Sanità - Ecco perchè il modello lombardo va cambiato
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Sanità- ECCO PERCHE’ NOI DICIAMO CHE IL “MODELLO LOMBARDO” VA CAMBIATO

OGGI NOI DOBBIAMO CREARE LE BASI PER  COSTRUIRE UN SERVIZIO SANITARIO NUOVO CHE RIPRENDA I VALORI DI
 UNIVERSALITA’, EQUITA’, UGUAGLIANZA.

 

Consapevoli che le famigerate leggi 502/517 del 1992 (De Lorenzo) hanno introdotto le privatizzazioni,
e il modello liberista sfrenato, e che nella nostra regione ha partorito la L.R. 31/97 e di conseguenza il Piano Socio Sanitario Regionale 2002/2004 che hanno portato l’attuale devastazione Sociale.

Ma anche fermi e critici nel contrastare la tanto decantata D.L.229/99 conosciuta come decreto Bindi,
anche se migliorativa della L.502 essa ha nei suoi contenuti logiche liberiste, e di privatizzazione non accettabili, mascherando la Libera Professione Medica e non, come una realtà dovuta e indispensabile.

Ma ancora più critici ed intransigenti siamo soprattutto sulla L. 328 del 2000 conosciuta come legge Turco,
da noi contrastata al suo nascere, perché era ed è chiaro che nei suoi contenuti spazzi liberisti, che stanno devastando i Servizi Sociali, aprendo la strada alle Fondazioni o Asp per tutte le ex IPAB o case di riposo (R.s.a.) dando carta bianca ai “Mercenari della Salute” di devastare nel Sociale, scaricando sulle famiglie, e sui i più deboli i costi e i servizi.

 

NOI DOBBIAMO FAR NASCERE UNA SANITÀ CHE ANCORA NON C’È


PROPOSTE:

1.     ABOLIRE I TICKET
Strumento iniquo e non efficace per il controllo della domanda, i Ticket devono essere tutti eliminati. Le regioni devono avere finanziamenti certi e adeguati per la Sanità, evitando sprechi, ed inefficienze

2.    MENO CODE, ELIMINAZIONE DELLE LISTE DI ATTESA E DELLA LIBERA PROFESSIONE QUALE STRUMENTO DI GUADAGNO
Eliminazione di un mercato che fa pagare ai Cittadini e ai più deboli servizi socio sanitari con un potenziamento degli ambulatori aperti anche nei giorni festivi, introducendo posti nuovi per chi scegli di lavorare nel pubblico con contratti adeguati.

3.     DARE MAGGIOR SPAZIO ALLA PREVENZIONE
Se la Sanità Territoriale deve essere un punto di forza di un S.S.N. pubblico, allora è indispensabile intervenire sulle attuali deficienze, bisogna dare più risorse al distretto sociosanitario, perché oggi il territorio, è un
labirinto per i Cittadini, una babele per gli operatori, un pozzo di S.Patrizio per le istituzioni

4.     SALUTE E AMBIENTE
La futura politica sanitaria, in relazione all’ambiente deve porsi il principio del rischio zero nei confronti delle esposizioni a sostanze tossiche e cancerogene. Per assicurare ai Lavoratori e Cittadini una vita migliore, e qualsiasi insediamento d’impianti termici o industriali sarà proceduto tassativamente da una valutazione d’impatto ambientale

5.     FARMACI; UNA POLITICA APPROPRIATA SENZA SPRECHI E ONERI
Rivedere e predisporre una normativa, Nazionale, e regionale contro la logica Affaristica tra le ditte Farmaceutiche e i Medici, nella scelta dei farmaci nelle strutture Sanitarie, sia Pubbliche sia Private, oggi lasciata ad una vergognosa mercanzia,dove i soldi e ricchi “vantaggi” sopperiscono alla vera esigenza del farmaco.

 

Togliere le fasce per i farmaci per garantire farmaci gratis per reali bisogni a tutti i Cittadini,


A questo scopo bisogna:

