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COMUNICATO STAMPA La
FlmUniti-CUB denuncia le politiche aziendali messe in atto da Telecom. L’abbattimento
dell’indebitamento finanziario sarà perseguito con ulteriori dismissioni,
cessioni di rami d’azienda e cessioni di partecipazioni, cioè con una
liquidazione del patrimonio. TELECOM:
L’INSOSTENIBILE SOSTENIBILITA’ DI BILANCIO I
lavoratori interessati dai tagli diventeranno precari e quelli che resteranno
Telecom vedranno crescere enormemente i carichi di lavoro e avranno rinnovi
contrattuali al ribasso. I clienti
subiranno sempre più un trattamento “schizofrenico”: perseguitati per
l’acquisto di nuovi servizi ma abbandonati in caso di problemi post-vendita.
Il 7 aprile presidio a partire dalle 9 del mattino. Per
Telecom le tappe di avvicinamento del debito (finanza) alla produzione
(telecomunicazioni fisse e mobili) sono finite: finalmente (sic!) è tutto nella
stessa società. Una situazione che lascia prevedere un ricorso, sempre più
intensivo, a tutte quelle operazioni/ strategie aziendali ciclicamente
utilizzate dal gruppo Telecom per la riduzione dell’indebitamento
(indebitamento periodicamente ri-alimentato nel solo interesse di chi lo
finanzia). Verrà
impressa una definitiva
accelerazione a quel processo di privatizzazione da tempo avviato e inteso
come alienazione di un patrimonio della collettività (sistema delle TLC) a
favore e nell’interesse di pochi privati. L’abbattimento
dell’indebitamento finanziario (circa 44
miliardi
di
euro)
sarà perseguito con ulteriori dismissioni,
cessioni di rami d’azienda e cessioni di partecipazioni, cioè con una
liquidazione del patrimonio
(calo delle immobilizzazioni nette). Alle dismissioni si accompagnerà un calo
del numero dei dipendenti del Gruppo e nel contempo un calo del costo di lavoro.
Gli investimenti industriali previsti per il 2005 si attesteranno intorno ai 5
miliardi di euro (nessun incremento rispetto al 2004). E’ prevedibile
un’ulteriore crescita dei ricavi delle vendite e prestazioni e del MOL. Per la
concomitante crescita di ricavi e diminuzione di dipendenti migliorerà (sic!)
l’indice di produttività dei lavoratori. Politiche aziendali così strutturate generano un bilancio sostenibile solo da (e per) chi finanzia il debito e gli azionisti. Un simile bilancio insostenibile sarà in realtà sostenuto solo e sempre da:
-i lavoratori che subiranno le nuove cessioni di ramo d’azienda e le
esternalizzazioni: avranno un bel futuro
da precari ricco solo di
incertezze per loro, le famiglie, i
figli.
-i lavoratori del Gruppo
Telecom che vedranno crescere il carico di lavoro con un incremento
finalizzato al “necessario” miglioramento degli indici di produttività.
Inoltre la riduzione del costo del lavoro, sarà ottenuta con rinnovi
contrattuali al ribasso, sia in termini economici sia sotto l’aspetto
normativo (diritti, garanzie,welfare), prolungando un trend negativo che dura da
tempo.
-l’indotto delle TLC
(produzione, installazione e servizi), che di fronte a un’ulteriore
stagnazione di investimenti industriali da parte del gruppo Telecom, dovrà
continuare a subire l’emorragia occupazionale in atto da anni.
-le infrastrutture TLC, patrimonio collettivo realizzato
prevalentemente prima della privatizzazione della Telecom e ormai al collasso,
che necessitano di adeguati interventi di ampliamento e innovazione, non più
rimandabili. Alle condizioni attuali la rete non è più in grado di sostenere
uno sfruttamento intensivo, finalizzato esclusivamente a massimizzare i
profitti. -i
clienti (soprattutto i residenziali) a cui viene offerta una inadeguata e
assolutamente in calo qualità del servizio. Si sentiranno sempre più
“dissociati”:cercati e “coccolati” come acquirenti di nuovi
prodotti/servizi, abbandonati e disperatamente alla ricerca di interlocutori in
caso di problemi post-vendita. -il Paese intero che dovrà continuare a farsi carico del costo sociale di mobilità, cassa integrazione, accompagnamento alla pensione, ecc., effetti collaterali del declino industriale e occupazionale che si nascondono dietro speculazioni finanziarie smisurate come quelle di Telecom Italia. Contro questo bilancio e contro tutte le politiche aziendali soggiogate a logiche di speculazione puramente finanziarie abbiamo organizzato un presidio
per il 7
APRILE 2005 quando i soci di TELECOM
ITALIA si riuniranno in assemblea.
Ore 9:00 - viale Toscana n. 3 - ROZZANO (MILANO) Chiediamo
che Telecom Italia riassuma il ruolo, storicamente rivestito, di propulsore
dello sviluppo del settore delle TELECOMUNICAZIONI. Nell’interesse
di tutto il Paese, perché il sistema delle TLC è infrastruttura fondamentale
alla costruzione del PIL e garanzia di libertà, pluralismo, democrazia in una
società civile. Lo chiediamo adesso, pensando preoccupati alla vicende Cirio e
Parmalat.
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