|
|
|
Riuscito il presidio dello schow-room della Marzotto a Milano Oggi centinaia
di lavoratori hanno presidiato lo show-room della Marzotto in Via Turati 16 a
Milano. LA DOPPIA REALTA’ DELLA MARZOTTO: MASSIMA FLESSIBILITA’ E LICENZIAMENTI PER I LAVORATORI, MASSIMO PROFITTO PER CHI COMANDA Daniele Faccin, RSU-CUB: “A fronte di una politica industriale e governativa che vede i lavoratori sempre più vittime sacrificali è ora di passare alla riscossa, uscire dalla subalternità per affermare il diritto al lavoro, al reddito , alla dignità. Noi siamo venuti qui a Milano perché vogliamo ritornare a essere tutti uniti a mettere in pratica mobilitazioni generali. Diciamo no ai licenziamenti, no alla precarietà. Vogliamo salario, diritti e dignita’ per tutti”. ECCO LA DURA REALTA’ DI CHI LAVORA…. Mentre chi comanda si divide imponenti dividendi i dipendenti perdono il lavoro “Migliaia di operai e di impiegati in mobilità o licenziati a Manerbio (stabilimento chiuso), a Praia mare, a Valdagno, (dove attualmente si usa la CIG) a Maglio, Schio, Piovene e la cessione del CED non sono bastati – spiega Daniele Faccin, delegato RSU-CUB a Valdagno- ora tocca ai lavoratori dello stabilimento di MORTARA la stessa sorte perché sta per essere chiuso. Eppure un mese fa sembrava fosse stata decisa una sorte diversa. Non possiamo più fidarci dei sindacati confederali. Il punto è questo: la Marzotto tessile sta riducendo i posti di lavoro in Italia; e lo fa con l’accetta in qualche stabilimento, chiudendolo e con i guanti di velluto in altri (come a Valdagno attraverso prepensionamenti e mobilità che sono sempre posti di lavoro persi per sempre). Tutto questo mentre all’estero, in Lituania, nella repubblica Ceca si sono aperti nuovi stabilimenti e aumentato il numero dei dipendenti.Questa nuova organizzazione ha ridotto gli stabilimenti situati in Italia da strategici a puri segmenti produttivi. Ecco perché non c’è più sviluppo né sicurezza per il futuro. Con questa realtà produttiva i lavoratori sono diventati una variabile, un segmento produttivo intercambiabile. Qualcuno ci dirà che questa è l’economia, ma non ci stiamo a pagare lo scotto degli alti profitti in cambio dei nostri licenziamenti. E siamo anche contro la politica concertativa dei sindacati confederali che ha portato a questo disastro. Gli stessi stipendi, spiega ancora Daniele Faccin - le stesse garanzie contrattuali sono diminuite a causa degli ultimi contratti di lavoro concertativi. A fronte di una politica industriale e governativa - conclude Faccin - che vede i lavoratori sempre piu’ vittime sacrificali è ora di passare alla riscossa, uscire dalla subalternità per affermare il diritto al lavoro, al reddito , alla dignità. Noi siamo venuti qui a Milano perché vogliamo ritornare a essere tutti uniti a mettere in pratica mobilitazioni generali. Diciamo no ai licenziamenti, no alla precarietà. Vogliamo salario, diritti e dignita’ per tutti”. LA RICCA REALTA’ DI CHI COMANDA: IL 2005 (come del resto gli anni precedenti
) per i dirigenti e gli azionisti della MARZOTTO è denso di
soddisfazione: trasferita la sede legale a Milano, raggiunto l’obbiettivo del
frazionamento societario: apprezzamento della borsa e aumento dell’utile
netto del gruppo. Milano 9 giugno 2005
|
|