  1. Aumentare la disponibilità di farmaci Generici, e soprattutto farli conoscere ai Cittadini
  2. Incentivare la distribuzione diretta,per immettere nei circuiti di cura farmaci acquistati con gli sconti fino al 50% previsti dalla legge, da parte di ASL, O.A. e farmacie Comunali.
  3. Intervenire sui prontuari farmaceutici ospedalieri.
  4. Coordinare con i medici di base protocolli sulla distribuzione dei farmaci, molte volte inadeguata.
  5. Assicurare che la quantità di farmaco per confezione sia rapportata sempre più adeguatamente alla durata della terapia.
  6. PIU’ SERVIZI SUL TERRITORIO, PIU’ POTERE AI COMUNI. Occorre monitorare il Territorio, che si integri nei Piani Zona,
    per arrivare a costruire e modellare una rete di Servizi adeguata per tutti i Cittadini, con il controllo delle ASL.
    La “Casa della Salute” è il mezzo organizzativo per la messa a disposizione dei Servizi a livello Distrettuale o sub-Distrettuale, per le cure primarie, per la specialistica di primo livello, e per le attività di prevenzione e consultoriali, oltre che ai servizi territoriali per la Psichiatria, le tossicodipendenze e l’handicap.Se la “Casa della Salute” costruita mattone per mattone, con quei contenuti scritti, ha anche la funzione di eliminare le disuguaglianze e promuovere relazioni umane all’interno del S.S.N.. E’ partendo da questi concetti e da questo livello che si realizza il ruolo partecipativo dei Cittadini, e delle forze sociali, e soprattutto ridando il ruolo vero di programmazione e di controllo degli Enti Locali, togliendo i poteri di revoca dei direttori Generali.
  7. PIU’ INTEGRAZIONE DEI SERVIZI: LE ASL DEVONO TORNARE A GESTIRE
    Ecco più che mai il valore della L.833/78 su come deve funzionare il servizio sanitario pubblico, e per integrare lo sviluppo dei servizi territoriali, bisogna superare la separazione fra Acquirente e Produttore Pubblico. Non solo la Prevenzione e i servizi Distrettuali e specialistici, ma anche TUTTI gli Ospedali dovranno tornare alla gestione diretta delle ASL.
  8. UNA RETE OSPEDALIERA QUALIFICATA E MODERNA
    La rete ospedaliera va ristrutturata, su una chiara differenziazione dei compiti, e sulla loro integrazione territoriale. Deve avere posti letto per acuti su criteri che riguardano i bisogni dei Cittadini e del territorio, e non solo sui costi e sul guadagno. E soprattutto potenziato quello sulla Riabilitazione e Lungodegenza, che abbia un continuo monitoraggi territoriale in armonia con i comuni. Va potenziato e rivisto la riorganizzazione ospedaliera nei territori Montani, e soprattutto va potenziato, finanziato e rivisto il servizio del 118.
    Senza ambiguità va difeso e rilanciato il ruolo degli IRCCS (Istituti di Ricerca e Cura a Carattere Scientifico) come patrimonio pubblico.
    Va creato un sistema a rete che sia in armonia con il territorio dove la struttura ospedaliera e i servizi extra-ospedalieri siano di continuo monitoraggio, e la “Casa della Salute” sia il mezzo per trasformare l’aziedalizzazione in una territorialità preventiva.
  9. INTEGRAZIONE SOCIO – SANITARIA
    La legge 833/78 la “Casa della Salute”binomio per far rinascere e progettare una sanità basata sulla prevenzione. A partire dal livello distrettuale, l’integrazione dei servizi deve assumere un rilievo strategico di progettare e pianificare nel campo socio-sanitario, soprattutto alle aree degli Anziani, dei Minori, dei Disabili, della Salute Mentale, delle Dipendenze e delle categorie svantaggiate, partendo dalla L.833/78 con innovazioni ed un piano gestito attraverso un’ampia partecipazione sociale e degli Enti Locali garantendo le risorse necessarie ai bisogni dei Cittadini. Ai Cittadini ricoverati in strutture residenziali va garantita l’applicazione del DL 130/00, senza far ricadere gli oneri sui parenti.  Vanno valorizzati i piani Zona, e tutti i servizi sociali devono essere gestiti dai Comuni.
  10. PIU’ SALUTE MENTALE, MENO OSPEDALE
    Occorre lanciare una campagna fra i Cittadini per riaffermare il valore della L.180 e ricostruire una sensibilità territoriale perché non si torni nel buio. Su questo argomento abbiamo inserito la nostra proposta.
  11. UN FONDO PER LA NON AUTOSUFFICIENZA
    Si propone la gestione a livello ASL di un fondo per rispondere ai bisogni dei malati non autosufficienti.


