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COMUNICATO STAMPA
Un
comunicato diffuso da Trenitalia il 31 ottobre ‘04 denunciava: DA
GENNAIO A OTTOBRE 2004 BEN 12 TRENI HANNO INDEBITAMENTE SUPERATO SEGNALI A VIA
IMPEDITA E
continuava esortando i ferrovieri: “Non andiamo più
oltre!”. Walter
Montagnoli, coordinatore nazionale CUB: “Per noi è
fin troppo facile dimostrare che l’impennata dei casi di superamento indebito
ha origini ben precise. Il trasporto passeggeri non è più un servizio pubblico
ma un business”. La CUB, Confederazione
Unitaria di Base, ha deciso di ritornare ancora sul disastro di Crevalcore per
denunciare l’irresponsabilità calcolata di Trenitalia: il più grave disastro
ferroviario degli ultimi decenni era stato ampiamente annunciato. Ma non solo
dai ferrovieri e dai sindacati bensì da Trenitalia!!! Infatti il 31 ottobre
scorso la Divisione Trasporto Regionale di Trenitalia ha diffuso un
comunicato-volantino molto suggestivo con 12 segnali in rosso ben disegnati per
evidenziare che in 10 mesi si erano verificati 12 casi
di superamento indebito di segnali a via impedita. “Per noi è fin troppo semplice dimostrare che l’impennata dei casi di superamento indebito ha origini ben precise – afferma Walter Montagnoli coordinatore nazionale CUB – il contratto di lavoro in vigore, a partire dall’estate del 2003 ha portato un fortissimo aumento dei carichi di lavoro per il personale di macchina e viaggiante con riduzioni dei riposi, fino a 11 ore nel trasporto regionale, e aumento della giornata lavorativa, fino a 10 ore, e con l’estensione delle flessibilità contrattate nella fascia notturna. Quello che vogliamo sottolineare è che sta avvenendo un progressivo costante decadimento di un sistema che, in nome del profitto, taglia posti di lavoro in figure chiave della sicurezza. Parlo dell’eliminazione ad esempio del secondo agente di macchina. Probabilmente questo di Crevalcore sarà stato il 13° segnale superato “indebitamente”. Sottolineo le virgolette
di indebitamente perché la responsabilità non è dei singoli in turno ma di
una sistematica distruzione della sicurezza in nome del profitto. Il
cuore vero del problema sta nelle privatizzazioni fatte negli ultimi anni.
Il trasporto passeggeri non è più un servizio pubblico ma un business… e la
logica dei privati è anteporre il rapporto fra i costi e i ricavi alla
sicurezza”.
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