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ATA: UNA FORZA CHE NON SI CONOSCE Un dato tranquillamente sottovalutato è la consistenza
numerica e la complessità dei compiti svolti, nella scuola, dal
personale ATA. Basta guardare la Tabella 1 (pubblicata dal MPI) per rendersi
conto che gli ATA[1]
sono una parte rilevante del personale della scuola. Se è vero che i numeri non
dicono tutto, è necessario riconoscere che sono un punto di partenza per capire
di cosa ragioniamo.
La figura professionale più numerosa della categoria, circa
i due terzi, è quella dei collaboratori scolastici, i “bidelli” di una
volta. Seguono gli assistenti amministrativi, circa un quinto, gli assistenti
tecnici (intorno all’8%) e i DSGA (circa il 4%) che, in ogni modo, grazie alla
collocazione all’VIII livello e all’assunzione di compiti di direzione del
personale ATA tendono a porsi, con alcune eccezioni, come controparte nei
confronti del restante personale. Nelle scuole lavorano anche, in misura
limitata, responsabili amministrativi, cuochi, guardarobieri, infermieri e altre
figure professionali con compiti specifici. Una figura professionale precarizzata e in fase
d’invecchiamento Gli ATA sono precari per oltre il 30%, a fronte di un 15% (già
troppi) di docenti precari. Anno dopo anno, attraverso il semplice sistema di
non coprire il turn over, si è accresciuta la precarizzazione della categoria. Inoltre, i precari si concentrano soprattutto fra i
collaboratori scolastici e gli assistenti tecnici (più di un terzo), mentre
sono un po’ meno numerosi (ma sempre troppi) fra gli assistenti
amministrativi, dove i precari ammontano a quasi un quarto. La maggior “sensibilità” nei confronti degli assistenti
amministrativi da parte dell’amministrazione, sempre nella situazione di
precarizzazione, si spiega facilmente con lo stato di crisi delle segreterie, a
fronte di una crescita delle funzioni che l’autonomia scolastica ha attribuito
loro. L’altra faccia della precarizzazione è l’invecchiamento
medio del personale Amministrativo, Tecnico e Ausiliario di ruolo. L’età media del personale ATA di ruolo è, infatti, sopra
i 50 anni, disegnando una situazione analoga a quella del personale docente. Solo il 2% del personale ATA ha meno di 35 anni. Un terzo ha
tra i 50 e i 56 anni. La metà ha
un’età compresa tra i 36 e i 49 anni e circa il 22% ha più di 57 anni. L’innalzamento dell’età media, anche solo rispetto a
cinque anni fa, risulta abbastanza consistente. I giovani assunti sono solo il
2% e, di conseguenza, la maggior parte del personale ATA guarda già alla
pensione. Questa situazione rende necessario rafforzare la
mobilitazione per pensioni pubbliche dignitose e contro le operazioni che il
governo e i sindacati concertativi stanno conducendo per tagliare, oltre alle retribuzioni, anche le pensioni, e per piazzare pensioni
integrative pagate con contributi aggiuntivi da parte del personale e con la
rinuncia a quote di TFR. È interessante notare il fatto che le donne costituiscono
oltre il 60% del personale ATA. Una situazione analoga a quella del personale
docente. Alle donne, come di norma, sono lasciati i lavori meno retribuiti e
soddisfacenti, ed è evidente che il lavoro nella scuola è percepito in questo
modo. Una categoria impoverita Lo stipendio medio di un collaboratore scolastico, con
un’anzianità tra i 9 e i 14 anni, si avvicina appena ai 1000 euro netti al
mese. Un assistente amministrativo con la stessa anzianità percepisce uno
stipendio netto di poco superiore, meno di 1.100 euro al mese. Al massimo della
carriera, dopo 35 anni di servizio, il collaboratore scolastico può arrivare a
guadagnare poco più di 1.100 euro netti al mese; l’assistente amministrativo
poco più di 1.200 euro. Contratto dopo contratto, gli ATA si sono impoveriti, sia in
assoluto sia in proporzione al restante personale della scuola che, peraltro,
non ha certo avuto aumenti retributivi adeguati. Se teniamo poi conto del fatto che circa la metà degli ATA
di ruolo è costituita dal personale transitato allo Stato dagli enti locali,
emerge il fatto che le retribuzioni medie non riconoscono l’anzianità
effettivamente maturata, con l’effetto di un ulteriore impoverimento. Per di più, difficilmente la contrattazione d’istituto
riconosce al personale ATA le briciole che, in modesta misura, sono riconosciute
ai docenti come parziale compenso per l’aumento dei carichi di lavoro e la
riduzione della paga base. Possiamo, quindi, parlare di una vera e propria emergenza
salariale. Che fare? Come abbiamo già detto, i dati numerici forniscono solo
un’immagine semplificata della realtà. Servono però a dirci alcune cose
precise: gli ATA sono una categoria numerosa e svolgono compiti
essenziali per il funzionamento della scuola pubblica; i sindacati istituzionali hanno metodicamente accettato
contratti penalizzanti per questo settore del personale, e hanno ridotto la
propria attività, nel migliore dei casi, alla consulenza e, nel peggiore, al
clientelismo; è necessaria e possibile una campagna che ponga al centro la
questione del salario e delle pensioni, dell’organico e della formazione in
servizio; è soprattutto necessaria un’organizzazione sindacale che
sappia e voglia prendersi carico, sia
a livello generale sia a livello d’istituto, dei diritti degli ATA e della
loro valorizzazione. Nei prossimi mesi dovremo lavorare in questa direzione
rafforzando la CUB Scuola e la sua capacità di sviluppare vertenze efficaci
anche in previsione del rinnovo del contratto. Milano, febbraio 2006
CUB-SCUOLA Milano - v.le Lombardia 20 - tel. 02.70631804 - www.cub.it - cubscuolamilano@cubnazionale.it(1) Si calcolano fra gli ATA anche gli LSU e i dipendenti delle ditte di pulizia perché, in ogni modo, i posti che coprono sono in organico PRENDI IL TESTO DEL VOLANTINO .zip
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