  12. CONTRATTI – RISORSE AGGIUNTIVE REGIONALI – VALORIZZAZIONE RISORSE UMANE NELLA SANITA’
    Negli ultimi 10 anni i Lavoratori della Sanità hanno perso 3 anni d’Applicazione Contrattuale, e gli Aumenti percepiti di media non hanno garantito l’adeguamento del costo della vita. “L’emergenza Infermieristica”è una scusante di tutti i Governi e di chi li sostiene.
    Contratti basati sulla divisione dei Lavoratori con inserimenti di pagelle di valutazione, progetti, ed incentivi proponendo buste paghe più alte ma allungando l’orario di lavoro e saltando riposi. Noi contrari da sempre alla Libera Professione per i Medici, riteniamo che allargarla agli Infermieri è solo un peggioramento di mercato ed ha una caduta di qualità della vita. Va rilanciato il medico di medicina generale in collaborazione con tutte le figure ospedaliere e territoriali, va sostenuto e riorganizzato il servizio di guardia medica in sintonia con i medici di base, va rivista anche la riorganizzazione di carriera.

 Noi proponiamo

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Contratti con aumenti Europei

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ECM gratuiti nei posti di lavoro

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Formazione per tutti

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Contratto unico per Medici, Comparto, e Dirigenza

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14° mensilità

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Ris. Agg. Regionali con una quota fissa per tutti per un unico progetto sanità di qualità

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Riapertura di scuole regionali per la figura dell’Infermiere Diplomato

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Va incentivato e finanziato la frequenza per i corsi universitari

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Vanno potenziati e rivalutati i servizi Tecnici ed Economati e Amministrativi

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No alle esternalizzazione dei servizi

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Assunzione di tutti i Precari nel servizio Sanitari

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13. OSSERVATORO REGIONALE E PROVINCIALE SULLA SANITA’
Vanno costruiti osservatori Provinciali e Regionali con le istituzioni e con tutte le forze sociali rappresentativi a livello regionale e territoriale



 

INVECE LA SITUAZIONE DI OGGI LA VEDIAMO IN QUESTA FOTOGRAFIA

Il “modello lombardo” ha introdotto la separazione totale degli erogatori dai gestori, con scorporo degli ospedali dalla ASL, concorrenza totale fra pubblico e privato,   introducendo un percorso dove è divenuto  prioritario l’aspetto economico e il relativo profitto (pareggio di bilancio) a scapito dell’efficacia delle cure.

La Regione Lombardia con l’emanazione della Legge Regionale Sanitaria, n°31 del 1997 ha dato una ulteriore spinta a tale progettointroducendo  logiche liberiste attraverso l’accreditamento delle strutture sanitarie, parificando il pubblico al privato. Il cittadino illudendosi di essere libero, quando sceglie la struttura sanitaria, inconsapevolmente   favorisce la lievitazione dei costi del S.S.N.

 La Regione Lombardia  per far fronte a tali costi ha  aumentato le Tasse Regionali e  i Ticket. Ricorrendo al Fondo Sanitario Regionale e Nazionale costituito da denaro pubblico, per ripagare il costo delle prestazioni private più onerose.

 L’applicazione del P.S.S.R. (2002-2004) e le varie delibere regionali, hanno permesso alla  Regione Lombardia di costruire un modello sanitario improntato sul libero mercato, decretando la fine delle ASL trasformandole in P.A.C. (Programmazione Acquisto Controllo) devastando tutti i servizi Socio Sanitari e Territoriali, e trasformando gli ospedali pubblici in Fondazioni.

Peggiorando e svendendo nella nostra Regione il servizio sanitario pubblico:     

-La riduzione delle liste d’attesa non è stata realizzata, anzi con questo Modello Lombardo si è ampliato a discapito dei cittadini e di ricaduta incentivando la libera professione

-I servizi sul territorio e la prevenzione sono stati generalizzati, i distretti in particolare, e i servizi di assistenza domiciliare hanno perso di qualità e non garantiscono una reale continuità terapeutica

In conseguenza poi della riforma di questa giunta i costi della sanità lombarda sono andati paurosamente lievitando:

da 15 mila a 26 mila miliardi di lire in 8 anni una crescita del 60%

ricordando che sono stati imposti vincoli pesantissimi per ridurre i disavanzi quali:

ticket sui farmaci e pronto soccorso e sulla diagnostica che è passata da 35 a 46 euro, aumento dell’addizionale IRPEF aumentata dello 0,5% dal 2002

- in  molti ospedali pubblici tagliano i servizi

dal 97 al gennaio 2005 è stato drasticamente ridotto il numero dei posti letto per acuti

n. 8000 a livello Regione Lombardia

n. 1000 nella sola città di Milano

dopo averne accreditati oltre 3000 nel privato e soprattutto senza aver previsto un bilanciato incremento dei letti per lungo degenza e riabilitazione sono stati chiusi 8 ospedali e 52 pronto interventi


I dati sono tratti dal “documento programmatico” allegato alla delibera n. 16721 del 12 marzo 2004 su
 “attivazione della prima fase annualità 2004 del piano pluriennale degli investimenti della sanità”


