Personale ATA - Una scheda
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ATA: UNA FORZA CHE NON SI CONOSCE 

Un dato tranquillamente sottovalutato è la consistenza numerica e la complessità dei compiti svolti, nella scuola, dal personale ATA.

Basta guardare la Tabella 1 (pubblicata dal MPI) per rendersi conto che gli ATA[1] sono una parte rilevante del personale della scuola. Se è vero che i numeri non dicono tutto, è necessario riconoscere che sono un punto di partenza per capire di cosa ragioniamo. 

Tabella 1

 

ITALIA

 

 

 

Personale    

995.167

ATA

255.995

 

 

Percentuale ATA sul personale

25,72 %

 

 

La figura professionale più numerosa della categoria, circa i due terzi, è quella dei collaboratori scolastici, i “bidelli” di una volta. Seguono gli assistenti amministrativi, circa un quinto, gli assistenti tecnici (intorno all’8%) e i DSGA (circa il 4%) che, in ogni modo, grazie alla collocazione all’VIII livello e all’assunzione di compiti di direzione del personale ATA tendono a porsi, con alcune eccezioni, come controparte nei confronti del restante personale. Nelle scuole lavorano anche, in misura limitata, responsabili amministrativi, cuochi, guardarobieri, infermieri e altre figure professionali con compiti specifici. 

Una figura professionale precarizzata e in fase d’invecchiamento 

Gli ATA sono precari per oltre il 30%, a fronte di un 15% (già troppi) di docenti precari. Anno dopo anno, attraverso il semplice sistema di non coprire il turn over, si è accresciuta la precarizzazione della categoria.

Inoltre, i precari si concentrano soprattutto fra i collaboratori scolastici e gli assistenti tecnici (più di un terzo), mentre sono un po’ meno numerosi (ma sempre troppi) fra gli assistenti amministrativi, dove i precari ammontano a quasi un quarto.

La maggior “sensibilità” nei confronti degli assistenti amministrativi da parte dell’amministrazione, sempre nella situazione di precarizzazione, si spiega facilmente con lo stato di crisi delle segreterie, a fronte di una crescita delle funzioni che l’autonomia scolastica ha attribuito loro.

L’altra faccia della precarizzazione è l’invecchiamento medio del personale Amministrativo, Tecnico e Ausiliario di ruolo.

L’età media del personale ATA di ruolo è, infatti, sopra i 50 anni, disegnando una situazione analoga a quella del personale docente.

Solo il 2% del personale ATA ha meno di 35 anni. Un terzo ha tra i 50 e i 56 anni.  La metà ha un’età compresa tra i 36 e i 49 anni e circa il 22% ha più di 57 anni.   

L’innalzamento dell’età media, anche solo rispetto a cinque anni fa, risulta abbastanza consistente. I giovani assunti sono solo il 2% e, di conseguenza, la maggior parte del personale ATA guarda già alla pensione.

Questa situazione rende necessario rafforzare la mobilitazione per pensioni pubbliche dignitose e contro le operazioni che il governo e i sindacati concertativi stanno conducendo per tagliare, oltre

alle retribuzioni, anche le pensioni, e per piazzare pensioni integrative pagate con contributi aggiuntivi da parte del personale e con la rinuncia a quote di TFR.

È interessante notare il fatto che le donne costituiscono oltre il 60% del personale ATA. Una situazione analoga a quella del personale docente. Alle donne, come di norma, sono lasciati i lavori meno retribuiti e soddisfacenti, ed è evidente che il lavoro nella scuola è percepito in questo modo. 

Una categoria impoverita 

Lo stipendio medio di un collaboratore scolastico, con un’anzianità tra i 9 e i 14 anni, si avvicina appena ai 1000 euro netti al mese. Un assistente amministrativo con la stessa anzianità percepisce uno stipendio netto di poco superiore, meno di 1.100 euro al mese. Al massimo della carriera, dopo 35 anni di servizio, il collaboratore scolastico può arrivare a guadagnare poco più di 1.100 euro netti al mese; l’assistente amministrativo poco più di 1.200 euro.

Contratto dopo contratto, gli ATA si sono impoveriti, sia in assoluto sia in proporzione al restante personale della scuola che, peraltro, non ha certo avuto aumenti retributivi adeguati.

Se teniamo poi conto del fatto che circa la metà degli ATA di ruolo è costituita dal personale transitato allo Stato dagli enti locali, emerge il fatto che le retribuzioni medie non riconoscono l’anzianità effettivamente maturata, con l’effetto di un ulteriore impoverimento.

Per di più, difficilmente la contrattazione d’istituto riconosce al personale ATA le briciole che, in modesta misura, sono riconosciute ai docenti come parziale compenso per l’aumento dei carichi di lavoro e la riduzione della paga base.

Possiamo, quindi, parlare di una vera e propria emergenza salariale. 

Che fare? 

Come abbiamo già detto, i dati numerici forniscono solo un’immagine semplificata della realtà. Servono però a dirci alcune cose precise:

gli ATA sono una categoria numerosa e svolgono compiti essenziali per il funzionamento della scuola pubblica;

i sindacati istituzionali hanno metodicamente accettato contratti penalizzanti per questo settore del personale, e hanno ridotto la propria attività, nel migliore dei casi, alla consulenza e, nel peggiore, al clientelismo;

è necessaria e possibile una campagna che ponga al centro la questione del salario e delle pensioni, dell’organico e della formazione in servizio;

è soprattutto necessaria un’organizzazione sindacale che sappia e voglia prendersi carico,  sia a livello generale sia a livello d’istituto, dei diritti degli ATA e della loro valorizzazione. 

Nei prossimi mesi dovremo lavorare in questa direzione rafforzando la CUB Scuola e la sua capacità di sviluppare vertenze efficaci anche in previsione del rinnovo del contratto. 

Milano, febbraio 2006 

                                                                        CUB-SCUOLA 

Milano - v.le Lombardia 20 - tel. 02.70631804 - www.cub.it - cubscuolamilano@cubnazionale.it

(1) Si calcolano fra gli ATA anche gli LSU e i dipendenti delle ditte di pulizia perché, in ogni modo, i posti che coprono sono in organico

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pagina aggiornata 09/01/07