Conferenza stampa sullo SCIOPERO GENERALE del 21 ottobre
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COMUNICATO STAMPA 

CUB, SINCOBAS, SULT, CIB-UNICOBAS, USI E CNL

 VENERDI’ 21 OTTOBRE

SCIOPERO GENERALE  

Il sindacalismo di base chiama alla lotta su obiettivi di rottura con le politiche liberiste assumendo come centrale in questa fase la ridistribuzione del reddito a favore di lavoratori, pensionati e precari

- No allo scippo del tfr e sì al rilancio della previdenza pubblica;

- Aumenti salariali di 250 euro mensili, scala mobile per difendere salari e pensioni dall’aumento del costo della vita;

- Stop al lavoro precario, introduzione del reddito sociale e di una politica di sostegno al reddito.

VENERDI' 21 Cub, Cnl, Sult, Sincobas, Unicobas e Usi Ait scenderanno in piazza insieme a lavoratori, pensionati e precari con l’obiettivo ambizioso di incidere sulle politiche sociali ed economiche e ottenere risultati di carattere generale. 

“Non è uno sciopero rituale di protesta – ha spiegato oggi Piergiorgio Tiboni, coordinatore nazionale CUB, alla conferenza stampa  che si è tenuta a Milano - ma il momento culminante di una mobilitazione costruita dal basso che rivendica un vero e proprio programma di politica economica e sociale, totalmente alternativo alle politiche liberiste, che ha come parola d’ordine la ridistribuzione del reddito a favore dei ceti popolari. E’ dunque uno sciopero radicalmente diverso perché si vogliono ottenere risultati sul piano generale. Ed è il primo passo per un nuovo corso e non la conclusione di un percorso di lotta. I nostri obiettivi sono alternativi e di rottura rispetto alle politiche liberiste degli ultimi 15 anni.  

La nostra iniziativa punta alla redistribuzione del reddito – ha precisato Tiboni – Ad oggi sono 50 miliardi di euro sottratti ai lavoratori ed intascati dalle imprese. In 10 anni, dal 1993 al 2003 ben 4 punti del PiI sono stati sottratti al lavoro dipendente e trasformati in redditi d’impresa.

Ridistribuire il reddito a favore di lavoratori pensionati e precari è la priorità. Per il sindacalismo di base per rilanciare l’economia italiana è necessario dunque prendere una direzione completamente diversa, perché sono le politiche liberiste che hanno reso precaria l’esistenza di milioni di persone molte delle quali non solo non riescono ad arrivare alla quarta settimana ma neanche alla terza.

L’economia italiana è quella che sta soffrendo la crisi più di ogni altro Paese – ha spiegato ancora Tiboni - e la vita dei ceti popolari è diventata insostenibile. Il risultato delle politiche liberiste è davanti agli occhi di tutti: a fronte di 9 milioni di persone relativamente o assolutamente povere ci sono 702mila famiglie, su 22 milioni, che hanno un patrimonio finanziario che equivale al 60% del Pil (ricerca Aipb). 

Per rimettere in piedi l’economia non serve dare più soldi alle imprese come vuole anche questa finanziaria ma ridistribuire il reddito per rimettere in moto i consumi. Il tanto decantato “ruolo sociale” delle imprese, in questi anni, è stato infatti solo quello di pensare ad

intascare profitti più alti eppure, anche a sinistra e all’interno dei sindacati confederali, si pensa ancora che la ripresa passi dal sostegno alle imprese. 

Ora, mentre Cgil, Cisl e Uil fanno uno sciopericchio di 4 ore che propone emendamenti limitati alla finanziaria riproponendo una politica concertativa che ha spianato la strada alle politiche antisociali dei governi degli ultimi 15 anni che ha reso precario e sottopagato il lavoro, e fortemente ridimensionato la previdenza pubblica a favore dei fondi pensione la CUB e il sindacalismo di base hanno proclamato uno sciopero di 8 ore di tutte le categorie che ha obiettivi alti e di carattere generale perché la situazione è diventata insostenibile e piccoli accorgimenti non servono a risanare una situazione drammatica: il carovita ha falcidiato i redditi dei ceti popolari, il lavoro è sempre più precario e senza tutele, lo stato sociale è stato fortemente ridimensionato, si vogliono privatizzare pensioni, salute, scuola...

