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80.000
PERSONE IN PIAZZA PIU’
DI UN MILIONE HANNO INCROCIATO LE BRACCIA Tiboni:
“E’ una grande vittoria del sindacalismo di base che lotta per rimettere i
soldi in tasca ai lavoratori e impedire lo scippo del Tfr”. LO
sciopero è riuscito perché vogliamo incidere sulle politiche sociali ed
economiche e ottenere risultati di carattere generale.
Questo non è
stato uno sciopero rituale di protesta – ha spiegato Piergiorgio Tiboni,
coordinatore nazionale CUB ma il momento culminante di una mobilitazione
costruita dal basso che rivendica un vero
e proprio programma di politica economica
e sociale, totalmente alternativo alle politiche liberiste, e
che ha come parola d’ordine la ridistribuzione del reddito a favore dei ceti
popolari. Ridistribuire
il reddito a favore di lavoratori pensionati e precari è la priorità ha
spiegato Tiboni - Per il sindacalismo di base per rilanciare
l’economia italiana è necessario dunque prendere una direzione completamente
diversa, perché
sono le politiche liberiste che hanno reso precaria l’esistenza di milioni di
persone molte delle quali non solo non riescono ad arrivare alla
quarta settimana ma neanche alla terza. Per rimettere in piedi l’economia non
serve dare più soldi alle imprese come vuole anche questa finanziaria ma
ridistribuire il reddito per rimettere in moto i consumi. Le politiche antisociali e le
pratiche concertative degli ultimi 15 anni - ha sottolineato ancora Tiboni -
hanno reso precario e sottopagato il lavoro, e fortemente ridimensionato
la previdenza pubblica a favore dei fondi pensione: la CUB e il sindacalismo di
base hanno proclamato uno sciopero di 8 ore di tutte le categorie che ha
obiettivi alti e di carattere generale perché la situazione è diventata insostenibile e piccoli
accorgimenti non servono a risanare una situazione drammatica: il
carovita ha falcidiato i redditi dei ceti popolari, il lavoro è sempre più
precario e senza tutele, lo stato sociale è stato fortemente ridimensionato, si
vogliono privatizzare pensioni, salute, scuola... NOi non vogliamo che si mettano le mani sul Tfr dei
lavoratori, ecco perché oggi molti ci hanno seguito,
non solo perché la CUB e il sindacalismo di base – ha precisato Tiboni -
hanno proclamato lo sciopero generale per una profonda svolta economica e
sociale e un radicale miglioramento delle condizioni salariali e di vita di
lavoratori e pensionati ma anche per evitare che questa sciagura del TFr si
compia. TFR e PREVIDENZA PUBBLICA : “Nei giorni
scorsi durante un’audizione – ha continuarto Tiboni - abbiamo ribadito alla
Commissione della Camera che siamo per il ritiro del decreto attuativo. Siamo
per il rilancio della previdenza pubblica che ha carattere di universalità
mentre la previdenza privata riguarderà pochi lavoratori. Il TFR se rimane presso le aziende è garantito mentre il Tfr dato ai fondi
pensione è un investimento a rischio. E siamo anche contrari alla clausola del
silenzio assenso. Poi Tiboni è tornato sul tema degli
aumenti salariali: “L’aumento di 250 euro che
chiediamo serve per recuperare il reddito che i lavoratori hanno perso. Ad
esempio serve a riavvicinare i salari dei metalmeccanici italiani a quelli
tedeschi che prendono ben 1.000 euro in più. E inoltre vogliamo
l’introduzione di una scala mobile che garantisca il potere d’acquisto ai
lavoratori e ai pensionati. Per quanto riguarda il LAVORO PRECARIO
Tiboni ha ricordato il successo
della grande manifestazione del primo maggio dei precari, la Mayday Parade, che
è cresciuta da 2.000 a più di 100.000 partecipanti in pochi anni. Il nostro
obiettivo – ha precisato Tiboni è accentuare le nostre lotte perché il
lavoro precario venga trasformato gradualmente in lavoro fisso e garantito. Per
chi non avrà reddito sufficiente ci battiamo perché si introduca da subito una
forma di sostegno al reddito con un sostegno diretto, economico e altri
indiretti perché vogliamo che si possa avere accesso
a servizi gratuiti o agevolati per gas luce, cultura…. Riteniamo– ha sottolineato - che il
Pacchetto Treu e la Legge 30 debbano essere sostituiti da 4 o 5 rapporti di
lavoro (rispetto ai più di 40 esistenti). Il
baricentro è che il lavoro deve essere a tempo indeterminato e tutelato. Migliaia e migliaia di persone tra cui anche i migranti, i marittimi della Corsica, gli studenti e molti RSU della Cgil che dissentono dallo sciopericchio proclamato dal loro sindacato hanno manifestato oggi per cambiare davvero rotta. E oltre un milione di lavoratori in tutti i settori si è astenuto dal lavoro. Milano,
21 ottobre 2005 |
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