necessità di una figura come la sua risulta perdurare nel tempo al punto da dover sostituire il licenziato con un altro lavoratore. 

Ricordiamo che il gruppo Tnt recentemente ha già dovuto fare i conti con la legge per questioni analoghe e il Tribunale di Pinerolo ha deciso la reintegrazione al proprio posto di lavoro di alcuni lavoratori nei magazzini Fiat. Possiamo quindi affermare che il gruppo cerca spesso di infischiarsene dell’articolo 18 dello statuto dei lavoratori e questa volta, colto ancora in flagrante, per evitare la sentenza ha deciso di sborsare un sacco di soldi al malcapitato per convincerlo a non esigere un suo diritto. E ci è riuscita. 

“La scelta del lavoratore M.C. è individuale e non va giudicata – afferma Angelo Pedrini della CUB - E’ evidente però che il coltello dalla parte del manico sta dalla parte del più forte. Infatti anche se la legge c'è e darebbe ragione al lavoratore questi decide altrimenti. Come mai?  

Rientrando il lavoratore potrebbe essere sottoposto ad angherie e possibili trasferimenti immotivati in altri magazzini (hanno proposto la sede di Giussano pur di non farlo rientrare a Rodano). E’ la stessa responsabile dell'azienda che ha fatto arrivare al lavoratore questo messaggio! Se a questo sommiamo che i tempi della giustizia sono lunghi, anche se  a Milano per i lavoratori va meglio che in altre città, possiamo capire la scelta del lavoratore.  

E’ utile però – continua Pedrini- far capire anche cosa è successo a M.C. dopo il licenziamento. In 12 mesi, come molti altri, ha fatto salire la media dei nuovi occupati per l'Istat e per il Governo Berlusconi, infatti ha cambiato 5 posti di lavoro (3 in cooperativa e 2 volte ancora interinale) ma con 10 incarichi di un mese. 

Per sua fortuna – spiega Pedrini - tra un posto e l'altro è rimasto disoccupato per pochi giorni. Ha lavorato con paghe orarie diverse: da 5 euro e 70 centesimi ma anche a 6,4 oppure alla paga aziendale dove ha lavorato da interinale. Se facciamo due conti realizziamo che il lavoratore ha perso mediamente una mensilità e quasi tutta la 13esima, le ferie e la 14esima che in Tnt aveva. In media ha perso 4 mensilità e non sono poche. Questo per sottolineare che la precarietà si paga sulla propria pelle con l’incertezza e con paghe più  basse e meno diritti

Anche questa esperienza ci dimostra che i diritti ci sono, che vanno pretesi anche individualmente ma la strada per cambiare – conclude Pedrini - è quella che, attraverso le lotte, rimette in discussione sul piano sociale e sindacale le leggi esistenti. La legge 30 è una legge voluta dal governo Berlusconi che allarga a dismisura la precarietà ma la strada gliela ha aperta il governo precedente con il pacchetto Treu.  

L’appuntamento più vicino e più importante per affermare la necessità del cambiamento è Euromayday, la manifestazione del primo maggio che organizziamo da 5 anni e che ha portato all’attenzione di tutti il problema della precarietà del lavoro che si trasforma in precarietà di vita”.

Milano 2 aprile 2005

 

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pagina aggiornata 09/01/07