 Il sindacalismo di base, al contrario dello sciopericchio di Cgil Cisl e Uil, chiama alla lotta su obiettivi di rottura con le politiche liberiste assumendo come centrale in questa fase la ridistribuzione del reddito a favore di lavoratori, pensionati, precari.                                                                                                               

Noi proponiamo una via alternativa

-Contro lo scippo del tfr e per il rilancio della previdenza pubblica.

- Aumenti salariali di 250 euro mensili, scala mobile per difendere salari e pensioni dall’aumento del costo della vita;

-Stop al lavoro precario, introduzione del reddito sociale e di sostegno al reddito. 

Mentre i sindacati confederali hanno deciso uno sciopericchio di poche ore con limitate proposte di modifica alla finanziaria e sembrano più interessati a mettere le mani sul Tfr dei lavoratori, la CUB e il sindacalismo di base – ha precisato Tiboni- hanno proclamato lo sciopero generale per una profonda svolta economica e sociale e un radicale miglioramento delle condizioni salariali e di vita di lavoratori e pensionati”.  

TFR e PREVIDENZA PUBBLICA : “Ieri durante un’audizione – ha continuarto Tiboni - abbiamo ribadito alla Commissione della Camera che siamo per il ritiro del decreto attuativo. Siamo per il rilancio della previdenza pubblica che ha carattere di universalità mentre la previdenza privata riguarderà pochi lavoratori. Il TFR se rimane presso le aziende è garantito mentre il Tfr dato ai fondi pensione è un investimento a rischio. E siamo anche contrari alla clausola del silenzio assenso.

In tema di AUMENTI SALARIALI Tiboni ha anche aggiunto : “ L’aumento di 250 euro che chiediamo serve per recuperare il reddito che i lavoratori hanno perso. Ad esempio serve a riavvicinare i salari dei metalmeccanici italiani a quelli tedeschi che prendono ben 1.000 euro in più. E inoltre vogliamo l’introduzione di una scala mobile che garantisca il potere d’acquisto ai lavoratori.

STOP al LAVORO PRECARIO – Ricordando che in questi anni – ha sottolineato Tiboni abbiamo creato una manifestazione, la Mayday Parade del 1° maggio, che è cresciuta da 2,000 più di 100,000 partecipanti, il nostro obiettivo è accentuare le nostre lotte perché il lavoro precario venga trasformato gradualmente in lavoro fisso e garantito. Per chi non avrà reddito sufficiente – ha continuato Tiboni – ci battiamo perché si introduca da subito una forma di sostegno al reddito con un sostegno diretto, economico e altri indiretti perché vogliamo che si possa avere accesso  a servizi gratuiti o agevolati per gas luce, cultura….

Per la ridistribuzione del reddito stiamo aprendo vertenze regionali in Lombardia, Puglia Lazio come anticipazione di quello che vorremmo si facesse a livello nazionale. Alla vigilia delle elezioni presenteremo 9 punti e chiederemo ai candidati di esprimersi al riguardo. Riteniamo comunque che il Pacchetto Treu e la Legge 30 debbano essere sostituiti da 4 o 5 rapporti di lavoro (rispetto ai più di 40 esistenti). Il baricentro è che il lavoro deve essere a tempo indeterminato o tutelato. 

Voglio concludere dicendo che è stato colpito uno dei diritti fondamentali della democrazia: il diritto di sciopero: Lunardi è intervenuto sui trasporti azzoppando assurdamente il nostro sciopero. E’ un segno dei tempi, un segno grave. Uno di quelli che porta all’esasperazione. In piazza venerdì a Roma ci aspettiamo una grande partecipazione dalle 50.000 alle 100.00 persone. Ci saranno anche i migranti, i marittimi della Corsica e molti responsabili RSU della Cgil che dissentono dallo sciopericchio proclamato dal loro sindacato. Ci saranno gli studenti e anche un’associazione dei consumatori, l’ACU. Ci vediamo tutti in piazza Esedra alle 9,30”

Milano, 19 ottobre 2005

 

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pagina aggiornata 09/01/07