Dai dati riportati nella delibera risulta:

-L’offerta dei posti letto per acuti ha registrato una riduzione complessiva di 2227 posti letto a carico del pubblico, che si riduce di 2352 posti letto e passa da 74% (97) al 73% (2001) del totale

-Nella riabilitazione c’è stato invece un incremento di 1975 posti letto concentrato per i due terzi nel privato, che passa dal 59% al 60,9% del totale

-Risulta inoltre che la dotazione posti letto di riabilitazione è pari alla metà di quella fissata dal PSSR indice 0,6 per mille, a fronte di quello programmato del 1,2

Dal confronto fra i posti letto effettivi rilevati dal 1/1/97 ed i posti letto attivati al 1/1/2002 risulta che in cinque anni:

Vi è stata riduzione complessiva di 5333 posti letto pari al 10% del totale, che passa da 49.202 a 46.492

Nel pubblico vi è stata una riduzione di 6469 posti letto pari al 16,36% i posti letto pubblici passano quindi dal 76% al 71% dell’offerta totale

Il privato che ha visto un aumento di 1.10 posti letto pari al 9,3% passa dal 24% al 29% dell’offerta totale; in particolare le case di cura registrano all’1/1/2002 un aumento di 631 posti letto rispetto al ’97 pari al 7,7%

Da questo confronto emerge che in sei anni dal 1996 al 2002:

Vi è stata una riduzione complessiva di 3930 posti letto pari al 7,7% del totale, che passa da 50.422 a 46.492

Nel pubblico vi è stata una riduzione di 7173 posti letto, pari al 17,7% e posti letto pubblici passano quindi dal 79,6% al 71,3% dell’offerta totale

Il privato ha registrato un aumento di 3243 posti letto pari al 32,2% passando dal 20,4% al 28,6% dell’offerta totale

In particolare, le case di cura, che nel corso del solo ’97 hanno avuto un aumento di 2095 posti letto rispetto al ’96, registrano all’1/1/2002 un aumento complessivo di 2726 posti letto rispetto al ’96 pari al 44,9%

Da notare che nei due anni successivi (2002-2003) vi sono state ulteriori riduzioni di posti letto soprattutto nel pubblico.

Dal ’97 al 2002 vi è stato un notevole incremento dell’attività specialistica ambulatoriale, sia negli ambulatori ospedalieri, sia in quelli territoriali, con uno spostamento netto dell’attività a favore dei privati.

Nel complesso, le prestazioni specialistiche ambulatoriali extra ospedaliere sono aumentate del 43%, mentre quelle intra ospedaliere per esterni sono raddoppiate (+ 108%).

L’attività erogata dalle strutture private territoriali è raddoppiata, mentre quella intra ospedaliera per esterni è triplicata.

L’attività erogata dalle strutture pubbliche extra ospedaliere è diminuita del 23% mentre quella intra ospedaliera per esterni è aumentata del 91%.

Questi dati confermano a ricondurre all’interno delle strutture ospedaliere tutta l’attività specialistica, riducendo le attività poliambulatori territoriali pubblici, in gran parte chiusi  o ridimensionati.

In cinque anni le prestazioni specialistiche ambulatoriali totali (extra ed intra ospedaliere per esterni, pubbliche e private) sono quasi raddoppiate passando da 70.445.552 a 130.961.045, di questo aumento (pari all’86%) si sono avvantaggiate soprattutto le strutture private.

Il privato che erogava il 28% delle prestazioni nel ’97, nel corso del 2001, a seguito si un incremento del 138% ha erogato il 36% del totale.

Le strutture pubbliche, che erogavano nel ’97 il 72% delle prestazioni, sono scese al 64% nel 2001 avendo registrato un incremento del 68%.

Inoltre, se si confrontano i dati 2002 con il 2001 si rivela, a fronte di un incremento dell’8% delle prestazioni, mentre si registra un leggero decremento dell’attività nelle strutture ospedaliere e ambulatoriali pubbliche (-0,44%).

Le case di cura private aumentano in un solo anno l’attività del 20,3%. Anche nel caso dell’attività specialistica Ambulatoriale intra-ospedaliera per interni, a fronte di un incremento complessivo del 19% siregistrano un  aumento molto contenuto delle prestazioni nelle strutture pubbliche (+5%) ed un incremento significativo delle prestazioni nelle strutture ospedaliere private pari al 131% in sintonia con l’aumento dei ricoveri nelle stesse.

 

Guido Trifiletti

CUB LOMBARDIA

 

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pagina aggiornata 09/01/07