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La CUB in Senato - RITIRARE il D.L. 522 Si è appena
conclusa l’audizione in Commissione lavoro in Senato sul decreto legislativo
n. 522. Ritirare il
Decreto legislativo 522 Duro l’intervento di Piergiorgio Tiboni, coordinatore nazionale CUB: “ Noi pensiamo che nell’ultimo decennio si sono affermate idee e proposte assurde sul sistema pensionistico pubblico. Già oggi la pensione pubblica di un numero crescente di lavoratori è largamente inadeguata e il sistema che sta andando a regime è sia economicamente che socialmente insostenibile. Nel 2020, quando inizieranno a ritirarsi coloro che avevano meno di 18 anni di contributi nel 1995, i lavoratori si troveranno con pensioni da fame e la situazione sarà sempre più insostenibile man mano che il nuovo sistema di calcolo agirà su tutta la vita contributiva ”. Tiboni: Noi pensiamo che nell’ultimo decennio si sono affermate idee e proposte assurde sul sistema pensionistico pubblico e si sono attuati tagli che non solo non sarebbero stati necessari, ma che contrastano con il mantenimento del livello di vita dei pensionati. Queste idee hanno portato non solo ad un crescente impoverimento dei pensionati, ma anche a un impoverimento che ci coinvolge tutti. Ogni taglio imposto ai pensionati non fa altro che ridurre il lavoro necessario. E’ infatti evidente che se il reddito degli stessi lavoratori dipende in parte dalla spesa degli anziani, con la cancellazione di questa spesa si cancella quel reddito e ciò vale ancor di più per i redditi futuri. Un fenomeno sul quale vale la pena riflettere per le implicazioni riguardanti il modello di società che produce e la sua sostenibilità sul piano delle caratteristiche che imprime allo sviluppo economico oltre che dei valori di civiltà ad esso intrinseco. E’ già sotto gli occhi di tutti coloro che
vogliono vedere la realtà delle cose e non mistificarla che la pensione
pubblica di un numero crescente di lavoratori è largamente inadeguata e che il
sistema che sta andando a regime è sia economicamente che socialmente
insostenibile: per questo la CUB rivendica un intervento immediato di
rilancio della previdenza pubblica per il suo carattere universalistico. La CUB non
solo è totalmente contraria al decreto legislativo 522 che chiede venga ritirato ma non ha mai condiviso tutti gli interventi
legislativi che in questi ultimi anni hanno fortemente stravolto la previdenza pubblica con il risultato di
costringere milioni di pensionati in essere e futuri a condizioni di vita sotto la soglia della povertà. Infatti gli interventi già messi in atto, da Amato a Prodi, senza ancora gli effetti del calcolo contributivo, hanno fortemente penalizzato i lavoratori: hanno consentito di risparmiare centinaia di miliardi sottraendoli a chi ne aveva diritto (addirittura superando di undici miliardi il preventivato), hanno spostato in avanti l’età della pensione, hanno ridotto le dinamiche delle pensioni in essere. Le pensioni future saranno inadeguate perché si è allungato il periodo di riferimento per il calcolo retributivo e successivamente con il passaggio al sistema contributivo la situazione peggiorerà in modo impressionante. Nel 2020, quando inizieranno a ritirarsi coloro che avevano meno di 18 anni di contributi nel 1995,i lavoratori si troveranno con pensioni da fame e la situazione sarà sempre più insostenibile man mano che il nuovo sistema di calcolo agirà su tutta la vita contributiva. Le pensioni future e quelle in essere sono e saranno sempre più basse anche perché rivalutate solo sulla base all’inflazione non reale ma di fonte Istat e non più legate alla dinamica dei salari. Sulla previdenza integrativa La previdenza integrativa per la Cub è iniqua, costosa e rischiosa e perciò ad essa non può essere assegnata la funzione di garantire il diritto per tutti ad una pensione dignitosa. - Iniqua perché la pensione integrativa è fuori dalla logica di un sistema universalistico della previdenza. Alcuni se la potranno permettere, altri, la stragrande maggioranza dei lavoratori dovranno accontentarsi solo di quella pubblica fortemente ridimensionata. - Costosa
per i lavoratori e la collettività perché con i fondi pensione cambia
radicalmente il rapporto tra contributi previdenziali attualmente a carico delle
imprese 73,0% e dei lavoratori 27,0%.
Con i fondi pensione il contributo a carico del
lavoratore sale intorno al 87% e si riduce al 13% la
parte a carico dell’impresa. - Rischiosa perché si trasferirà sui redditi da pensione l’instabilità dei sistemi finanziari mondiali con il riproporsi del rischio di fallimento in cui sono storicamente incorsi i fondi pensione di natura privata o semiprivata in occasione di crisi inflattive o crolli borsistici o di guerre. Essendo legata agli andamenti imprevedibili del mercato finanziario, la pensione integrativa sposta tutto il rischio sul lavoratore: solo lui ci rimette, mentre gestori dei fondi, banche ed assicurazioni non corrono nessun rischio ma guadagnano con la gestione delle risorse. Per imporre la riduzione dei trattamenti previdenziali pubblici si è “barato” sulla situazione dei costi della previdenza pubblica pur sapendo che:
La CUB
ritiene che è al sistema pensionistico pubblico che deve essere riassegnata la
funzione di assicurare a ciascun lavoratore il mantenimento dello stesso tenore di vita anche dopo il pensionamento
oltre che la funzione assistenziale volta ad assicurare Perciò rivendica il rilancio della previdenza pubblica, mediante
No allo scippo del tfr
L’ eventuale adesione a forme di previdenza integrativa deve avvenire con una formale decisione da parte del lavoratore. La Cub è favorevole alla possibilità che il lavoratore, su base volontaria, decida di assegnare all’Inps la gestione del tfr, ovviamente l’Inps deve assicurare al lavoratore gli attuali criteri di rivalutazione e di utilizzo del tfr. La tassazione del tfr deve essere uguale indipendentemente dal suo utilizzo. Con una aliquota del 12,50% la tassazione del tfr sarebbe equiparata ad altre forme di risparmio. La Cub
chiede il ritiro del decreto governativo di previdenza integrativa e
Milano 13-07-05 |
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