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Petrolchimico:
la sentenza del 15.12.2004 della corte d’appello di Venezia porta un
barlume di giustizia e un po’ di verità
sulle centinaia di operai ammalati e uccisi dal CVM/PVC presso il petrolchimico
e la Montefibre di Porto Marghera. Questa
sentenza pronunciata il 15 dicembre 2004 riforma parzialmente quella nefasta di
primo grado che aveva mandato assolti tutti gli imputati. Essa arriva ad oltre
10 anni dall’esposto-denuncia presentato alla Procura della Repubblica di
Venezia da Medicina Democratica, tramite il caro compagno Gabriele Bortolozzo,
responsabile della Sezione Veneziana dell’Associazione e operaio del
Petrolchimico di Porto Marghera, deceduto nel 1995, mentre era fermo ad un
semaforo, travolto da un autotreno. La
Confederazione Unitaria di Base – (C.U.B.) e il Sindacato Chimici A.LL.C.A.-C.U.B.,
in questi dieci anni, si sono concretamente impegnati assieme a Medicina
Democratica, all’interno ed all’esterno delle aule giudiziarie, per
affermare verità e giustizia, contribuendo così a ridare dignità e
visibilità alle vittime, gli operai (e loro famigliari) del Petrolchimico e
della Montefibre di Porto Marghera. Una
sentenza che porta un barlume di giustizia. Le vittime, ovvero le parti civili costituite, per affermare i propri diritti dovranno intentare cause civili in relazione ai reati prescritti e non prescritti. Circa le inaccettabili condizioni di lavoro (letteralmente mortali!) esistenti nel Polo chimico di Porto Marghera (Petrolchimico e Montefibre), al di là degli evidenti limiti insiti nella sentenza per le numerose prescrizioni dei reati e per le attenuanti generiche concesse, va sottolineato che essa fa emergere una significativa verità. Infatti,
nonostante l'intervenuta prescrizione, viene
sancita – anche a livello giudiziario - l'esistenza del nesso di causalità
fra l'esposizione lavorativa alle sostanze tossiche e cancerogene, in
primis CVM/PVC, e l'insorgenza nei lavoratori della malattia di Raynaud,
delle epatopatie, degli angiosarcomi del fegato, di altre neoplasie e di
infortuni/malattie professionali; inoltre, la stessa sentenza evidenzia l'omessa
collocazione degli impianti di aspirazione nonchè l'avvenuto
inquinamento delle acque della Laguna di Venezia per lo sversamento nella
stessa degli scarichi idrici inquinati derivanti dagli impianti/processi del
Petrolchimico, il tutto in violazione del DPR 962/1973 (Legge speciale per
Venezia). Concesse le attenuanti generiche, gli imputati Bartalini, Calvi, Grandi, Gatti, D'Arminio Monforte, sono stati condannati alla pena d ianni uno e mesi sei di reclusione ciascuno, nonché al pagamento in solido delle spese processuali dei due gradi di giudizio. Scorrendo, uno per uno, i nomi delle centinaia di operai, uomini in carne ed ossa, uccisi dal CVM al Petrolchimico ed alla Montefibre di Porto Marghera, non si può certo dire che sia stata fatta giustizia. Non
va comunque taciuto che questa sentenza cancella l'ignominia della sentenza di
primo grado che aveva mandati assolti tutti gli imputati – i
boiardi della chimica italiana
– con l'aberrante affermazione: "il fatto non sussiste". Non va neppure taciuto che quanto si è riusciti a far emergere in tema di nesso di causalità fra esposizioni lavorative negli impianti della filiera produttiva del Cloro/1,2 - DCE/CVM/PVC del Polo chimico di Porto Marghera e le patologie neoplastiche e non neoplastiche causate ai lavoratori addetti (ferme le peculiarità delle diverse realtà produttive), potrebbe avere riflessi positivi nei processi penali aperti relativi alle malattie e morti operaie nonché all'inquinamento ambientale, causati da altri impianti Petrolchimici come, per esempio, quelli di Brindisi, Manfredonia, Ravenna, Ferrara, Mantova, Priolo, Porto Torres ed altri. Al
di là dei suoi limiti, questa sentenza d’appello riveste
una notevole importanza sotto il triplice profilo socio-culturale,
politico-sindacale e giuridico. Essa costituisce per le lavoratrici e i
lavoratori (e non solo per essi) un contributo tangibile per il rilancio della
mobilitazione e della lotta per l’abolizione delle produzioni di morte (nel
nostro caso il CVM/PVC e più in generale le sostanze cancerogene) e per
affermare i diritti inalienabili alla salute, alla
sicurezza, all’ambiente salubre, nonché per il rigoroso rispetto
dei diritti umani, in una parola per affermare la
democrazia nella sua più estesa accezione. La
Confederazione Unitaria di Base – C.U.B. e il Sindacato chimici A.LL.C.A. –
C.U.B. attraverso la partecipazione a questa storica esperienza hanno maturato e
accumulato un notevole patrimonio di conoscenze che verrà
messo a frutto nelle future iniziative sindacali per la tutela e la promozione
della salute e dell’ambiente salubre nei luoghi di lavoro e in ogni dove della
società. Da
ultimo, ma non per importanza, ringraziamo
pubblicamente il Pubblico Ministero, Dr. Felice
Casson, per l'impegno civile profuso e per l’inestimabile lavoro
giudiziario condotto ininterrottamente per oltre dieci anni. Analogo
ringraziamento va all'Avv. Luigi Scatturin – (e
agli altri nostri Difensori e Consulenti Tecnici) – che in modo disinteressato
ha coordinato il Collegio di Difesa di Medicina
Democratica, dei Sindacati A.L.L.C.A. e C.U.B.
e delle altre Parti Civili associate, partecipando fattivamente a tutte le
udienze del processo di primo e secondo grado con qualificati contributi
professionali. Alla
pubblicazione delle motivazioni della sentenza, la C.U.B. e l’A.LL.C.A. –
C.U.B. si impegnano a promuovere un convegno a Milano
per fare il consuntivo di questa storica esperienza umana, civile, culturale e
giuridica, e per trarre dalla stessa utili indicazioni per le future lotte
sindacali. Milano, 20 Dicembre 2004 C.U.B./
A.LL.C.A. – C.U.B. File ZIP : TESTO DELLA SENTENZA DI APPELLO
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